Caso Basile. Ingroia, "Il consulente informatico di Ksm non ha minacciato nessuno" | ilSicilia.it :ilSicilia.it

"Non si è mai spacciato per consulente dei Pm"

Caso Basile. Ingroia, “Il consulente informatico di Ksm non ha minacciato nessuno”

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19 Dicembre 2016

Nessuna minaccia da parte del consulente informatico della Ksm Gaetano Zappulla. Lo sostiene Antonio Ingroia, che insieme a Nino Caleca e Francesca Russo difende l’ex presidente di Ksm Rosario Basile. Per Ingroia, rispetto “all’informazione di garanzia nei confronti del consulente informatico Gaetano Zappulla, si deve precisare che dal diretto ascolto integrale della telefonata intercettata, sulla base della quale l’informazione di garanzia è stata notificata, non si rileva alcuna minaccia. Soprattutto, contrariamente a quanto sostenuto dal pm, il consulente della difesa si è subito qualificato come tale e non si è mai spacciato per consulente del pm“.

Oggi – prosegue la nota di Ingroia – abbiamo depositato in udienza davanti al tribunale del riesame una memoria illustrativa dei fatti per come si sono rivelati dopo l’ascolto dell’intercettazione, affinchè sul punto sia fatta massima chiarezza. Ci riserviamo ogni iniziativa per ripristinare la verità e tutelare l’onorabilità dell’avvocato Basile, ma è  importante che in futuro ciascuna parte processuale mantenga il confronto processuale su binari ortodossi, senza forzature e ricerca di colpi di scena che possono solo nuocere all’accertamento della verità“.

La vicenda del consulente informatico indagato risale alla settimana scorsa. Il particolare era emerso durante l’udienza al Tribunale del Riesame. Secondo l’accusa, durante le indagini, sarebbero emerse le pressioni e le minacce di un consulente informatico, Gaetano Zappulla, nei confronti di un altro indagato nella vicenda. Zappulla avrebbe voluto sapere cosa l’indagato avrebbe riferito ai magistrati altrimenti succedeva “un cazzo di casino”. Questa è la parte dell’inchiesta nata dalle accuse a Basile da parte dell’ex amante, secondo cui l’uomo d’affari palermitano avrebbe organizzato un piano fatto di minacce, ritorsioni e violenza privata per invitare la donna ad abortire e poi per non riconoscere il bimbo che sarebbe nato dalla loro relazione sentimentale.

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