22 febbraio 2019 - Ultimo aggiornamento alle 14.02
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Caltanissetta

per il legale l'imputato non può stare in carcere

Caso Montante, l’avvocato Taormina: “Gravi anomalie, il processo va spostato”

7 gennaio 2019

L’avvocato Carlo Taormina, legale dell’ex leader di Confindustria Sicilia Antonello Montante, ha presentato istanza di rimessione del processo per legittimo sospetto. Taormina si è rivolto alla Cassazione denunciando che nel procedimento a carico del suo assistito, imputato a Caltanissetta tra l’altro per associazione a delinquere finalizzata alla corruzione, si stiano commettendo “una serie di anomalie“.

Tra le cause che, secondo Taormina, legittimerebbero il trasferimento del caso ad altra sede giudiziaria c’è la mancata scarcerazione di Montante sollecitata nei giorni scorsi dalla difesa. Il legale sostiene infatti che per le condizioni di salute in cui versa l’imputato non debba stare in carcere.

Antonello Montante – scrive Taormina in una nota – sotto scorta rigorosa anche al momento dell’arresto in quanto artefice della svolta antimafia nel settore imprenditoriale quale presidente di Confindustria Sicilia, ove era stato elaborato il codice etico per le espulsioni di imprenditori mafiosi, dopo aver subito un’opera di delegittimazione con la aberrante accusa di essere un mafioso, nonostante la verticale caduta di questa accusa, è stato ugualmente arrestato per una fattispecie associativa a fini corruttivi che la Cassazione ha ritenuto inesistente e, nonostante ciò, continua a essere tenuto in carcere pur di fronte a una conclamata gravità delle sue condizioni di salute”.

Per Taormina a carico di Montante ci sarebbe “un pregiudizio nutrito dai magistrati di Caltanissetta con cui ha condiviso per dieci anni il compimento di proficue attività antimafia e rapporti personali che non permettono serenità di giudizio“.

Montante è sotto processo assieme ad esponenti delle forze dell’ordine, collaboratori e politici con l’accusa di aver messo su una sorta di rete di spionaggio per acquisire informazioni sull’inchiesta per concorso in associazione mafiosa che pendeva nei suoi confronti a Caltanissetta.

 

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Chi sa quante volte era ritornato su quel posto con la mente. Ci tornava costantemente rivivendo la stessa mattinata, sempre la stessa, per cercare dove quella volta aveva sbagliato. Aveva poco più che trenta anni e lavorava da sempre.