13 Settembre 2019 - Ultimo aggiornamento alle 20.11
Palermo

fino all'8 settembre

Castellaccio di Monreale: dagli archivi fotografici la mostra sulla storia del monumento | FOTO

22 Agosto 2019
'
'
'
'
'
'
'

FOTOGALLERY IN ALTO

All’interno della rassegna Alturestival 2019 il Club Alpino Siciliano inaugurerà, sabato 25 agosto al Castellaccio di Monreale (ore 19,30), la mostra “Il Castellaccio negli archivi fotografici del C.A.S”.

L’esposizione, curata dell’architetto Cinzia Garofalo, presenta foto in bianco e nero datate tra la fine dell’800 e la metà degli anni cinquanta che narrano la storia del Castello, acquistato e ristrutturato dal Club Alpino Siciliano a partire dal 1897.

Negli scatti è possibile vede il castello ancor prima dell’acquisto da parte dei soci del club, quindi quando era un vero e proprio rudere, fino ai primi restauri e poi i momenti legati alle attività che qui si svolgevano– spiega la curatrice – alcune foto raffigurano anche le donne del Club Alpino Siciliano durante le loro attività al Castellaccio, quando questa struttura era utilizzata come stazione alpina. E compaiono persino alcuni scatti risalenti al periodo fascista, quando il Club Alpino Siciliano e il Club Alpino nazionale furono accorpati”.

Castellaccio MonrealeFoto che sono testimoni di un interesse culturale proveniente da un’epoca nella quale alcune famiglie palermitane, spinte da un forte interesse per il Castello, fecero di tutto per riportarlo agli antichi splendori.

Tra le famiglie che furono promotrici dell’acquisto del Castellaccio, c’era quella degli Orestano, a cui si deve anche la fondazione dello stesso Club Alpino Siciliano– sottolinea la Garofalo – ma erano anni di grande fermento culturale, nei quali anche altre famiglie del club ebbero a cuore le sorti del monumento al punto tale da acquistarlo e sostenerlo”.

Il Castellaccio di Monreale diviene anche oggetto di studio da parte degli studenti dell’Università di Palermo: nell’ambito di una convenzione stipulata tra Unipa e Club Alpino Siciliano, infatti, gli studenti del dipartimento di Architettura stanno svolgendo delle attività, coordinate dalla stessa curatrice della mostra, che porteranno alla realizzazione di progetti, elaborati video e tesi di laurea aventi tutti come tema proprio il Castellaccio.

La mostra sarà visitabile fino all’8 settembre.

 

Un po’ di storia sul Castellaccio di Monreale

Il castello fu costruito intorno al XII secolo sotto Guglielmo II insieme ai più famosi Duomo e Monastero di Monreale. Sebbene il monumento sia annoverabile tra l’architettura arabo-normanna in Sicilia, in realtà le notizie che si hanno della sua fondazione non hanno data precisa. E’certo che doveva essere parte integrante di un vasto sistema di difesa-controllo del territorio conseguente alla conquista dell’isola dal 1061 al 1072 da parte dei Normanni. Secondo alcuni studiosi venne costruito sopra un preesistente abitato musulmano. Successivamente, e in concomitanza con la fondazione dell’Abbazia di San Martino delle Scale, venne dedicato a San Benedetto.

Castellaccio MonrealeNel corso della sua storia, il castello, oltre alla funzione militare di avvistamento, divenne un sanatorio per i monaci del vicino monastero. Evento importante nella storia del castello fu nel 1370 l’attacco da parte dell’esercito di Giovanni Chiaramonte contro il nucleo catalano affiancato dai monaci monrealesi. Lo scontro causò danni alla struttura del castello ma, poiché la posizione strategica era importante per la prevenzione dagli attacchi da nord e da sud, fu indispensabile il ripristino delle parti danneggiate. Nel 1393 venne abitato dal re Martino I che voleva essere protetto da eventuali attacchi. Terminati i conflitti che ne suggerivano l’uso militare divenne successivamente sanatorio dei monaci, subendo un progressivo degrado ed il definitivo abbandono avvenuto presumibilmente nel XVI secolo.

Divenuto nel ‘800 di proprietà del comune di Monreale, il monumento fu da quest’ultimo venduto nel 1897 al Club Alpino Siciliano con l’impegno che il Sodalizio ne effettuasse il restauro e ne curasse il mantenimento. Nel 1898 l’architetto Giuseppe Patricolo, figura importante nel recupero di molte architetture siciliane, si dedicò al recupero del Castellaccio nelle sue parti meno danneggiate.

Dopo l’intervento di ripristino del Club Alpino Siciliano, il Castellaccio venne riaperto al pubblico nel 1906 divenendo, da quel momento, una stazione alpina del Sodalizio ed attualmente è una delle mete escursionistiche del comprensorio.

Nel 1996 e nel 2009 sono stati effettuati lavori di restauro e manutenzione straordinaria sotto la supervisione della Sovrintendenza ai Monumenti che hanno ulteriormente permesso l’agibilità delle torri di nord-est e nord-ovest. Il complesso castrense si presenta come un lungo edificio (circa 80 x 30 metri) munito, in modo irregolare, da 4 torri rettangolari sul fronte occidentale, una torre mediana ed un torrione d’accesso sul lato orientale. Poche aperture si aprono nei muri di cortina: qualche monofora ogivale, delle feritoie lunghe e strette e due porte d’ingresso situate nella facciata settentrionale. I muri (spessore medio di 1,50 metri) sono costruiti in modo irregolare con l’impiego di blocchi calcarei, appena sbozzati sulla faccia a vista.

L’interno è diviso in due settori: il primo (residenziale) si articola intorno ad un cortile con numerosi ambienti, stretti ed allungati, alcuni chiusi e con copertura, altri a cielo aperto; il secondo (monastico), raggiungibile tramite un lungo e stretto corridoio, è composto da un altro cortile delimitato da stilobati (sicuramente un chiostro) e da una chiesa triabside priva del tetto, in parte impiantata su una cisterna.

Il carattere militare più che monastico è comunque evidente nella posizione dominante del monumento, ma soprattutto nei suoi aspetti costruttivi ed architettonici, come lo spessore dei muri, le numerose torri di cortina, le feritoie molto strombate e la torre d’ingresso con accesso ‘a baionetta’.

 

Tag:
Epruno - Il meglio della vita
di Renzo Botindari

Al vincitore i giri

Non ho mai creduto e accettato i regolamenti che davano tutto il potere ad una sola persona, neanche quando da bambino giocando per strada davamo tutta questa importanza a chi portava il pallone, dando lui la possibilità di decidere chi giocava e in quale delle due squadre
Sanità in Sicilia
di Salvatore Corrao

Cos’è la Medicina interna e perché può essere una risorsa per il Sistema sanitario nazionale

Un grande maestro il professore Giacinto Viola scriveva sul suo trattato di Medicina Interna del 1933: “in Clinica tutto è improvvisazione, caso per caso, e gli ammalati così diversi sempre, anche quando hanno la stessa malattia, sono poi così mobili nei loro sintomi e fatti obiettivi, che spesso ciò che di essi si dice alla sera non è più vero al mattino”. 
LiberiNobili
di Laura Valenti

Donne che amano troppo

Le vie della dipendenza relazionale sono da rintracciare nell’infanzia perché si è stati emotivamente deprivati di tutte quelle conferme necessarie a una buona e sana crescita del sé e per via dei condizionamenti socioculturali e religiosi che portano a essere maledettamente insicuri e dipendenti nella relazione con il proprio partner.
Wanted
di Ludovico Gippetto

“I vestiti nuovi” della dea di Morgantina

Il caso della famigerata dea di Morgantina, ritornata in Sicilia nel 2011 dopo una lunga trattativa con uno dei più grandi musei del pianeta: il J. Paul Getty Trust di Malibu, in California.
Rosso di sera
di Elio Sanfilippo

Il 25 aprile festa della libertà tra memoria e impegno

Anche quest’anno la ricorrenza del 25 aprile non è immune da polemiche insulse e pretestuose che puntano a delegittimare e a ridimensionare la portata storica di quel straordinario avvenimento che fu la Resistenza, quel grande movimento di popolo che restituì agli italiani la libertà e cancellò la vergognosa pagina del fascismo.