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Una riflessione sulle feste, sulla famiglia su noi stessi

Che valore ha fare i buoni (o i buonisti) a Pasqua e Natale o quando si ha tempo?

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31 Marzo 2018

Ma a quanti annoiano o danno letteralmente fastidio tutti questi messaggi e messaggini di auguri di Buona Pasqua?

Messaggi, video, gift, tutte, tante, troppe dichiarazioni di amore, bontà, volemose bene e smancerie varie. Ma ci crediamo? Ma ci credete? Ma veramente chi manda tutta questa mielosa e riciclata quantità di auguri crede in quello che ci sta scritto?

Ovviamente con le dovute eccezioni, ma mi sembra più un gioco o un rituale, che reale credo.

Ci ricordiamo e ci ricordano di essere buoni a Natale e Pasqua e… Per il resto dell’anno?

A occhio e croce, considerando Pasqua, Natale, Ognissanti, qualche altra festività religiosa o meno, possiamo dire che per una trentina di giorni l’anno dovremmo ricordarci di essere buoni, di rispettare le sacre scritture di ogni religione, di augurarci ogni bene, e altre varie attestazioni di bontà assortite. Poi, per altri 326 giorni potremmo continuare ad essere cinici, carrieristi, individualisti, irrispettosi e tante, purtroppo tantissime volte, delle vere e proprie carogne.

Intendiamoci, vale per tutti me per primo, senza dimenticare i vari potentati politici e religiosi, economici e sociali.

Ma potremmo ipotizzare di invertire i tempi? Essere, quindi, per quei trenta giorni delle carogne lontane da qualsiasi attenzione verso il prossimo ed invece per gli altri 326 giorni cercare, quantomeno provarci, di capire che tutto ma proprio tutto ha un inizio ed una fine, che questo angoscioso mondo globale è fatto da un insieme di tante piccole cellule formate da importanti minuscole comunità?

La comunità più nota e diffusa è la famiglia, forse la più dimenticata, per alcuni superata. Continuo a pensare che alla base di ogni nuovo e vecchio problema sociale ci sia una mancata rivendicazione della comunità familiare. Non più uno per tutti e tutti per uno, ma un liberi tutti. Accecati dall’ambizione personale, dal carrierismo, dalla supremazia, al di la di ogni principio di condivisione e dal piacere della semplicità. Un tempo si dibatteva se fosse meglio l’essere o l’avere, oggi mi sembra che la sua evoluzione sia apparire o vivere.

Sollecitiamo il nostro animo nobile per le festività comandate, ci ricordiamo che tante persone esistono nella nostra rubrica telefonica solo per mandargli un messaggino di auguri, ci accorgiamo quanto sia importante la vita quando ci manca qualcuno per una malattia o una disgrazia.

Allora facciamo una riflessione.

Nulla di male a mandare gli auguri, ma ricordiamoci di tutto questo sempre e regaliamoci cose importanti, come il tempo.

Una delle cose di cui poco si parla e che penso sia la più importante. Del tempo, del nostro tempo non sempre ne facciamo un buon uso. Lo investiamo per glorificare il nostro ego, per il lavoro e la carriera, per futili apparizioni e protagonismi in alcuni ambiti sociali per i quali spesso siamo solo comparse oppure temporanee presenze, per  inseguire chimere lontane che, di conseguenza, ci fanno perdere di vista il presente vicino.

Spesso il nostro tempo lo doniamo alle persone sbagliate o alle cause perse.

Il tempo non lo si deve sprecare perché non si recupera. Il domani offre nuovo tempo, quello di ieri è andato, e se mal investito sarebbe un vero peccato.

Ecco, se un regalo desiderate fare a chi volete bene, regalate il vostro tempo. Ma una raccomandazione, non regalatelo quando potete, quando il lavoro ve lo permette oppure solo per le festività. Regalatelo ogni giorno, più che potete. Lo so, sembra facile ed a volte regalare il proprio tempo potrebbe costarci caro. Ma credetemi, costerà meno di andarlo a cercare quando ne avremo bisogno.

Il nostro tempo, quello vero e sincero, non è in vendita. Non c’è un tempo per donare il nostro tempo, tanto è sempre.

Quindi, cortesemente, “astenersi  perditempo”… Auguri.

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