18 Agosto 2019 - Ultimo aggiornamento alle 17.05

Chi sa quanto vale l’essere umano?

25 Gennaio 2019

 

botindari epruno

Carissimi,

oggi abbiamo soppiantato il modello dell’uomo forte con quello dell’uomo ancora più cinico, il vincente, colui che deve ottenere il risultato a qualunque costo, deve fare profitto passando sopra tutto e tutti e quei tutti spesso siamo noi.

Abbiamo dimenticato il “valore” dell’essere umano, ecco perché guardo con attenzione tutte le vicende che di esso parlano, le ormai omni-presenti notizie sulle migrazioni, ma sto molto attento a non perdere di vista il pallone (che volete nell’animo sono ancora un giovane centrocampista che gioca a calcio) e mi costerno, mi commuovo, ancora più di quanto facevo prima, nell’incontrare la “povertà umana”, l’emarginazione ma sono rigorosamente attento a non farmi prendere per il naso dagli aspiranti “vincenti” odierni che ne vogliono sfruttare le disgrazie altrui, come dicevo prima, passando su tutto e tutti.

Odio l’ipocrisia e sono più realista del re (come si dice), credo nella statistica perché sono di estrazione matematica e so che non si può vincere sempre a meno di truccare il gioco e quindi non mi fido dei vincenti per professione che vanno alla caccia di queste battaglie per mettersi alla testa per fare parlare soltanto di sé stessi, affinché lo spettacolo continui, per lasciarlo al proprio destino quando non sarà più redditizio.

Se vi affidate ai mezzi di informazione con attenzione avrete notato che in tv e sui giornali, un esponente politico viene fuori con una esternazione sulle coppie di fatto, come sui migranti o sui vaccini o sulla violenza negli stadi, o sull’uscita dell’euro per non parlare di redditi di cittadinanza e abolizioni di legge Fornero e si va avanti nel dibattito contraddittorio per mesi, fino alla fine della legislatura, mandando in video nei talk i professionisti del litigio dialettico che sanno parlare con “competenza” di tutto.

Ma come fanno a sapere tutto, io per primo, quando si parla di ingegneria a seconda dell’argomento chiedo conforto e parere ad altri prima di esprimere la mia “posizione”, costoro no, manifestano certezza, costruiscono verità e alla fine di questi grandi dibattiti, spesso non si trovano soluzione al problema.

E se anche questa volta come Pierino ci venisse di alzare il ditino per chiedere se in realtà a certa gente gliene freghi realmente di ciò di cui si discute? Credetemi, tutto ciò che è umano, trova soluzioni, spesso in cinque minuti, il continuare a “menar il can per l’aia” e solo un modo per perdere tempo.

Mi auguro solo che mentre c’è chi spesso specula su questi dibattiti che hanno il solo compito di contrapporre le masse e creare consensi, ci siano tanti altri di quei signori che non vanno in televisione e partecipino alle commissioni parlamentari o stiano nelle sedi dei loro prestigiosi incarichi a lavorare (e non limitarsi a fare opinione), perché questi temi, spesso grandi temi, non sono i soli problemi che come collettività noi abbiamo e ciò non è “benaltrismo”, ma è realtà, perché parallelamente alle “grandi battaglie” una collettività va governata nella contingenza giornaliera, non bisogna distrarre le masse dal problema.

Personalmente sono convinto e lo ripeto sempre di più che questo non è un paese serio, nel tempo è diventato sempre più disorganizzato nel senso di comunità ma si è trincerato dietro la grande informatizzazione e l’attraversamento di fibre per la comunicazione che ad oggi hanno soltanto il compito di creare il controllo totale sull’individuo e di raffinare le tecnologie belliche, altro che ritorno ad un auspicato “umanesimo”.

Se le migrazioni non rendono, se i conflitti nascono in terre dimenticate dove non c’è petrolio o risorse da predare, una volta vendutegli le armi, i gommoni, gli scafi, ma a chi volete che in questo mondo odierno interessi la loro sorte?

Un abbraccio, Epruno

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