“Ciò che è sbagliato si può cambiare. Ma chi lo vuole?” :ilSicilia.it

Appartengo ad una terra ed una città che “è oltre”

“Ciò che è sbagliato si può cambiare. Ma chi lo vuole?”

di
5 Giugno 2020
botindari epruno

Carissimi,

Appartengo ad una terra ed una città che “è oltre”.

Ammetto che da palermitano quando in tutta Italia litigate per mettere in atto qualche cosa, io vi guardo con una certa curiosità, ma senza tanto interesse poiché sono convinto che questo canale che ci separa, visto che il “ponte levatoio” non si calerà mai, perché non si farà mai, ci lascerà da sempre nella pace degli angeli.

O Dio, non è che la condizione di insularità ci ha mai tutelato da invasioni, sbarchi bellici, clandestini e non, poiché in Sicilia ognuno ha fatto ciò che caz** ha voluto, è giunto, si è fermato un po’ di tempo e poi se ne è andato.

I più generosi hanno lasciato una “mancia simbolica”, tipo qualche monumento, ma intendiamoci, hanno messo le idee, no i soldi, poiché quelli nelle loro intenzioni dovevamo metterli noi. Ma si sa, da questo punto di vista il siciliano è santo che non suda, figuratevi per pagare o lavorare.

E quindi noi siamo insulari e ciò ci protegge dalle pandemie (sembrerebbe) a meno che dalle altre parti del mondo non uscite da casa per venirci a consumare, ma anche in questo caso, in silenzio vi curiamo tutti, anche quelli che giungono con grandi pregiudizi, anche quelli che quando se vanno dicono la cosa più offensiva che si potesse dire: “mi sono dovuto ricredere, non pensavo foste così?”

Ma così come? Tutti scuri, baffuti con le donne con i veli neri e la barba? Per quanto tempo avete creduto di imitarci parlando e mettendo il verbo all’infinito a fine frase? Credetemi se parlassimo con uno dei tanti nostri dialetti, la nostra “lingua siciliana” perché la nostra è una lingua, voi non ne capireste un “H”.

Eppure siamo stati sedotti e abbandonati ….. o meglio sedotti, perché abbandonati mai, siete venuti e ve ne siete andati, senza alcun nostro sforzo. Certo mi verreste a dire: e vespri siciliani? Quella fu una questione d’onore e poi sapete quanto ci mettono i francesi a divenire antipatici, ma c’era bisogno di toccare il sedere ad una dama, all’uscita dalla messa, davanti alla chiesa? Questo vuol dire andarsele a cercare, anche perché il gentiluomo non è che poteva “accucchiarci una figura di cornuto e debole”?

Su questa espressione ci vorrebbero pagine e pagine di spiegazione.

Noi non veliamo le donne, noi non le fasciamo anzi ci “priamo (compiacciamo) della loro bellezza e del desiderio e l’invidia che generano in altri, ma se le toccate, piomba il silenzio e per strada c’è il fuggi fuggi, perché da noi in un certo senso il “codice Rocco” (ovviamente è scontato precisare che malgrado l’assonanza il Siffredi non c’entra nulla), non è mai stato abolito.

Pertanto, non lo volete fare il Ponte? Fatti vostri, divertitevi con il traghetto. Lo volete fare il ponte? Fate, baste che non ci domandate “piccioli” e non fate tanto rumore e soprattutto polvere perché per qualcuno di noi che in alcune stagioni prova “arsura” ci potrebbe fare male più del covid-19. Noi qua siamo!

Quando finite, passate la scopa e quando ve ne andate, perché come tutti ottenuto ciò che vi serve, ve ne andrete, lasciate la chiave al solito posto, sotto lo zerbino.

Un abbraccio Epruno

© Riproduzione Riservata
Tag:
Rosso di sera
di Elio Sanfilippo

Cosa succederà dopo Orlando?

Un articolo di Maurizio Zoppi per IlSicilia.it ha sollevato un problema molto importante per la città di Palermo. Chi sarà il successore di Orlando e, soprattutto, che succederà dopo Orlando?
Segreti e non misteri
di Alberto Di Pisa

Mafia e antimafia

Dovendo parlare di mafia ed antimafia non si può non andare con la mente al 10 gennaio 1987 allorquando Leonardo Sciascia rilasciò una intervista al Corriere della Sera parlando di professionisti dell’antimafia
Wanted
di Ludovico Gippetto

L’archeologia del “Do not cross” come tutela

Rubare nei siti archeologici è gravissimo. Un argomento molto caro all’archeologo Sebastiano Tusa, fermo sostenitore del principio del "Do not cross". Dove gli oggetti antichi vanno guardati ma non decontestualizzati rispetto all’ambiente di provenienza.
CapitaleMessina
di Gianfranco Salmeri

Dopo la pandemia non sarà mai come prima

Dopo una crisi così devastante come quella che stiamo superando, le cose non potranno tornare mai come prima, e non è neanche bene che ciò avvenga. Una riflessione sulla fase 2 dell'emergenza coronavirus di Gianfranco Salmeri.