Collovà mette in scena il legame doloroso e vitale di "Fratelli" :ilSicilia.it
Palermo

La recensione

Collovà mette in scena il legame doloroso e vitale di “Fratelli”

di
16 Febbraio 2018

Una vita afflitta da infinite ripetizioni, nutrimento di un’incognita permanente che rimane senza nome.

E’ la malattia mentale il ponte a doppia via tra i due protagonisti dello spettacolo “Fratelli“, tratto dall’omonimo romanzo di Carmelo Samonà, nella ripresa di Claudio Collovà, in scena al ridotto del teatro Biondo, che lo produce.

Vita difficile ma a suo modo felice, costellata da una catena di disordini che confondono i fatti, agìta da chi la malattia la subisce e da chi, in soccorso dell’altro, la imita in forma e sofferenza.

Un “io” sdoppiato quello voluto dal regista che dal libro trae ispirazione ma che si lascia contaminare dai maestri del ‘900, da Samuel Beckett a Francis Bacon, per rappresentare disequilibri dell’anima, storture del corpo e delle emozioni.

Fratelli - Basile Zappa

Ripetuti i tentativi di intonazioni reciproche tra i due protagonisti: un fratello maggiore (Sergio Basile) che non si arrende e cerca, con Tabelle del Tempo, registrazioni e scatti fotografici di non perdere il contatto con il fratello minore (il sorprendente Nicolas Zappa) che, tra Piccoli e Grandi Viaggi, ogni tanto si perde nell’oblio della malattia.

La “tirannia della coppia” si nutre di continui confronti e rincorse nella scatola chiusa che è la loro casa: solo i suoni che arrivano dalle finestre riportano, per brevi e intensi momenti, alla realtà.

Se la drammaturgia della prima messa in scena, che risale al 1998, è rimasta la stessa è su tutto il resto che Collovà ha lavorato in maniera corale con attori e maestranze, aggiungendo, dettaglio non irrilevante, la propria maturità artistica e personale.

La partecipazione del pubblico – ha sottolineato il regista – è fondamentale per la completezza dello spettacolo“.

Guardare dritto in faccia gli attori, entrambi bravissimi sulla scena (opera sapiente di Enzo Venezia), lasciarsi tormentare dal ticchettio snervante che ciclicamente si innesta, seguirne passi e movenze del corpo in risposta ai suoni di sottofondo (moderno ed efficace il progetto sonoro di Giuseppe Rizzo) è, di sicuro, uno strumento efficace di coinvolgimento per chi osserva ed è in grado di rilevare la straordinaria capacità che ha il teatro di essere vita.

Repliche fino al 25 febbraio.

  • Foto di scena di Rosellina Garbo.
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