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"Qui siamo su un dosso, l'acqua 'un può arrivare"

“Come il Conte Mascetti”

21 Marzo 2020

Carissimi.
Qui siamo su un dosso, l’acqua ‘un può arrivare” (Conte Mascetti – Amici Miei 2)

Benedetto Conte Mascetti, non ti avessero ascoltato allora, eppure davanti a tutto ciò che sta accadendo oggi quanta piccineria e sufficienza nei governanti dei grandi paesi.

Siamo rimasti soli e come al solito ci sarà stato inizialmente chi avrà pensato che gli “spaghetti-chitarre e mandulino” questa volta sarebbero andati al tappeto definitivamente

È un po’ presto per comprendere come si sia creata questa pandemia e chi ne sia veramente responsabile, ma una cosa è certa, mentre le grandi potenze si armavano e proteggevano con strumenti di guerra nucleari e satellitari, è bastato un infinitesimale virus diffuso per contatto a generare malati e morte in tutto il mondo.
Ma quanta arroganza e sufficienza, tipica di chi nella migliore delle ipotesi “in buona fede” si crea una convinzione e con la certezza tipica del “cretino” non intende ascoltare nessuno, salvo poi ricredersi quando “i buoi sono usciti dalla stalla”, tanto “qui siamo su un dosso, l’acqua ‘un può arrivare”.

Pandemia e globalità, “una farfalla batte le ali a Pechino e a New York arriva la pioggia invece del sole” (teoria del caos), purtroppo oggi il mondo si è ristretto.

Mi viene in mente Trump con la sua tracotanza, convinto che i suoi muri potevano bastare pure per fronteggiare una epidemia e che invece ha perso giorni fatali per la salute e la vita non solo degli americani.

Potreste dirmi: “ma cosa ti aspettavi da un popolo avvezzo a “portare la democrazia nel mondo” e di contro da sempre impreparato davanti le sorprese?” Del resto basta pensare all’America super potenza militare, messa in ginocchio, da un bombardamento a Pearl Harbour o da due aerei schiantatisi sulle torri gemelle, malgrado l’efficienza della loro intelligence!

Mi viene in mente l’egoismo di Boris Johnson e la sua “ignoranza” nel dire “noi non chiuderemo, ripeto non chiuderemo, per ora le scuole”…. “abituatevi a perdere i vostri cari”.

Del resto sono sempre loro, tornati ad essere quelli di “tempesta nella Manica, il continente è isolato”, non dimentichiamo che costoro ancora credono che per volontà di Dio la loro regina è il capo della loro religione, nata per permettere a Enrico VIII di divorziare.

Penso all’atteggiamento iniziale di Macron paragonabile alla negazione da parte di Igor (Frankenstein Junior) della sua mobile gobba sulla spalla: “gobba, ma quale gobba.

Per non parlare della stupidaggine di Carlà? Da sempre tipico esempio di “pipio ce l’ho solo io”, degna moglie del “sacro gigante del sorrisino” che si permette di scherzare con la “tossettina” in pubblico certa che il problema sia stato ingigantito e che non le appartenesse, o la “scellerata inadeguatezza al ruolo” della Lagarde tipico esempio di esponente apicale dei “suca inchiostro” messa li al servizio dei potenti dell’economia. “Qui siamo su un dosso, l’acqua ‘un può arrivare.”

Oppure Ursula, regina di Narnia in grado solo di parafrasare Kennedy con uno scontato “siamo tutti italiani”.
Non dimentichiamo Angela la quale per anni ha sognato di imporre attraverso l’economia il “passo dell’oca” all’Europa e oggi davanti ad una economia nazionale in difficoltà, accetta il “liberi tutti mandando a femmine perdute” il patto di stabilità che ha imposto fino ad oggi sacrifici a questo punto inutili.

La corsa ai rimedi di una Europa, grande sogno della nostra generazione, nuda e impotente davanti al concetto di unità delle politiche, se non quelle dei mercati economici e della regolamentazione delle “misure degli ortaggi”, ha prodotto una isterica chiusura delle frontiere e il rifiuto iniziale a condividere gli strumenti della prevenzione, quali le mascherine etc.
Oggi davanti a un mondo che si sta svegliando, colpito dal suo ritardo, ci siamo risvegliati anche noi “nazione” zittendo i nostalgici o i fautori degli statuti speciali, ci siamo risvegliati davanti a una Milano da bere deserta, a un grande nord-est efficiente prostrato dai contagi, evidentemente non attribuibili ai “gommoni”.

Inizialmente come sorpresi da questa nuova inconsueta esperienza ci siamo dedicati a dei flash-mob sui balconi, scoprendo finalmente chi fosse l’inquilino dell’appartamento accanto.

Noi da sempre “abbracci e baci”, da sempre “branco e comitiva” che cerchiamo “contatti” sui social, oggi costretti a tenere mascherine e distanze di almeno un metro con il prossimo, siamo partiti presto entusiasti per il senso di responsabilità richiestoci per esser già stanchi dopo appena dieci giorni, trovandoci a passare dal “è un problema solo nostro” a “esempio di rigore per le altre nazioni” ad “allievi bacchettati dai cinesi” dapprima untori e oggi professori.
Ed solo l’inizio, ma passerà anche questa.

Un abbraccio Epruno

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