Commercianti e ristoratori di Cefalù: "No alle chiusure, i nostri locali sono sicuri" :ilSicilia.it

fronte comune con Taormina per la protesta

Commercianti e ristoratori di Cefalù: “No alle chiusure, i nostri locali sono sicuri”

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11 Novembre 2020

“Abbiamo lottato sino a questo momento contro mille difficoltà ma come si fa a resistere di fronte a un provvedimento così assurdo e sconcertante. Non ci sono parole per definire questo nuovo DPCM. E’ un colpo mortale alla Sicilia e a migliaia di operatori economici siciliani. Stavolta siamo al punto di non ritorno”.

Lo afferma Giuseppe Fazio, presidente dell’Associazione “Cefalù com”, che così esprime il sentimento degli operatori economici di Cefalù (PA), una delle realtà simbolo del turismo siciliano.

Le parole di Fazio rispecchiano i pensieri di tanti commercianti ed imprenditori siciliani, costretti a subire l’ennesimo stop alle proprie attività dopo il recente inserimento dell’isola nella fascia “arancione“, in una condizione epidemiologica che tra proteste e perplessità diffuse viene ritenuta più grave di altre regioni dove i contagi – numeri alla mano – al momento molti di più.

“Il governo deve darci spiegazioni, pretendiamo rispetto e non consentiamo a nessuno di prenderci in giro – afferma Fazio –. Non si può consentire che la Sicilia venga trattata così e per questo abbiamo subito attivato i contatti con le varie associazioni del territorio siciliano, a partire da quella dei Commercianti di Taormina (Act) presieduta dall’amico Pietro D’Agostino, per reagire insieme e fare fronte comune su quello che sta avvenendo. E lo stesso faremo con altri colleghi da tutta la Sicilia. I dati dell’emergenza meritano grande attenzione e ne siamo tutti consapevoli, ma non giustificano la durezza e l’intransigenza con la quale siamo stati trattati. Adesso, con queste nuove chiusure, si rischia grosso. Come si può parlare di ripresa e dire che “ce la faremo” se assistiamo a un balletto continuo di limitazioni, restrizioni e ora persino le chiusure. Non è un modo serio e responsabile di affrontare l’emergenza ed è una mancanza di rispetto per i nostri sacrifici”.

“Il governo non può lavarsene le mani in questo modo e dare il contentino dell’asporto che sembra una presa in giro. La Sicilia, con le sue realtà turistiche, vive di un turismo stagionale. Vale per Cefalù, vale per Taormina e per tutti gli altri: come possiamo andare avanti in queste condizioni? Già chiudere alle 18 era penalizzante, ora non avremo più neanche quel minimo di lavoro con la gente che arrivava dalle zone limitrofe. E in più il presidente Musumeci ci ha già messo, di suo, il “carico” delle chiusure domenicali alle 14. Tra l’altro, è innegabile che siamo delusi dal presidente Musumeci, che a nostro avviso doveva difenderci come hanno fatto altri governatori con le proprie regioni”.

Parole eloquenti e condivisibili anche quelle di Giuseppe Provenza, presidente dell’Associazione Ristoratori Cefalù “Arch”, che descrive in termini impietosi la situazione che gli operatori economici di Cefalù, come del resto dell’isola, sono costretti a subire dopo il tredicesimo DPCM del governo Conte.

“Siamo molto preoccupati – dichiara Provenza -. Abbiamo fatto ingenti investimenti e sforzi tangibili per adeguare i nostri locali alle norme anti-Covid. I nostri locali sono sicuri ma ora ci ritroviamo di nuovo chiusi e nel limbo di un’incertezza che sta determinando una crisi senza precedenti. Non si può andare avanti così. Avevamo regolamentato l’accesso alle nostre attività anche compromettendo la disponibilità di diversi tavoli, i nostri locali sono sicuri, li sanifichiamo e garantiamo il distanziamento ma il governo ci ha fermati di nuovo. Proviamo rabbia e indignazione per quello che sta accadendo. Stiamo pagando colpe che non sono nostre, il governo nazionale e quello regionale non si sono mossi per tempo per intervenire su criticità come quelle del settore trasporti, non hanno fatto ciò che bisognava fare per scongiurare questa seconda ondata di contagi o almeno per trovarci adesso in altre condizioni. C’erano 5 mesi di tempo: perché dobbiamo essere ora noi a pagare gli errori e le sottovalutazioni di chi aveva ruoli e responsabilità per garantire sicurezza e salute?”.

“Il virus – continua Provenza – c’è e purtroppo va combattuto, ma cosa è stato fatto per contrastare questo ritorno dei contagi? A Cefalù abbiamo tanti pendolari e io stesso ho documentato qualche tempo fa la legittima protesta di una ragazza che si è rifiutata di salire su un treno perché c’erano 132 posti per 330 studenti: si poteva fare ricorso alla società di trasporto private, che d’inverno non lavorano, e così potenziare la portata dei mezzi di trasporto. Noi le regole abbiamo fatto di tutto per rispettarle, altri hanno fatto poco o nulla per tutelarci. E adesso siamo molto preoccupati, perché difficilmente a Natale ci faranno riaprire e si rischia di perdere anche la stagione 2021. E’ possibile o probabile che dovremo attendere il 2022 per un ritorno effettivo alla normalità, sperando che il vaccino arrivi il più in fretta possibile. Nell’anno che verrà credo che lavoreremo di nuovo con l’alternanza di queste aperture e restrizioni. Intanto quest’anno abbiamo perso almeno il 55% del nostro fatturato. Non vogliamo elemosine dallo Stato, vogliamo poter tornare a lavorare. E’ un nostro diritto”.

 

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