Commissione Antimafia, tensione durante l'audizione di Fava a Montecitorio. Antoci: "Si dimetta" :ilSicilia.it

Seduta infuocata

Commissione Antimafia, tensione durante l’audizione di Fava a Montecitorio. Antoci: “Si dimetta”

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21 Luglio 2020

Momenti di grossa tensione in commissione nazionale antimafia con l’audizione del presidente della commissione antimafia dell’Ars Claudio Fava, a poche ore dalla notizia dell’archiviazione dell’inchiesta bis sull’attentato all’ex presidente del Parco dei Nebrodi Giuseppe Antoci, avvenuto tra il 17 e il 18 maggio del 2016. Un’audizione sollecitata dallo stesso Fava che ha detto di aver preso atto del provvedimento del gip, manifestando disappunto per le parole usate dallo stesso giudice e sostenendo che il suo provvedimento contiene falsità e calunnie.

L’intervento di Fava non è piaciuto al senatore Franco Mirabelli secondo il quale è istituzionalmente poco corretto “esprimere dubbi sull’operato di due procure e due gip“, contestando le loro conclusioni: “Sono stupito che Fava venga qui a dirci che ha ragione lui e che bisogna cominciare da capo“. Anche il senatore Michele Mario Giarrusso, facendo propri alcuni passi del provvedimento del gip, ha accusato Fava “di aver detto cose gravissime”. Il senatore Antonio Saccone, dal canto suo, ha invitato il presidente della commissione antimafia regionale a “rispettare la sentenza e le istituzioni, perché oggi stiamo scrivendo una bruttissima pagina nella storia dell’antimafia“.

 

IL COMMENTO DI ANTOCI

E non si è fatto attendere il commento del diretto interessato, Antoci, sull’audizione di Fava: “Ancora una volta la Magistratura riporta alla verità i fatti accaduti sull’attentato dopo che la Commissione Regionale, presieduta da Claudio Fava, aveva tentato di gettare

Giuseppe Antoci
Giuseppe Antoci

ombre e sollevare dubbi sulla dinamica degli eventi. Ringrazio la DDA di Messina – dichiara Antoci – con a capo il Procuratore Maurizio De Lucia e i suoi Sostituti per il lavoro che stanno portando avanti, certo che arriveranno anche ad assicurare alla giustizia gli autori dell’attentato mafioso subìto da me e dagli uomini della mia scorta. Ringrazio il Gip Eugenio Fiorentino che ha emesso, da giudice terzo, la prima archiviazione nella quale e stato ricostruito minuziosamente l’attentato. Ringrazio il Gip Simona Finocchiaro, ulteriore giudice terzo, che ha messo la parola fine ad una vergognosa aggressioni subìta dalla Magistratura, dalle Forze dell’Ordine, da me e dalla mia famiglia, esponendomi ad ulteriori rischi. È stato un atto vergognoso.

Ho già depositato alla Magistratura una corposa denuncia – continua Antoci – al fine di chiarire chi e perché ha ordito questo tentativo di delegittimazione, chi e perché ha esposto ancora una volta la mia persona a rischi elevatissimi, chi e perché voleva fermarmi, chi e perché, facendo questo, ha anche utilizzato le Istituzioni. Sono certo che queste riflessioni saranno affrontate in altri Palazzi. Questa vicenda non può rimanere senza conseguenze. Oggi in audizione Antimafia c’è stato una vera e forte presa di posizione da parte dei Parlamentari intervenuti contro la relazione della Commissione Siciliana e il suo Presidente Fava.

In considerazione delle frasi e termini usati nei confronti della Commissione Regionale Antimafia nell’ultima sentenza emanata dal GIP di Messina, in considerazione dell’imbarazzante audizione di oggi in Commissione Nazionale Antimafia, durante la quale tutti i Parlamentari intervenuti, nessuno escluso, si sono sentiti in dovere di evidenziare a Fava il cattivo lavoro svolto con la relazione e la pagina buia scritta in quella sede, non posso che sperare nelle dimissioni di Claudio Fava da Presidente della Commissione Regionale Antimafia Siciliana. Lo faccia per un atto di dignità e di coscienza – ancora Antoci – lo faccia per rispetto dei tanti che per la lotta alla mafia hanno perso la vita, lo faccia soprattutto per evitare che l’Istituzione che rappresenta venga macchiata da un’ombra così inquietante“.

“Questa vicenda – conclude Antoci – insegna soprattutto che nell’accidentato cammino della vita – gravido di insidie, tragedie, paludi, meschinità, zavorre e miserie – la resilienza e la difesa senza “se” e senza “ma” della propria dignità rimane la sola, vitale, questione dell’essere umano”.

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