Compravendita di Diplomi falsi a Palermo: nei guai docenti e un dipendente Reset :ilSicilia.it
Palermo

sono indagati per frode e reato di falso

Compravendita di Diplomi falsi a Palermo: nei guai docenti e un dipendente Reset

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9 Ottobre 2020

Un dipendente della Reset, società che si occupa delle manutenzioni a Palermo, faceva da intermediario per fare cancellare i protesti cambiari grazie ad un dipendente della Camera di Commercio e portava studenti in una scuola paritaria palermitana per fare comprare i diplomi di maturità.

Per il dipendente della Reset il GIP ha disposto il divieto di dimora a Palermo, mentre per due insegnanti di un istituto professionale palermitano ha deciso il divieto di dimora a Palermo e all’altro la sospensione del pubblico servizio di docente per la durata di sei mesi. Le indagini sono state condotte dalla sezione anti-corruzione della squadra mobile di Palermo.

L’attività investigativa è iniziata su un dipendente della camera di commercio, addetto all’Ufficio Elenchi Protesti che, dice l’accusa, “abusando della pubblica funzione, suggeriva agli utenti i modi fraudolenti per la definizione delle pratiche di cancellazione di protesti cambiari. In cambio otteneva regalie“.

Il dipendente che è stato spostato di ruolo resta nel frattempo indagato, accusato di corruzione, peculato e falso. Oltre a portare amici al dipendente della camera di commercio, l’impiegato Reset ha chiesto e ottenuto la cancellazione dei protesti cambiari della moglie. Nel corso dell’indagine è emerso che lo stesso dipendente sarebbe coinvolto in una compravendita di un diploma di “Maturità tecnica” conseguito nell’anno scolastico 2015/16 da uno studente di un Istituto paritario.

L’indagato avrebbe fatto da intermediario con due insegnanti, all’epoca amministratori di fatto di una scuola superiore parificata, in cambio di 3.000 euro. All’indagato sarebbero finiti in tasca 1.300 euro. Nella vicenda è coinvolto anche un dipendente dell’Università di Palermo.

Ai due insegnanti, adesso di ruolo in scuole pubbliche, è stato contestato anche il reato di falso poiché in qualità di amministratori dell’istituto parificato attestavano false docenze di alcuni insegnanti consentendo a questi di ottenere punteggi nelle graduatorie ministeriali.

Secondo le indagini della squadra mobile i due professori avrebbero falsificato anche i registri di classe con false presenze e falsi voti per fare conseguire il diploma ad altri studenti. Nell’inchiesta sono indagati anche altri docenti dell’istituto paritario.

 

 

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