Concorsi a cattedra: quasi tutti bocciati alla prova scritta. Scuola e Università sotto processo. | ilSicilia.it :ilSicilia.it

Viaggio d'istruzione

Concorsi a cattedra: quasi tutti bocciati alla prova scritta. Scuola e Università sotto processo.

di
17 Giugno 2017

Il fatto. Si sono di recente conclusi i concorsi per i docenti nelle scuole statali, con percentuali di bocciati alla prova scritta che hanno colpito l’opinione pubblica. Da lì una polemica tra opinionisti ed esperti o presunti tali, che non accenna a diminuire.

Alcuni esempi per evitare di pensare che parliamo di aria fritta. In Sicilia il concorso per la primaria ha visto poco più di cinquecento candidati ammessi all’orale su oltre settemila, che hanno completato lo scritto; cinquemila bocciati nella prova analoga in Emilia Romagna e risparmiamo al lettore altri numeri simili in tutto il Paese.

Ovviamente tanti si sono tuffati sulla polemica e, altrettanto ovviamente, ciascuno tirando acqua al proprio mulino. Proveremo ad affrontare il caso facendoci sorreggere solo dai fatti.

La prima questione attiene alla natura della prova. Un concorso pubblico è una prova selettiva, anche se molti lo dimenticano, per riserva mentale o per semplice incompetenza. In sostanza le prove non sono costruite perché tutti le superino, come avviene a scuola, anzi, di solito, proprio con lo scopo di selezionare i migliori, le prove sono molto impegnative. La mia generazione, approfittando di questa regola basilare, ha selezionato una classe dirigente caratterizzata dal cosiddetto “ascensore sociale” e cioè da molte persone che, malgrado le umili origini, sono riuscite grazie ai concorsi e a uno studio “matto e disperatissimo” (allora tutti i dipendenti pubblici venivano assunti per concorso) a diventare avvocati, magistrati, dirigenti, professori, medici. Il metodo del concorso per i dipendenti pubblici è, del resto, garantito dall’art.97 della Costituzione.

Progressivamente un “patto ufficioso” tra politici e centri di potere diffuso, nel caso della scuola, i sindacati, ha ridotto questo meccanismo al punto tale che, nel comune sentire, i posti pubblici si pensano come posizioni da conseguire o per raccomandazione di qualche politicante o mediante graduatorie, in cui il merito viene sostituito dal mero decorrere del tempo, nella scuola, in particolare, da un lungo, talvolta lunghissimo precariato.

Ritornando al concorso perciò, tutti si scandalizzano perché hanno scordato che il concorso è proprio fatto così, molti partecipano pochi vincono e, per coprire i vuoti successivi, si fa un altro concorso, ogni due anni. E speriamo che d’ora in poi sia proprio così, perché docenti migliori promuovono alunni competenti.

La seconda questione che, invece, riguarda le scarse competenze dei candidati, lamentate dalle commissioni a concorso concluso, è più complessa.

Innanzi tutto il concorso 2016 si è fatto puntando non soltanto sulle conoscenze, ma anche sui nuovi alfabeti: computer e Inglese e soprattutto non si è scritto il solito tema, ma sono stati richieste sintesi e capacità tecniche, che consistono nel sapere costruire una Unità di Apprendimento (UDA). Ebbene, fatta qualche rara e meritoria eccezione, queste competenze non fanno parte organicamente del percorso scolastico e universitario di nessun corso di laurea. Così i candidati ai concorsi sono andati un po’ “all’assalto”, senza preparazione specifica, e senza neppure precedenti simili, visto che era la prima volta di un concorso siffatto. Inoltre nelle nostre scuole e università si scrive poco e male, perché si richiede ancora di fare il classico tema o, raramente, qualche tesina, mentre quasi mai si insegna a scrivere un saggio breve, un articolo, un abstract di una relazione scientifica che, salvo lodevoli rarità,  non saprebbero scrivere neppure i docenti.

In sostanza scuola e università puntano in una direzione, mentre il concorso, in questo caso, ma anche tutte le realtà produttive e dei servizi,  impongono abilità molto diverse.

Infine, chi pontifica, senza informarsi e riflettere o chi approfitta di ogni occasione per urlare e mestare nel torbido, spesso appartiene al partito di quelli che vorrebbero, fermare il cambiamento che, nella storia dell’uomo, genera tensioni e sofferenze, ma che è indispensabile per la crescita dell’Umanità. Diceva  Oscar Wilde: “Questa tensione è insopportabile, speriamo che duri”.

© Riproduzione Riservata
Come se fosse Antani
di Giovanna Di Marco

La ddraunàra: i racconti di Silvana Grasso

È disponibile dal 16 luglio La ddraunàra, la raccolta di racconti di Silvana Grasso, a cura di Gandolfo Cascio ed edita da Marsilio che ripubblica così due opere, Nebbie di ddraunàra (Le Tartarughe 1993) e Pazza è la luna (Einaudi 2007).
Epruno - Il meglio della vita
di Renzo Botindari

Zio Mariano era Stabile

Lui era di poche parole e ogni sua frase era una sentenza. Le persiane della sua finestra a balcone sono chiuse e sotto c’è soltanto un via vai di gente che si affanna per farsi notare.

I giannizzeri

A partire soprattutto dal 1850, il controllo del territorio in Sicilia diviene sempre più arduo per la gendarmeria borbonica. Gruppi armati dediti al malaffare, bande e banditi, nonostante l’inasprimento delle pene – il ricorso all’esecuzione diretta era prassi ordinaria - percorrevano senza molti contrasti le campagne siciliane e rendevano difficile garantire la sicurezza.
. Rosso & Nero .
di Elio Sanfilippo

Palermo fa acqua da tutte le parti, Orlando cambi tutto o si dimetta

I cittadini sono sommersi dall'immondizia, intere zone trasformate in discariche, lavori stradali che non finiscono mai, servizi pubblici che non funzionano, fino allo scandalo dei cimiteri dove non si capisce perché non si sono avviate le procedure per la costruzione del nuovo cimitero previsto dal piano regolatore.
Segreti e non misteri
di Alberto Di Pisa

Mafia e antimafia

Dovendo parlare di mafia ed antimafia non si può non andare con la mente al 10 gennaio 1987 allorquando Leonardo Sciascia rilasciò una intervista al Corriere della Sera parlando di professionisti dell’antimafia
Wanted
di Ludovico Gippetto

L’archeologia del “Do not cross” come tutela

Rubare nei siti archeologici è gravissimo. Un argomento molto caro all’archeologo Sebastiano Tusa, fermo sostenitore del principio del "Do not cross". Dove gli oggetti antichi vanno guardati ma non decontestualizzati rispetto all’ambiente di provenienza.
CapitaleMessina
di Gianfranco Salmeri

Dopo la pandemia non sarà mai come prima

Dopo una crisi così devastante come quella che stiamo superando, le cose non potranno tornare mai come prima, e non è neanche bene che ciò avvenga. Una riflessione sulla fase 2 dell'emergenza coronavirus di Gianfranco Salmeri.