Condannato l'aguzzino che violentò una dottoressa a Trecastagni. La vittima "Lasciata sola dall'Ordine dei medici" :ilSicilia.it
Catania

il fatto avvenuto l'anno scorso

Condannato l’aguzzino che violentò una dottoressa a Trecastagni. La vittima “Lasciata sola dall’Ordine dei medici”

30 Aprile 2018

È stato condannato a otto anni di reclusione Alfio Cardillo, 27 anni lo scorso anno per avere sequestrato e violentato la dottoressa Serafina Strano, 52 anni, in servizio alla Guardia medica a Trecastagni, nel Catanese.

Con il verdetto del collegio però arriva anche la denuncia della vittima: “La condanna l’ha decisa un giudice e sarà giusta, non sono un’esperta ma a me resta l’amarezza dell’assoluta indifferenza dell’Ordine dei medici di Catania che mi ha lasciata sola, senza costituirsi parte civile nel processo“.

Trovo scandalosoaggiunge  – che nonostante la mia segnalazione l’Ordine non sia stato al mio fianco, ignorando il mio caso. È l’ennesima dimostrazione che il sistema è malato“.

Cardillo, che è detenuto, ha ammesso le proprie responsabilità, sostenendo di non sapersi spiegare il perché: “Non ero io, sono veramente pentito”. Secondo la sua ricostruzione, avrebbe avuto un violento mal di denti che avrebbe tentato di sedare bevendo alcolici. Per questo sarebbe andato alla Guardia medica dove la dottoressa gli avrebbe somministrato un antidolorifico per via intramuscolo.

Secondo la Procura, Cardillo avrebbe finto di stare male e  si sarebbe introdotto nella guardia medica contando sul fatto, poi avveratosi, che la dottoressa lo avrebbe fatto entrare riconoscendolo come un paziente”abituale”. A quel punto sarebbero iniziate le violenze, durate 2 o 3 ore, finchè non sono intervenuti i carabinieri avvisati da un vicino.

Il ventisettenne, è stato pure interdetto in maniera perpetua dai pubblici uffici. Il giudice ha fissato un risarcimento del danno non patrimoniale di sessantamila euro in favore di Serafina Strano e di cinquemila per l’associazione antiviolenza e antistalking Calyspo.

 

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Sanità in Sicilia
di Salvatore Corrao

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