Confassociazioni: "Le notizie false sono un problema anche dell'economia" | VIDEO :ilSicilia.it

L'ANALISI DI FRANCEC

Confassociazioni: “Le notizie false sono un problema anche dell’economia” | VIDEO

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23 Aprile 2021

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Nelle ultime settimane l’uragano della disinformazione e delle fake news si è abbattuto con forza su molti Stati e questo sta creando notevoli danni non solo dal punto di vista sanitario, ma anche dal punto di vista economico perché i ritardi sulla vaccinazione rischiano di frenare anche la ripresa economica.

Serve un lavoro costante di buone informazioni da parte degli organi di stampa e un’assunzione di responsabilità da parte di chi gestisce le piattaforme online. Infatti, tra i principali canali di diffusione delle fake news ci sono proprio i social network e la messaggeria veloce, se consideriamo un dato tra i tanti, ovvero che in un anno sono stati rimossi 22.400 tweet falsi sull’emergenza pandemica“. Lo ha dichiarato in una nota il Presidente dell’Osservatorio sulle fake news di Confassociazioni, Francesco Pira.

Il dilagare della disinformazione ha minato la campagna vaccinale dalle fondamenta – ha proseguito Pira – poiché non solo ha minato l’utilità del vaccino, favorendo un clima di timore e di incertezza tra la popolazione, ma ha danneggiato la reputazione di chi ha investito risorse in ricerca e per mesi ha lavorato duro per trovare un antidoto al virus. È, dunque, fondamentale intervenire immediatamente e trovare un contro flusso di comunicazione per aiutare la campagna vaccinale. Come fare? Servirebbe una task force di comunicatori in grado di garantire la migliore informazione e adeguate campagne di comunicazione sociale nell’interesse sia dei cittadini che delle Istituzioni e delle Imprese“.

Una recente ricerca della London School of Hygiene and Tropical Medicine – ha proseguito il Presidente dell’Osservatorio, Francesco Pira è giunta ad una conclusione allarmante: la disinformazione potrebbe causare un calo significativo sul numero di persone disposte a sottoporsi alla vaccinazione contro il Covid-19. Tale indagine è stata condotta su oltre ottomila cittadini inglesi e statunitensi per valutare l’impatto della disinformazione sull’atteggiamento della popolazione nei confronti del vaccino“.

Stando ai risultati, prima dell’esposizione alle notizie – spiega –, il 54,1% degli inglesi e il 42,5% degli statunitensi si erano dichiarati disponibili a ricevere la vaccinazione, mentre durante la seconda intervista, a seguito della ricezione di informazioni errate o fuorvianti, i favorevoli erano diminuiti del 6,2% e del 6,4 per cento“.

Di recente, inoltre, Reputation Science ha analizzato oltre 215 mila contenuti per studiare la percezione degli italiani rispetto ai vaccini. Dall’analisi emerge che l’unico vaccino ad avere un impatto reputazionale negativo è quello di AstraZeneca, che tra il 9 febbraio e il 19 marzo 2021 ha accumulato un crollo verticale dei commenti positivi. Il dato più sorprendente però è un altro – conclude Pira –, ovvero che i vaccini che raccolgono commenti e interazioni positive sono quelli che ad oggi non sono distribuiti in Italia”.

Quanto ipotizzato diversi mesi sugli effetti negativi che le fake news avrebbero prodotto anche in un periodo così particolare quale quello che stiamo vivendo a causa della pandemia – ha concluso il Presidente di Confassociazioni, Angelo Deiananon solo si è verificato ma si è amplificato. Non certo ci meravigliamo di questo perché consapevoli che viviamo nell’era dell’informazione viralizzata e super veloce, che fin quando è positiva è strategicamente funzionale, ma quando è negativa è strategicamente inibente. Da ciò il prendere in considerazione, come ha evidenziato il Presidente Pira, una task force di comunicatori che fermino a monte la disinformazione aiutando i cittadini a vedere dove effettivamente è collocata la verità. Da parte nostra, grazie all’Osservatorio Nazionale sulle Fake News ma anche grazie alla forza della nostra rete costituita da 700 organizzazioni, l’impegno di limitare, se non stoppare la disinformazione dilagante oggi e nel futuro prossimo così che, mi auguro, il nostro esempio da goccia diventi un oceano”.

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