Confindustria in Sicilia: l'eco dei tempi di Montante e la crisi di rappresentanza :ilSicilia.it

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Confindustria in Sicilia: l’eco dei tempi di Montante e la crisi di rappresentanza

di
27 Giugno 2020
Alessandro Albanese

Che fine ha fatto Confindustria Sicilia? E’ il tormentone che dopo l’arresto dell’ex presidente Antonello Montante non ha mai smesso di frullare per la testa di tanti imprenditori dell’Isola. L’ultimo presidente dell’associazione degli industriali in Sicilia è stato Giuseppe Catanzaro, dimessosi in seguito ad alcune vicende giudiziarie (anche se sul sito dell’associazione al 26 giugno a fianco al suo nome si legge soltanto la data di entrata in carica e non quella delle dimissioni). Come se si fosse fermato il tempo nelle stanze dei palazzi dell’organizzazione che dovrebbe far pulsare il cuore dell’impresa sul territorio siciliano. Dalle dimissioni di Catanzaro, le redini dell’associazione sono in mano ad Alessandro Albanese, vicepresidente vicario di Sicindustria e di Confindustria Palermo, nonché della Camera di Commercio del capoluogo.

Nel frattempo, quattro mesi dopo l’ultima udienza, prima dell’emergenza coronavirus, è ripartito il processo ordinario a Montante. Adesso è stato riavviato nell’aula bunker del Tribunale di Caltanissetta, presieduto da Francesco D’Arrigo, il processo a carico di alcuni presunti ‘fiancheggiatori’ del cosiddetto “sistema Montante”. Tra i 17 imputati vi sono anche nomi eccellenti, come quello dell’ex presidente del Senato, Renato Schifani, l’ex direttore dell’Aisi Servizi segreti, Arturo Esposito, l’imprenditore nisseno Massimo Romano, il maggiore in congedo della Guardia di Finanza, Ettore Orfanello, e il luogotenente delle Fiamme Gialle, Mario Sanfilippo.

Sino a qualche mese fa sul sito di Confindustria nazionale si poteva leggere il protocollo legalità  siglato tra il ministero dell’Interno e l’associazione degli imprenditori, i cui contenuti sono poi stati rinnovati il 19 giugno 2012. Proprio quel protocollo era affidato alla gestione di Antonello Montante, sulla base di una specifica delega per la Legalità, istituita nel 2008 con la Presidenza di Emma Marcegaglia e riconfermata nel 2012 dal Presidente Giorgio Squinzi. L’imprenditore siciliano, diventato simbolo della lotta alla mafia e salito ai vertici di Confindustria nazionale, che è stato coinvolto in vari scandali e arrestati, e tuttora assoggettato all’obbligo di dimora in quel di Asti. Seconda domanda: ma quel documento è ancora valido?

Nel frattempo Confindustria in Sicilia con le sue varie sedi sparse per l’Isola vive comunque una momento di crisi di rappresentanza. A Palermo il dominus di Confidustria ma anche della Camera di Commercio è Alessandro Albanese,che oggi è anche il vicepresidente vicario di Sicindustria. Il padre Giuseppe è stato vice presidente dell’Associazione piccole e medie imprese, “patron” dell’industria Celf di Brancaccio e in passato ha  avuto (e superato) qualche guaio giudiziario (si è visto annullare per un vizio di forma la condanna a sedici mesi inflittagli in primo grado per favoreggiamento).

Alessandro Albanese, oltre alla sua rampante carriere tra le fila di Confindustria, ha provato più di recente a far sventolare alta la bandiera del Palermo calcio. Ma il risultato è stato un disastro. Le dichiarazioni ai giornali  dell’ex

presidente dell’U.S. Città di Palermo per pochi mesi non sono bastate a spiegare un quadro complesso, come quello che ha portato il Palermo calcio ad affondare in Serie D. Albanese doveva chiarire alcuni aspetti di quello che è successo durante i suoi due mesi da presidente del club di viale del Fante, visto anche cosa dichiarava sul gruppo Arkus non più tardi dello scorso 8 maggio 2019, quando i fratelli Tuttolomondo e company si presentarono al popolo rosanero: “Siamo nelle mani giuste. L’operazione messa a segno da Tuttolomondo è stata importante e sono spiazzato e contento per questo ruolo che sono stato chiamato a ricoprire. Abbiamo già manifestato l’intenzione di entrare nella proprietà. Siamo un gruppo di imprenditori e professionisti pronto a investire un milione e mezzo, due milioni di euro. Un modo per stare accanto alla società.“.

Il finale di questa storia purtroppo lo conosciamo tutti. Al di là delle colpe e delle responsabilità, le quali si potranno accertare soltanto nei prossimi mesi, il Palermo è affondato anche sotto i suoi occhi.

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