Conoscevo un Cinese che poi non era Veramente Cinese :ilSicilia.it

Attenzione a chi affidiamo le nostre sorti, non sempre ciò che luccica ....

Conoscevo un Cinese che poi non era Veramente Cinese

di
6 Marzo 2021

Carissimi

Conoscevo il Cinese che un giorno desideroso di possedere una Ferrari e non potendosela permettere mandò a prendere una scatola di montaggio per costruirla.

Io ero meravigliato dalla sua passione che lo portò chiuso in un garage a costruirsi una “testa rossa” esternamente somigliante in tutto e per tutto ad una preziosissima Ferrari, ma montata sul motore di una 500 FIAT vecchia da rottamare.

Che senso avesse il tutto, l’ho capito solo dopo anni crescendo, poiché non era la Ferrari in sé il problema, ma il problema del cinese, eravamo noi.

Lui non si era posto neanche i problemi della immatricolazione, non so neanche se questa auto potesse circolare, ma per camminare camminava ed era in bella mostra esposta sotto casa per strada.

Ognuno che passasse da sotto casa del cinese diceva “cavolo che bella macchina”, fortunato il possessore, solo in pochi andavano oltre pensando “ma è pazzo a lasciare quest’auto per strada?” Pochissimi pensavano, “ma quando mai hai una Ferrari e la tieni per strada? Queste auto sono a numero limitato e i possessori di Ferrari in città si conoscono tutti”.

Vuoi mettere la soddisfazione del cinese a stimolare tutto questo dibattito? Lui aveva una Ferrari, gli altri no.

Così è il nostro vivere, davanti ad un sogno proposto, quanti di noi vanno in profondità a capire la validità del sogno, l’affidabilità del sognatore, a noi basta credere che costui possa essere in grado di fare ciò che propone perché lo conosciamo, ci è simpatico, ci ricordiamo di lui da giovane e della sua bravura, ma il tempo e la realtà fanno sempre effetto, un brutto effetto e inoltre si sogna da soli, ma i progetti si realizzano grazie alla complicità degli altri.

In realtà il cinese non era realmente cinese, era più siciliano di me, ma lo chiamavamo “il cinese” per la sua figura e lui ci giocava sopra approfittandone, era lui la prima mistificazione, più che la sua auto che camminava veramente.

Ho conosciuto tanti cinesi come lui, e tantissima gente che ha creduto di fare l’affare della sua vita prendendo per il culo il cinese, ma costoro hanno solo creduto di poterlo fare senza riuscirci, poiché il nostro cinese già dal momento in cui ci ha proposto l’affare basato sulla similitudine, l’apparenza, lo stava già fregando.

Nsocchi spenni manci” e non solo negli oggetti, ma anche nei rapporti sociali e nella fiducia che nella gente proponiamo. Accreditarsi agli occhi degli altri è una cosa importante, l’affidabilità è ancora più importante del denaro, il dare una parola e saperla rispettare è l’unica ricchezza che si possa possedere.

Pertanto siamo davanti ad un gioco che in qualunque espressione della gerarchia della vita ci mette davanti al rischio di due colpe, la prima “in vigilando” ma la seconda più importante “in eligendo”, noi siamo ciò che scegliamo e siamo responsabili delle nostre azioni, ma rispondiamo anche per coloro che abbiamo scelto e qualunque operazione di immagine che ci porta a prendere le distanze postume, non ci solleva dalla nostra responsabilità, la storia più che la memoria ci giudicherà.

Non sempre arriverà lo “Zio Mario” di turno per risolverci tutti i problemi, se mai potrà esser messo nelle condizioni di farlo, a volte può essere troppo tardi poiché non ci sia stato per tempo qualcuno che si sia preso la responsabilità come Gandhi di presentarsi con le poche vesti e sorretto da un bastone a pronunciare la frase “è arrivato il momento che ve ne andiate!” Troppo tardi e anche quando, ma quanti “Zio Mario” ci dovrebbero essere sul territorio? Un abbraccio, Epruno.

 

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