Corleone, il sindaco Nicolosi si dimette dopo la furbata del vaccino :ilSicilia.it
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la decisione

Corleone, il sindaco Nicolosi si dimette dopo la furbata del vaccino

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7 Marzo 2021

Il vaccino contro il Covid-19 non gli ha garantito l’immunità dalla polemiche: per evitare le critiche non esiste preparazione biologica. È giunta al capolinea l’attuale guida dell’amministrazione comunale di Corleone (Palermo). Il sindaco Nicolò Nicolosi, 79 anni da compiere ad aprile, annuncia, attraverso la pagina Facebook, di avere convocato per domani mattina la giunta per presentare le sue dimissioni.

La decisione arriva in seguito alle diatribe suscitate dall’indagine dei carabinieri del Nas che hanno segnalato alla Procura di Termini Imerese che lui e gli assessori della sua giunta si erano fatti somministrare le dosi contro il Coronavirus, pur non rientrando tra le categorie stabilite dalla legge. E per questa vicenda è stato sospeso dall’incarico anche il direttore sanitario dell’ospedale di Corleone.

Sostiene l’assessore regionale per la Salute, Ruggero Razza: “Dalla prima ricostruzione dei fatti è emerso che il direttore sanitario dell’ospedale, in violazione della circolare emanata, ha proceduto alle dosi di richiamo a quanti, tra cui il primo cittadino, non avevano diritto neppure alla prima. È stato così violato un provvedimento regionale che è stato consolidato da una pronuncia del Tar. Per questa ragione ho dato mandato al direttore generale dell’Asp di Palermo di procedere alla sospensione del dirigente e di avviare i procedimenti disciplinari conseguenti“.

Nicolosi si difende in un primo tempo sostenendo che “il sindaco è l’autorità sanitaria del territorio: per questo mi sono vaccinato“. Motivando ieri le sue ragioni: “Avevo saputo che c’erano in ospedale delle dosi scongelate e che i beneficiari non si erano presentati. Noi amministratori siamo in prima fila e se ci contagiamo si blocca tutto”. Poi però, si sa, la notte porta consiglio: “Non ho dormito per riflettere: è giusto che io rassegni le dimissioni anche se rivendico di aver fatto la scelta corretta nel decidere di vaccinarmi insieme alla mia giunta“, dice. E osserva, rammaricato: “Corleone, però, ha bisogno di un sindaco pienamente legittimato e viste le critiche che ho ricevuto io non lo sono più come prima. Il nostro paese, per la sua storia, è un simbolo, una sorta di vetrina, e questo ancor di più mi ha convinto a fare un passo indietro in questo momento“.

Duro il commento a questa vicenda del presidente della Regione, Nello Musumeci: “Voglio esprimere la mia amarezza per quegli amministratori e per quei titolari di cariche pubbliche che ritengono di dovere anticipare il loro vaccino: non ci sono scuse e non ci sono giustificazioni. C’è un protocollo e va rispettato“, sbotta. Nicolosi, originario di Bisacquino , il comune dove nacque il regista Frank Capra, è stato deputato alla Camera e parlamentare all’Assemblea regionale siciliana dal 1986 al 2001, prima con la Dc, poi con una lista civica, ricoprendo anche la carica di assessore regionale al Bilancio, dal 2000 al 2001, nella giunta guidata da Vincenzo Leanza.

La buona politica ottiene il successo sulla protesta“. Fu questo il messaggio lanciato dopo la sua elezione a sindaco il 25 novembre 2018, con 3.587 voti in una lista civica di centro destra. Per lui quello in corso è il secondo mandato da primo cittadino, carica che aveva già ricoperto dal 2002 al 2007. Alle ultime consultazioni comunali vinse sul candidato Maurizio Pascucci che venne deferito ai probiviri ed espulso dal M5s dopo che si era fatto fotografare con il marito di una nipote del boss Bernardo Provenzano, dicendosi disposto a dialogare con i familiari dei mafiosi a condizione che prendessero le distanze dai loro parenti. Nicolosi è stato nei giorni scorsi, il promotore di un ordine del giorno per condividere la scelta del presidente della Repubblica Sergio Mattarella di affidare a Mario Draghi il compito di formare un nuovo governo.

La notizia, apparsa sulla pagina social del Comune, scatenò una serie di battute sarcastiche nei confronti dell’amministrazione: “Ah, ok. Adesso che c’e’ il vostro avallo, il governo può partire… mi sento più tranquillo“, fu uno dei tanti commenti. Ma dall’ironia, oggi si è passati alla crisi amministrativa.

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