Coronavirus al carcere di Trapani: "Detenuti messi in quarantena in celle disumane" :ilSicilia.it
Trapani

la denuncia all'associazione antigone

Coronavirus al carcere di Trapani: “Detenuti messi in quarantena in celle disumane”

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25 Maggio 2020

In merito alla emergenza coronavirus nella casa circondariale di Trapani aleggiano delle ombre. Numerosi sono i detenuti che evidenziano, a quanto pare, una crisi del covid-19 all’interno del carcere, ma al momento nessuno dato certo.  Ciò che è sicuro e che ci sono dei detenuti messi in quarantena preventiva a causa del coronavirus, i quali vengono inseriti in delle celle “disumane”. La così detta Zona Blu, in cui per lo più trovano accesso i detenuti portati in isolamento.

Proprio a dicembre 2019 l’associazione Antigone ha visitato la casa circondariale è il presidente Pino Apprendi aveva affermato ai giornalisti: “Ci sono reparti totalmente ristrutturati, dove il detenuto conduce una vita in ambienti salubri e nel rispetto anche della privacy con docce e servizi nelle celle. Al contempo ci sono reparti​ degradati, con docce esterne alle celle, in particolare nella struttura più vecchia dove le celle si affacciano su dei corridoi grandi​ e su uno spazio centrale dove regna un vociare continuo – attaccava il presidente di Antigone -. Un capitolo a parte​ va dedicato all’isolamento​ punitivo, dove le celle sono assolutamente invivibili dal punto di vista igienico sanitario, pareti sporche e il gabinetto alla turca è​ collocato nello stesso spazio senza pareti, dove vive, si fa per dire, il detenuto. Su questo punto chiederemo una ispezione​ all’Asp di Trapani“. Ed è proprio dell’isolamento punitivo che ne scrive l’avvocato Carlo (nome di fantasia per la tutela della privacy dell’assistito ndr) difensore di fiducia di un detenuto che ad oggi è in stato di custodia cautelare dal 24 maggio 2019 presso il carcere Pietro Cerulli.

Le parole dell’avvocato

“il mio assistito ha dovuto temporaneamente allontanarsi dall’istituto carcerario per essere sottoposto ad esami. Il carcerato è stato accompagnato da personale di Polizia Penitenziaria nel rigoroso rispetto dei protocolli di prevenzione attiva e passiva del contagio da covid-19 ma riaccompagnato in carcere è stato sottoposto al regime di quarantena fiduciaria mediante reclusione nella “sezione blu”. Il mio assistito ha dichiarato di essersi ritrovato senza alcun apparente motivo recluso in una piccolissima cella munita di un limitatissimo spazio calpestabile, priva di luce elettrica, scarsamente illuminata. Ha dichiarato altresì di trovarsi in evidente stress da mancanza di riposo psico-fisico, giacché il sonno notturno suo e dei suoi compagni di Sezione è sovente interrotto dalle grida e dai lamenti provenienti dagli occupanti delle celle vicine. inoltre ha assistito ad atti di autolesionismo praticati da altri detenuti occupanti quelle celle (testate alla parete). Nella sezione Blu nelle aberranti condizioni dinanzi descritte, restano ancora, numerosi detenuti, sistemati addirittura in letti a castello e dunque costretti per due settimane, ad alternarsi tra loro per stare in piedi, stante il pochissimo spazio utile a disposizione”.

Pino Apprendi: “A quanto pare non è cambiato nulla”. 

“Avevamo avuto assicurazioni da parte della direttrice del carcere Teresa Monachino che la presenza nella zona blu era solo un caso occasionale. Dopo la nostra denuncia nulla è stato fatto per evitare quegli spazi angusti. Faremo richiesta al garante Regionale e all’Asp di intervenire velocemente per capire lo stato di salute della struttura e dei carcerati”.

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