Coronavirus, gli operai Fiat di Termini Imerese: "Il commissario Arcuri ha contribuito al fallimento" :ilSicilia.it

L'ad di Invitalia è un evergreen italiano

Coronavirus, gli operai Fiat di Termini Imerese: “Il commissario Arcuri ha contribuito al fallimento”

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20 Aprile 2020

La Sicilia ricorda Domenico Arcuri molto bene. Soprattutto gli operai dello stabilimento ex Fiat di Termini Imerese.

Domenico Arcuri dal 2007 è amministratore delegato di Invitalia. Ad oggi ricopre un ruolo molto prestigioso: commissario straordinario dell’emergenza Coronavirus in Italia per volontà del Premier Conte.

Il manager calabrese di Melito Porto Salvo e neo commissario, è stato riconfermato a Invitalia per la quinta volta, appena qualche mese fa. Per molti operai dello stabilimento dell’ex Fiat di Termini Imerese lui è stato uno dei protagonisti che hanno partecipato alla morte del cantiere dello stabilimento.

Lui è una delle parti della commedia che in questi anni ha coinvolto tanti attori per il fallimento dello stabilimenti di Termini Imerese: in primis tutti i governi, nessuno escluso. Lui assieme alla Fiat e il governo Crocetta erano presenti a quello accordo che hanno sottoscritto con Blutec“. Afferma a IlSicilia.it Roberto Mastrosimone sindacalista ed operaio dell’ex stabilimento Fiat. “Il risultato? E’ la cronaca su tutti i giornali“.

“Lui da sempre ha attraversato tutti i governi anche quelli tecnici. Diciamo che è sempre stato lì. Io me lo ricordo dal 2009. Anche  per il fallimento dell’accordo con DR motors era lì”. Dubbi nomi, chiacchiere e fallimenti dichiarati: dalla molisana DR Motor della famiglia Di Risio a fantomaci gruppi cinesi fino a Blutec, la società del gruppo Metec di Rivoli. Ma a quanto pare Invitalia o taceva o le sue rassicurazioni erano errate gestendo le pratiche in qualità di advisor per conto del Ministero dello Sviluppo economico. Punti interrogativi esplicati più volte oltre che dai sindacati anche da Pino Apprendi, ex deputato regionale del Pd ed ex vice presidente della commissione Attività produttive dell’Ars. Apprendi da anni segue la vicenda dello stabilimento di Termini Imerese. “Il problema è stato affidare la gestione del bando per le manifestazioni di interesse a Invitalia. Un carrozzone romano che ha dimostrato di non essere all’altezza del compito assegnato”. Affermava ai giornalisti l’ex deputato di Palazzo dei Normanni.

L’ultima vicenda dopo il nulla a Termini Imerese

Invitalia e Blutec, azienda specializzata nella produzione di componentistica per il settore automotive nel 2016 hanno firmato un contratto di sviluppo per riconvertire e riqualificare il polo industriale di Termini Imerese.

L’accordo è stato siglato a Roma da Domenico Arcuri, amministratore delegato di Invitalia, e Cosimo Di Cursi, amministratore unico di Blutec.

L’investimento complessivo è di 95,8 milioni di euro, di cui 71 concessi da Invitalia (67 milioni sotto forma di finanziamento agevolato e 4 milioni come contributo in conto impianti). Almeno 16 dei 21 milioni di euro di soldi pubblici versati alla Blutec, l’azienda che avrebbe dovuto gestire il rilancio dello stabilimento ex Fiat di Termini Imerese, sono stati invece impiegati in altri impianti per l’acquisto di beni, come ad esempio un software.

A questa conclusione sono giunte le indagini della guardia di finanza di Palermo che hanno portato agli arresti domiciliari per Roberto Ginatta – buon amico e socio in affari di Andrea Agnelli – e Cosimo di Cursi, rispettivamente presidente del consiglio di amministrazione e amministratore delegato proprio della Blutec.

I riscontri finanziari, le perquisizioni, una consulenza tecnica e l’assunzione di informazioni nei confronti di dipendenti e fornitori della Blutec hanno fatto emergere come i finanziamenti statali, attraverso Invitalia, per la riconversione di Termini Imerese non siano in realtà, questa l’accusa, mai stati impiegati per i fini progettuali previsti, né restituiti a scadenza delle condizioni imposte per la realizzazione del progetto (31 dicembre 2016, termine poi prorogato fino al 30 giugno 2018). A tutt’oggi, nonostante la revoca del finanziamento intervenuta a aprile del 2018, le procedure di restituzione a quanto pare non sono state ancora avviate.

Ad oggi è tutto fermo siamo in amministrazione straordinaria. Dipendiamo dal Mise e da Invitalia. Dipende esclusivamente dalla politica trovare nuovi investitori per Termini Imerese. Gli stabilimenti sono proprietari del governo di Roma. Attendiamo il rinnovo dell’accordo di programma. Da parte nostra c’è una grande disponibilità di guardare anche altri sistemi produttivi. Ci vuole la volontà politica e la ricerca di imprese serie. Perché in 10 anni, Invitalia inclusa ci hanno preso in giro tutti i giorni”. Conclude Mastrosimone.

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