Coronavirus, palermitana a Londra: "Ho febbre alta e tosse, ma qui il governo se ne frega" :ilSicilia.it

la testimonianza di chiara

Coronavirus, palermitana a Londra: “Ho febbre alta e tosse, ma qui il governo se ne frega”

17 Marzo 2020

Nemmeno i medici del Nhs (sistema sanitario inglese) sanno se Chiara abbia o meno il Covid-19. Perché il governo inglese ha deciso di effettuare ai residenti in Inghilterra il tampone faringeo il meno possibile. Nel referto medico rilasciato a Chiara ci sta scritto dagli operatori sanitari: “Covid-19 ?”.

Stiamo parlando di una delle tante storie di Coronavirus che attanaglia le vite di tutti. Questa volta siamo esattamente a

Chiara con una amica a Londra

Londra. L’Oms ha dichiarato la pandemia ma sembra proprio che il premier Boris Johnson faccia orecchie da mercante e non si crei il problema di ciò che sta succedendo tra la gente e nei paesi europei. Ma l’Europa per l’Inghilterra non è più un problema di cui farsi carico dopo che proprio il Regno Unito ha detto “ciao ciao” in modo concreto all’UK qualche tempo fa.

Johnson ha esortato d’ora in poi gli inglesi a “uscire di casa solo per i servizi necessari o per esercizi fisici ben distanziati dalle altre persone, a ridurre gli spostamenti all’interno del Paese, lavorare da casa per quanto possibile e limitare drasticamente i contatti e i luoghi pubblici, e quindi i tradizionali pub, discoteche, ristoranti, cinema, teatri“. Tutti locali che però in teoria potranno rimanere aperti, così come le scuole di ogni sorta, almeno per ora, a differenza di quasi tutti gli altri Paesi europei: “Ora non è il momento di simili decisioni, ma magari in futuro sì“, ha detto Johnson.

Referto medico Nhs

Ecco perché ieri sera il premier ha annunciato in conferenza stampa a Downing Street nuove misure “urgenti e draconiane” per fermare l’epidemia del Coronavirus in Regno Unito, dove i morti oggi sono diventati 55 (venti in più rispetto a ieri) e i contagi totali 1.543. Ma è difficile dire quanto questi provvedimenti siano davvero “draconiani”. Come è difficile riuscire a capire con esattezza, stando alle parole di Chiara, quanti siano davvero i numeri dei contagiati e dei morti in Inghilterra.

Chiara Ficarra è una palermitana che vive a Londra da molti anni. Tranne un breve periodo che ha deciso di tornare nel capoluogo siciliano.

Ma la sua passione per la cultura inglese e per la Regina gli ha fatto prendere l’ennesima decisione di abbandonare la Sicilia per tornare in UK proprio la scorsa estate. Lavora come business development manager per un badbank nel settore delle vendite alberghiere ed è chiusa in casa da più di una settimana. Molto probabilmente ha contratto il Covid-19. Anche la sua coinquilina: Silvia, anche lei italiana, ed è un architetto.

Qui non si è fermato nulla. Sta in base alla discrezione della gente se rimanere a casa o meno. Circa una settimana fa il mio capo, capendo che qui la situazione è stata sottovalutata ha deciso di far lavorare l’azienda in smart working. In contemporanea a me venne una fortissima influenza. Prima la vita la gestivo normalmente come ad oggi tutta l’Inghilterra sta facendo. Prendevo la metropolitana andavo ai concerti, lavoravo”. Racconta Chiara a ilSicilia.it. “Sono rimasta in uno stato di semi incoscienza per tre giorni circa con febbre alta, tosse, mal di gola, diarrea. Non auguro a nessuno questa brutta esperienza”, afferma la giovane palermitana.

Chiara sottolinea la inconsistente presenza della rete ospedaliera nei confronti di chi ha contratto il virus o quantomeno ha dei segnali evidenti da doversi mettere in allarme. “Sia io che Silvia abbiamo compilato attraverso il sito della Nhs un form per ricevere assistenza sanitaria domiciliare. La risposta da parte dell’azienda è stata quella che entro 24 ore dovevamo ricevere un medico presso la nostra dimora. Non abbiamo mai avuto alcuna risposta”.

Ma non finisce qui. Chiara nel frattempo entra in contatto con il suo medico curante di Palermo che le prescrive una cura di antipiretici e integratori. Non perdendosi d’animo, chiama il numero telefonico: 111 (il numero d’assistenza ospedaliera). Dopo un’ora di attesa, l’operatore non ha dato nessuna soluzione a Chiara se non quella di: “rimanere a casa

Dopo una lotta infinita tra chiamate e molta rabbia, Chiara qualche giorno fa riesce a ricevere una visita medica presso la propria dimora. “Non avevano nemmeno il copri scarpe sterile. Non mi hanno fatto nessun tampone. Hanno soltanto visto l’ossigenazione del sangue. Una stretta di mano e tanti saluti”.  Sbotta Chiara.

La gente con il Coronavirus muore, per me ad oggi è pesante essere in questo stato di salute. Credo che un anziano non ce la potrebbe fare. Noi viviamo a casa sterilizzando tutto con Amuchina, candeggina, indossiamo le mascherina. Stiamo adottando tutte le misure precauzionali. La storia è molto seria. Vivere in un Paese che se ne strafotte della salute del cittadino è davvero pericoloso. Io sono una grandissima fan della Regina Elisabetta. Io vivo in questo paese perché adoro la Regina. Pensavo – conclude – che potesse adottare delle parole forti in merito a questa situazione. Invece No”.

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