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le parole di un immigrato palermitano

Coronavirus, siciliano a Londra: “Qui prima il business che la salute. Nessuna tutela”

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19 Marzo 2020

Londra pare sia pronta per il lockdown mentre il governo prepara il decreto di emergenza per prevenire la diffusione del coronavirus. Fonti vicine all’ufficio del sindaco affermano che si aspetta un arresto della capitale britannica nei prossimi giorni. Probabilmente venerdì 20 marzo.

Il decreto in merito all’emergenza del Coronavirus conferirebbe al governo poteri per “chiudere i locali” e “limitare o vietare eventi e riunioni”, compresa la limitazione delle reti di trasporto e la chiusura delle scuole. A Whitehall si inizia a capire che la richiesta del premier Boris Johnson di qualche giorno fa di evitare la frequentazioni di pub e ristoranti e di lavorare da casa è ignorata in gran numero.

I nuovi dati di Transport for London mostrano un calo del 19 percento nei viaggi in metropolitana, ma solo una riduzione del 10 percento sugli autobus, mentre i rapporti aneddotici suggeriscono che alcuni pub restano affollati la sera. Bocche cucite al momento a Downing street ma i negozi del centro di Londra iniziano a chiudere e a licenziare numerosi lavoratori tra cui italiani. Marchi di lusso a Bond Street abbassano le proprie saracinesche. Chiuso Tommy Hilfiger, Selfridges, Barbour e tanti altri in tutta Londra. Numerosi gli italiani che sono stati licenziati o che in modo autonomo hanno preferito mettersi in quarantena capendo che la situazione nel Regno Unito non è poi così facile come sembra in merito al covid-19.

Domani la mia azienda chiuderà a tempo indeterminato. Di fatto sono un disoccupato. Come me siamo in tanti in questa situazione”. Afferma Giorgio (nome di fantasia per proteggere la privacy  e per paura di ritorsioni lavorative in Uk ndr). Il giovane siciliano si è trasferito a Londra 4 anni fa. Ad oggi fa l’assistant manager per un marchio d’abbigliamento molto famoso nel Regno Unito. “La mia ragazza lavora in smart working ma non tutti hanno questa fortuna. Né la mia azienda mi garantisce una cassa integrazione in quanto qui a Londra non esiste questa forma di assistenzialismo per i dipendenti. E chi in queste settimane ha deciso di rimanere in quarantena può permetterselo economicamente. Ho visto colleghi che con la febbre a 38.5 rimanere in servizio. La gente qui non usa mascherine. In tutto questo se mi permetto di parlare in italiano per le strade di Londra si allontanano da me come se fossi un appestato“.

Giorgio racconta che i dati che ha emesso il governo inglese in merito all’epidemia sul coronavirus sono poco trasparenti. “Una città che accoglie tra residenti e gente che transita intorno ai 10 milioni di persone è impossibile avere circa duemila contagiati”.

Giorgio è molto critico in merito alle misure – quasi nulle – adottate da Johnson in questi giorni mentre l’Italia e tutta Europa correva ai ripari. “Con la Brexit, Londra non può permettersi di chiudere tutto. E’ solo un problema di business ed economia. La nostra salute è continuamente messa a repentaglio per un problema soltanto economico. Siamo come gli agnelli da sacrificare a Pasqua”.

Per l’assistent manager non è facile rimanere a Londra senza un reddito. Pagare l’affitto e vivere. Ma la situazione è molto complicata perchè “anche se volessimo tornare giù in Sicilia al di là del costo del ticket aereo devo tenere conto che eseguo un vero e proprio trasloco. Impossibile logisticamente al momento”.

Stando alle parole di Giorgio la società inglese vuole soltanto “man up”, ossia “uomini duri”. Ma per il giovane siciliano è soltanto un problema di “soldi come priorità su tutto. Anche sulla salute”. Le parole di Johnson sono state chiare” afferma l’assistant manager. Proprio in questi giorni il premier ha dichiarato alla stampa: “Voglio essere onesto con voi, onesto col popolo britannico: molte famiglie, molte altre famiglie perderanno prematuramente dei loro cari” a causa del coronavirus.

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