20 Marzo 2019 - Ultimo aggiornamento alle 12.55
Messina

i due sono stati posti ai domiciliari

“Corruzione”, arrestati l’imprenditore Ezio Bigotti e un tecnico petrolifero Eni

22 Febbraio 2019

I finanzieri del Comando Provinciale di Messina hanno arrestato Ezio Bigotti, imprenditore piemontese, presidente del gruppo immobiliare STI aggiudicatario di numerose commesse della Centrale acquisti del Tesoro (Consip) e Massimo Gaboardi, ex tecnico petrolifero Eni.

Sono accusati di corruzione in atti giudiziari e falso ideologico commesso da pubblico ufficiale.

Il procedimento è legato all’inchiesta della Procura di Messina, guidata da Maurizio de Lucia, sul cosiddetto “Sistema Siracusa” che, a febbraio dell’anno scorso, ha portato all’arresto di 13 persone accusate di far parte di un “comitato di affari” capace di condizionare indagini e procedimenti giudiziari.

L’indagine coinvolse, oltre all’ex pm di Siracusa Giancarlo Longo, gli avvocati Piero Amara e Giuseppe Calafiore che da mesi collaborano coi magistrati.

L’inchiesta a carico di Bigotti avrebbe fatto emergere una serie di presunti illeciti che i due avvocati avrebbero commesso con la complicità dell’ex pm Longo e di alcuni consulenti della Procura di Siracusa nominati dal magistrato per favorire, secondo gli investigatori, l’imprenditore piemontese nell’ambito degli accertamenti che venivano svolti su imprese a lui riconducibili dalle Procure di Torino, Roma e Siracusa.

Bigotti sarebbe stato “aiutato” anche in sede tributaria all’esito della richiesta di voluntary disclosure avanzata da una società del suo gruppo in relazione ad accertamenti dell’Agenzia delle Entrate.

L’inchiesta avrebbe anche fatto luce su una complessa operazione giudiziaria pianificata dall’avvocato Amara, e realizzatasi grazie alla presunta complicità di Longo, finalizzata ad ostacolare un’indagine svolta dalla Procura di Milano nei confronti degli ex vertici dell’Eni.

Bigotti e Gaboardi sono stati posti ai domiciliari. Grazie all’intervento dell’ex pm di Siracusa Giancarlo Longo, già arrestato per corruzione, l’imprenditore piemontese Ezio Bigotti avrebbe ottenuto l’archiviazione di un’indagine per reati tributari aperta a suo carico.

A raccontare la vicenda ai pm messinesi titolari del procedimento sarebbero stati gli avvocati Piero Amara e Giuseppe Calafiore che, dopo essere stati arrestati nell’ambito di una indagine che ha svelato un comitato di affari che pilotava le indagini alla procura di Siracusa con la complicità di Longo, stanno collaborando con gli inquirenti. I due legali hanno, con le loro rivelazioni, consentito di svelare una serie di corruzioni giudiziarie al Consiglio di Stato e al Consiglio di Giustizia Amministrativa della Sicilia.

L’avvocato Amara avrebbe comunicato a Longo che il fascicolo stava arrivando al suo ufficio. I due avrebbero concordato la nomina di consulenti ad hoc che avrebbero “aiutato” ,con perizie di favore, il magistrato ad archiviare l’indagine. Bigotti, ex titolare del gruppo STI e legale rappresentante della Exitone, era stato presentato da Amara a Calafiore come uno dei suoi migliori clienti. Secondo un metodo consolidato i legali si sarebbero messi a disposizione dell’imprenditore per “sistemare” le inchieste a suo carico.

Calafiore avrebbe raccontato ai pm che per la vicenda Bigotti aveva ricevuto da Amara 20 mila euro da dare al pm Longo in quattro mazzette da 5 mila euro con banconote da cinquanta euro. L’ex magistrato, che nel frattempo ha patteggiato una condanna a 5 anni per corruzione, avrebbe ritirato il denaro, messo in una busta, nel suo bagno privato in Procura.

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