Corruzione all'Anas, scatta il blitz: nove arresti a Catania fra colletti bianchi | I NOMI :ilSicilia.it
Catania

L'indagine "Buche d'oro"

Corruzione all’Anas, scatta il blitz: nove arresti a Catania fra colletti bianchi | I NOMI

30 Novembre 2019

Blitz della Guardia di finanza stamattina all’alba nei confronti di nove persone, fra funzionari dell’Anas di Catania e imprenditori, accusati di corruzione. In sei sono finiti in cella, mentre altri tre sono stati posti ai domiciliari. 

E’ il terzo filone dell’inchiesta che ha già fatto scattare nei mesi scorsi altri provvedimenti cautelari, diretti a funzionari Anas e imprenditori, coinvolti in lavori di rifacimento stradale.  L’indagine ‘Buche d’oro riguarda appalti per milioni di euro che hanno portato in passato all’emissione di altre nove misure restrittive.

L’accusa per gli arrestati è di “corruzione perpetrata nell’esecuzione di lavori di rifacimento delle strade affidati ad Anas spa (sede compartimentale di Catania), nonché nella sostituzione di barriere incidentate e nella manutenzione delle opere in verde lungo le medesime arterie”.

Un giro di mazzette che avrebbe, dunque, coinvolto colletti bianchi dell’Anas e imprenditori: in cambio delle tangenti che sarebbero state intascate da vertici dell’Anas, gli imprenditori avrebbero potuto risparmiare sui materiali, sicuri che qualcuno avrebbe chiuso un occhio.

Due degli appalti finiti sotto i riflettori dei finanzieri riguardano i lavori di rifacimento stradale di un tratto delle strade provinciali Sp 24 ed Sp57 nei pressi del comune di Ragalna, interessate dal Giro d’Italia 2018: per questi tratti sarebbe stata versata una tangente da 60mila euro.

Fra gli arrestati, Giorgio Gugliotta, funzionario Anas che alcuni giorni fa è stato spostato negli uffici dell’azienda.

LA PROCURA: “TANTA AMAREZZA”

Vi è un retrogusto molto amaro. Non vi sono stati soggetti che hanno dall’interno segnalato i fatti nonostante le leggi che consentono l’anonimato, non vi sono state stazioni appaltanti che dovevano controllare che abbiano esercitato questi controllo”. Così il procuratore di Catania Carmelo Zuccaro sulla terza tranche dell’inchiesta ‘Buche d’oro’ per corruzione all’Anas di Catania su indagini del nucleo Pef della guardia di finanza.

Carmelo Zuccaro
Carmelo Zuccaro

“Non vi è dubbio che al di là della sistematica violazione da parte di tutti i vertici dell’area compartimentale di Catania – aggiunge il procuratore – vi è anche una maggiore responsabilità delle stazioni appaltanti perché, quantomeno, l’anomalia dei ribassi avrebbe dovuto indurre a dei maggiori controlli. Questi episodi hanno fatto in modo che Anas sia intervenuta in maniera decisa: bonificando e azzerando l’area dei vertici dell’area compartimentale di Catania. Li hanno sistematicamente sostituiti con persone che in gran parte vengono da fuori così come noi auspicavamo e che sembrano in grado di poter iniziare un nuovo corso a Catania. Amarezza tanta ma la constatazione che c’è la volontà di cambiare“.

“Il Paese – ha osservato il procuratore di Catania – non può più tollerare questa sistematica spoliazione delle poche risorse pubbliche per avere dei lavori che non soltanto sono fatti male, ma che espongono al rischio la sicurezza degli utenti“.

I NOMI

I nuovi fatti corruttivi riguardano persone già raggiunti da precedenti misure cautelari (per l’Anas Riccardo Carmelo Contino, Giuseppe Panzica e Giuseppe Romano già ai domiciliari, destinatari oggi di analoga misura; per le imprese corruttrici, vi è Pietro Matteo Iacuzzo, rappresentante legale della “Isap srl” di Termini Imerese, già ai domiciliari e, da oggi, ristretto in carcere), si registra il coinvolgimento di ulteriori responsabili di corruzioni perpetrate nell’ultimo biennio: Giorgio Gugliotta, 45 anni, dipendente Anas, capo nucleo del Centro di manutenzione diretto dal geometra Contino; Amedeo Perna, 50 anni, dipendente della Ifir tecnologie stradali srl, con sede a Milano; Santo Orazio Torrisi, 62 anni, rappresentante legale della Sicilverde srl, con sede ad Aci S. Antonio (CT); Giuseppe Ciriacono, 51 anni, padre del rappresentante legale della Ital costruzioni group srl, con sede a Caltagirone (CT); Vincenzo Baiamonte, 63 anni, già dipendente della Safe roads srl, con sede a Misilmeri (PA).

Baiamonte risulta, dal 2019, dipendente della Truscelli Salvatore srl, con sede a Caltanissetta. Truscelli, lo scorso 18 ottobre, era stato sottoposto ai domiciliari perché sorpreso dai finanzieri a consegnare, tra l’altro, negli uffici dell’Anas, una tangente di diecimila euro in contanti.

I DETTAGLI

È Amedeo Perna, 50 anni, della Ifir Tecnologie stradali srl, con sede a Milano, e che si occupa di costruzione di strade, autostrade e piste aeroportuali, il napoletano arrestato dalla guardia di finanza nell’ambito dell’inchiesta ‘Buche d’oro’ per presunti casi di corruzione all’Anas di Catania.

Il faro della Procura distrettuale di Catania, nel suo caso, è stato acceso sui lavori di ‘manutenzione ordinaria delle opere di sicurezza lungo le SS 114 Orientale Sicula, 194 Ragusana, 114dir Costa Saracena e 193 di Augusta’ per la sostituzione di barriere incidentate o inadeguate. Il lavoro era stato aggiudicato con un ribasso del 25% per 150 mila euro, iniziato nell’aprile 2018 e si è concluso nel febbraio 2019.

Nella circostanza, i funzionari Anas corrotti favorivano la registrazione in contabilità della sostituzione di barriere mai avvenuta. Questo, secondo quanto ricostruito dagli stessi pubblici ufficiali, alcuni dei quali stanno collaborando, poteva avvenire in quanto vi sarebbero state barriere di sicurezza in buone condizioni che non andavano sostituite.

Il risparmio di costi a vantaggio dell’azienda aggiudicatrice era di circa 90.000 euro che avrebbero fruttato ai 3 funzionari una ‘tangente’ di 30.000 euro. L’accordo però, per difficoltà dell’impresa coinvolta, non si concretizzava nella sua interezza, ma con il solo pagamento di 5.000 euro. A ‘garanzia’ della Ifir sarebbe intervenuto altro imprenditore per ‘assicurare’ ai funzionari Anas l’integrale versamento della ‘mazzetta’. Quest’intervento permetteva all’impresa corruttrice di portare fino al termine il suo progetto illecito pur non essendo poi in grado di assolvere all’impegno di pagare l’intera tangente pattuita di 30 mila euro.

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