Cosa Nostra e le sue macerie. L'albergo di Grigoli a Castelvetrano verrà raso al suolo :ilSicilia.it
Palermo

L'imprenditore era il braccio economico di Matteo Messina Denaro

Cosa Nostra e le sue macerie. L’albergo di Grigoli a Castelvetrano verrà raso al suolo

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30 Dicembre 2016

Arrestato nel 2007 e condannato in Cassazione a 13 anni di galera. Per i giudici di mezza Italia, Giuseppe Grigoli era di più che un semplice prestanome per il latitante Matteo Messina Denaro e ancora oggi, alle soglie del 2017, il suo nome non è passato in archivio. Sarà demolita nelle prossime settimane una delle strutture confiscate all’ex re dei supermercati, esclusivista del marchio Despar nella Sicilia occidentale e sono ancora alla ricerca di una collocazione 44 dei lavoratori coinvolti nel commissariamento della 6Gdo, la holding della grande distribuzione di Castelvetrano.

grigoli-dentroA disporre la demolizione dell’ex Zeus Hotel , su richiesta del sindaco Felice Errante, è l’Agenzia Nazionale per i beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. L’immobile si trova in via Vittorio Veneto e negli anni settanta e ottanta era diventato il simbolo del boom commerciale di Castelvetrano. La distruzione dell’hotel costerà attorno ai 150 mila euro e riguarderà anche lo smaltimento di materiale come eternit e amianto. Per il primo cittadino castelvetranese si tratta di un’opportunità per “riqualificare un contesto urbano dove insistono diversi beni demaniali e le spese per la demolizione e lo smaltimento degli inerti saranno interamente coperti con i fondi dell’Agenzia dei beni confiscati”.

patrizia-dentroA settembre i beni (del valore di 700 mln di euro) dell’imprenditore, tuttora in carcere, sono stati definitivamente confiscati, passando tra le proprietà dello Stato ma ancora oggi la sua figura è avvolta da un alone di mistero. Grigoli era un punto nevralgico degli affari del latitante. Questo è un fatto noto tanto che alcuni pezzi della Cosa Nostra siciliana volevano dargli una lezione in carcere. Il dato emerse nell’indagine che portò all’arresto della sorella del capomafia, Patrizia Messina Denaro (recentemente condannata in Appello a 14 anni di reclusione). Il marito della donna, Vincenzo Panicola (già in carcere per mafia) si diceva pronto ad eseguire la mattanza, ma l’allarme arrivò chiaro: Grigoli non si tocca perchè se parla, per noi è finita. Un punto di snodo, maggiormente avvalorato dalla figura di Domenico Scimonelli, imprenditore arrestato nell’agosto 2015 nell’ambito dell’operazione Ermes, che a Partanna gestiva un supermercato della Despar. L’uomo lo scorso maggio è stato condannato a 17 anni di galera e tuttora è imputato con l’accusa di essere il mandante di un omicidio di un ladruncolo avvenuto nel 2009. Secondo gli inquirenti Scimonelli era un altro bancomat del latitante ed era lui a gestire i suoi affari in Svizzera. Questo probabilmente Grigoli lo sapeva ed era per questo che non andava toccato.

A Trapani lo scorso settembre gli agenti di Polizia, Guardia di Finanza e Carabinieri hanno sgomberato un supermercato di riferimento in Via Archi, una delle arterie principali e stamane la Cgil e la Uil hanno lanciato un grido d’allarme per 44 lavoratori tuttora senza occupazione. Sono gli ex dipendenti del Cedi, il centro di distribuzione che riforniva tutti i supermercati legati alla holding. I sindacati inoltre esprimono preoccupazione anche per i 10 lavoratori che lo scorso giugno hanno esaurito la mobilità. “A oggi – dice una nota – mentre i supermercati sono stati rilevati dal gruppo Esse Emme Srl, per il Centro distribuzione si attende di conoscere il nome dell’azienda che lo rileverà”. E’ il nodo è sempre il medesimo. A chi finiscono i beni confiscati? Una parte di quelli della 6Gdo li voleva afferrare una società che gli agenti del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza, ritenevano nelle disponibilità di Vito Marino, condannato assieme al cugino Salvatore per la Strage dei coniugi Cottarelli a Brescia, entrambi tuttora latitanti. La società si chiamava Ma.Mo e secondo gli inquirenti veniva promossa da Marino con il “coinvolgimento” di un ex dipendente di una Cantina poi finita sotto sequestro e con la mediazione di due personaggi. Uno era Aldo Mario Ranno, utile per l’accreditamento nei confronti dell’amminsitratore giudiziariao della 6Gdo, e un altro era il faccendiere Paolo Ruggirello (cugino del deputato) condannato per truffa e collaborante con i magistrati nell’affaire della Banca di Credito cooperativo di Paceco. Roba d’archivio, utile per il 2017.

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