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Palermo

Dopo l'inchiesta de ilSicilia.it

Costa Sud Palermo, parco “contaminato e a rischio per l’uomo”: il dossier che volevano nascondere | FOTO

23 Novembre 2018
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All’ex mammellone di Acqua dei Corsari «è stata effettivamente verificata la presenza di agenti inquinanti».

Altro che “c’è solo terra, tanta terra”. Con questa frettolosa (e poco lungimirante) previsione, alcuni leoni da tastiera avevano archiviato velocemente sui social network le inchieste de ilSicilia.it sui rifiuti speciali e le denunce piovute ad Asp, Arpa e Capitaneria di Porto di Palermo. “False denunce. Evidentemente ci sono imbroglioni che ingannano giornali e siti. E qualcuno ci casca non facendo le dovute verifiche”, scriveva un cronista di Palermo.

mammelloneNoi invece, le dovute verifiche le avevamo fatte. E i fatti ci hanno dato ragione: proprio l’altro ieri infatti la Giunta Comunale di Palermo ha approvato il progetto di fattibilità (ex preliminare), denominato “Messa in sicurezza e ripristino ambientale dell’ex discarica di Acqua dei Corsari”. Costo complessivo: 11 milioni di euro, ottenuti col bando regionale relativo a interventi di “Bonifica di aree inquinate – PO FESR Sicilia 2014-2020 – Asse 6 – Azione 6.2.1”.

«Dopo i primi lavori di sistemazione – si legge nella nota di Palazzo delle Aquile – l’area è stata oggetto di una Analisi di rischio finalizzata a verificarne la contaminazione e l’eventuale pericolo per la fruizione umana. A seguito dei controlli, è stata effettivamente verificata la presenza di agenti inquinanti».

Risultati Analisi del Rischio
Risultati Analisi del Rischio

IlSicilia.it quindi aveva scritto giusto. Non abbiamo fatto inutili allarmismi, ma abbiamo raccontato i fatti, confermati dai vertici della Capitaneria lo scorso aprile 2018 (LEGGI QUI).

«I rifiuti speciali, seppur assenti in superficie – spiegavano – potrebbero essere ancora nascosti al di sotto del terreno, coperti da anni di scarichi industriali, edilizi, storicamente noti». Da qui l’esigenza dell’Analisi del Rischio (AdR) e la caratterizzazione del terreno.

Alcuni residenti e associazioni della zona di via Messina Marine avevano perfino denunciato e ipotizzato alti tassi di morte per tumore nella zona.

Adesso finalmente l’AdR è stata fatta e l’esito è sconcertante.

Il mammellone di Acqua dei Corsari negli anni 80, foto Emanuela Alaimo
Il mammellone di Acqua dei Corsari negli anni 80, Foto: Emanuela Alaimo

Ecco cosa si legge nelle conclusioni: l’Analisi «ha restituito come risultato la presenza di rischio non accettabile per i bersagli umani e la falda esposti alle concentrazioni rappresentative in sorgente di Piombo, Arsenico e Stagno per le matrici insature e di diversi idrocarburi per la matrice satura sottostante l’Area 1 (cap. 7 della relazione di AdR)” confermando “la effettiva contaminazione del sito e la sussistenza di rischi al di sopra della soglia di accettabilità definita dalla normativa di settore” e “suggerisce di intervenire con misure di messa in sicurezza permanente volte a interrompere il contatto tra la sorgente e i bersagli esposti”.

Il progetto – adeguato alla Conferenza di Servizi istruttoria del 14.11.2018 e coordinato dal RUP Arch. Giovanni Sarta – prevede la realizzazione di “barriere passive, membrane e strati di copertura che impediscano sia i rischi per l’uomo, sia l’infiltrazione degli agenti inquinanti verso il mare”. 

Nella Delibera di Giunta si legge ancora: «Nonostante il permanere delle criticità di un contesto originato e modellato dai rifiuti dei lavori edili (…) l’area, di oltre dieci ettari, a seguito della sua sistemazione a Parco, recentemente intitolato a Libero Grassi, è di grande suggestione paesaggistica, per le vedute del golfo di Palermo, e si presta all’uso collettivo, per le attività ludico-ricreative». 

Ecco perché ai fini del ripristino ambientale del sito, si prevede anche “la messa a dimora di alcune specie vegetali”.

mammellone

E in particolare:

  • 100 alberi ad alto fusto: Populus Alba (Pioppo bianco) foglia caduca, foglia bicromatica; Phitolacca Dioica (Fitolacca) sempreverde con tenue fioritura; Fraxinus Angustifolia (Frassino Meridionale) foglia caduca, produzione manna.
  • 200 alberi di medie/piccole dimensioni: Arbutus Unedo (Corbezzolo) sempreverde con abbondante fioritura e fruttificazione; Cercis Siliquastrum (Albero di Giuda) deciduo, abbondante fioritura rosa carico; Fraxinus Ornus (Orniello) sempreverde, produzione di manna; Phillyrea Angustifolia (Oleastro) sempreverde, tipico della macchia mediterranea; Tamarix Gallica (Tamerici) tipico di ambienti salmastri; Acacia dealbata (Mimosa) dall’abbondante fioritura gialla.
  • 2.500 piante in vaso tra cui palme nane.
  • 1.200 fioriture e aromatiche (rosmarino, oleandro, salvia).
  • 80.000 erbacee perenni e tappezzanti.

Desolante il quadro evidenziato nella relazione ambientale:

«La presenza di dette discariche ha provocato un cambiamento della morfologia dei luoghi, sia diretta, con la formazione di promontori artificiali nei luoghi di conferimento, che indiretta, ancora oggi in atto, con la formazione di spiagge tra una discarica e l’altra, generate dal trasporto solido dei materiali erosi dalle discariche, con complessivo avanzamento della linea di costa. Ciò ha comportato lo stravolgimento delle caratteristiche sedimentologiche e biologiche dei fondali antistanti.

Oggi i fondali sono quasi interamente occupati da una spessa coltre di sedimenti sabbio-fangosi, che hanno sepolto e distrutto le originarie biocenosi, abbassando drasticamente la biodiversità dei siti. L’eccessivo degrado paesaggistico e delle componenti ambientali ha rappresentato, anche, un significativo ostacolo all’allocazione di progetti di sviluppo locale.

Emerge la desolante espressione di un paesaggio che è stato originato e modellato solo dai rifiuti e da un’incontrollata molteplicità di usi privati della sua superficie. Conseguenza diretta di ciò è stata la progressiva riduzione qualitativa e quantitativa delle marinerie da pesca e la pressoché totale scomparsa di attività ricreativo-balneari.

L’area interessa un ampio promontorio che si estende oltre gli insediamenti edilizi presenti su bordo strada, di forma curvilinea, che avanza verso il mare, che raggiunge un’altezza di circa ml 18 e possiede ed un’ampiezza massima di circa ml 280 dalla strada. Detto promontorio è totalmente artificiale, in quanto formato dalla ex discarica di inerti».

Altro che solo terra! Altro che mancata vigilanza del sito: quello che si è scoperto, è sepolto lì da decenni. Insomma, una fotografia inquietante che forse qualcuno voleva non fosse scoperta, lasciando la polvere sotto al tappeto.

 

 

LEGGI ANCHE, LE TAPPE DELL’INCHIESTA:

PARTE 1. Rifiuti speciali e tumori, lo strano caso della Costa Sud. La denuncia: “È una bomba ecologica”

PARTE 2. ESCLUSIVO. Rifiuti speciali e tumori. Capitaneria apre un dossier sulla Costa Sud: l’ipotesi è mandare tutto in Procura

PARTE 3. Costa Sud, rifiuti speciali e tumori: prosegue l’inchiesta. Capitaneria avverte l’Asp e l’Arpa

PARTE 4. Costa Sud, rifiuti speciali e tumori. Le associazioni dei cittadini scrivono al Prefetto

PARTE 5Costa Sud, dall’Ars ok alle indagini sul “mammellone” di Acqua dei Corsari

Costa Sud, dall’Ars ok alle indagini sul “mammellone” di Acqua dei Corsari

 

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