"Cotolette di melanzane": che bell’invenzione | LA RICETTA :ilSicilia.it

Un piatto della nostra tradizione

“Cotolette di melanzane”: che bell’invenzione | LA RICETTA

di
5 Giugno 2020

Partiamo come se fosse una favola ma, al posto della Regina cattiva di Biancaneve, immaginatevi dei golosi di grande bontà, coniugata come predisposizione d’animo e capacità di apprezzare i piaceri della tavola, oggi le “Cotolette di melanzane”, domandare ai fornelli: “Cucina cucina delle mie brame, qual è quella che fa venire più fame? E questi animarsi e rispondere univocamente: “La Siciliana è“. Il nostro racconto parte da questa affermazione e ha per protagonista una côtelette, côte, cioè “costoletta“, però, non di carne: un secondo vegetariano che più siculo non si può. Prima di tuffarci in questa ricetta, qualche notizia curiosa sull’etimologia di melanzana di cui si potrebbe affermare che, grazie ai tantissimi modi in cui si può prepararla, la “fantasia regna in cucina“.

L’origine etimologica la lega all’arabo “al Badingian“, usato in Andalusia, per la prima volta, da un medico arabo del XIII sec. che la chiamò “alberginia”, mentre in francese “aubergine”. Nel Medioevo, inoltre, aggiunsero il prefisso “melo” per indicare i vegetali provenienti da lontano, la melanzana, ad esempio, ha origini cinesi, e il “badingian” si trasformò in “melo-badingian”. In alcune regioni italiane il suffisso “melo” venne tradotto, invece, in “petro”, da cui “pedro badingian” e “petronciano” ed è chiamata così ancora oggi.  In Sicilia, invece, “al badingian ” divenne “mulingiana” o “mulinciana“.

Riguardo “badin”, tradotto con mela, la spiegazione sta nel fatto che, nell’antichità, in Europa con questo termine si indicavano prodotti della terra dalla forma tonda. A riprova di ciò, nel catalogo delle piante di John Tradescant, giardiniere del re d’Inghilterra, nel 1656, si trova un non meglio specificato ”Malum insanum fruoto purpureo”: mela non sana, quindi “pericolosa”, per la fama di provocare turbe psichiche e disturbi intestinali, legati all’annerimento che assume la polpa bianca dopo il taglio. Per fortuna, oggi, questi preconcetti sono stati vinti e le melanzane cucinate in tantissimi modi perché hanno il valore aggiunto di poter essere antipasto, contorno e, pure, secondo: un utilizzo uno e trino che ne fa un piatto della salvezza, buono sempre e comunque.

Ingredienti per 4 persone:

  • 3 melanzane tonde violacee
  • farina 00
  • 3 uova
  • pecorino o parmigiano grattugiato
  • pangrattato
  • olio per friggere
  • sale

Procedimento:

1.Tagliate a fette abbastanza sottili le melanzane; passatele prima nella farina, poi nell’uovo sbattuto, a cui dovete aggiungere un pizzico di sale, e, infine, nel pangrattato condito con parmigiano o pecorino, a seconda i gusti.

2.In una padella immergete in olio abbondante e ben caldo le melanzane. Fate friggere da entrambi i lati e, appena  avranno una bella doratura, ponetele in un piatto con della carta assorbente per eliminare l’olio in eccesso.

Le vostre melanzane sono scritte, pronte e mangiate.

 

© Riproduzione Riservata
Tag:
LiberiNobili
di Laura Valenti

La rabbia e il giro del corridoio magico

Benvenuti nel mio “corridoio magico” dal quale mi auguro uscirete cambiati grazie all’induzione e all’attivazione dell’energia inconscia che rivoluziona e riassetta i processi spontanei di autoguarigione ed evoluzione
Segreti e non misteri
di Alberto Di Pisa

Mafia e antimafia

Dovendo parlare di mafia ed antimafia non si può non andare con la mente al 10 gennaio 1987 allorquando Leonardo Sciascia rilasciò una intervista al Corriere della Sera parlando di professionisti dell’antimafia
Wanted
di Ludovico Gippetto

L’archeologia del “Do not cross” come tutela

Rubare nei siti archeologici è gravissimo. Un argomento molto caro all’archeologo Sebastiano Tusa, fermo sostenitore del principio del "Do not cross". Dove gli oggetti antichi vanno guardati ma non decontestualizzati rispetto all’ambiente di provenienza.
CapitaleMessina
di Gianfranco Salmeri

Dopo la pandemia non sarà mai come prima

Dopo una crisi così devastante come quella che stiamo superando, le cose non potranno tornare mai come prima, e non è neanche bene che ciò avvenga. Una riflessione sulla fase 2 dell'emergenza coronavirus di Gianfranco Salmeri.