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Wuhan è stato l'epicentro dell’epidemia

Covid 19: cosa è bene sapere

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2 Marzo 2020

Ci troviamo di fronte ad una pandemia scatenata da un nuovo coronavirus. Si, nuovo perché alcuni coronavirus sono noti da tempo. MERS-CoV e SARS-CoV sono due virus (la prima pubblicazione sui database di citazioni bibliografiche risale al 2003) responsabili di sindromi respiratorie con una elevata mortalità. Middle-East Respiratory Syndrome Coronavirus (MERS-CoV) e Severe acute respiratory syndrome (SARS-CoV) sono le due sindromi con una mortalità del 35% e 9% rispettivamente. Preciso subito che la prima ha colpito poco più di 2000 soggetti mentre la seconda poco più di 8000.  Quindi la capacità di contagiare è molto minore rispetto al nuovo virus denominato SARS-CoV-2. E’ un betacoronavirus, come MERS-CoV e SARS-CoV, la malattia che provoca è stata chiamata “malattia del coronavirus 2019” (abbreviato in “COVID-19” da COrona Virus Disease)

Tutti e tre questi virus hanno come serbatoio animale i pipistrelli. Il passaggio delle infezioni virali da animale a uomo sono molto rare ma nel caso dei coronavirus sopra riportati il virus è riuscito a passare nell’essere umano e si è diffuso da persona a persona. Il 30 gennaio 2020, il Comitato di emergenza delle norme sanitarie internazionali dell’Organizzazione mondiale della sanità ha dichiarato una “emergenza sanitaria pubblica di interesse internazionale“.

All’inizio, molti dei pazienti dell’epicentro dell’epidemia a Wuhan, nella provincia di Hubei, in Cina, avevano un certo legame con un grande mercato ittico e di animali vivi, suggerendo una diffusione da animale a persona. Successivamente, un numero crescente di pazienti, secondo quanto riferito, non ha avuto esposizione ai mercati degli animali, indicando una diffusione da persona a persona. La diffusione da persona a persona è stata successivamente riportata al di fuori di Hubei e in paesi al di fuori della Cina, compresa l’Italia e molti altri paesi europei ed extraeuropei. In questo momento la diffusione non avviene più per casi importati avendo caratteristiche di diffusione molto simili all’influenza.

I segni comuni di infezione includono sintomi respiratori lievi, febbre, tosse, respiro corto fino a difficoltà respiratorie. Un numero elevato di casi può essere asintomatico o presentare sintomi respiratori simili ad un raffreddore. Nei casi più gravi, l’infezione può causare polmonite, sindrome respiratoria acuta grave, insufficienza renale e morte. I dati di mortalità si attestano intorno al 3% ma sono verosimilmente sovrastimati visto che sono calcolati sui casi diagnosticati tramite test e non su tutti i contagiati (molto probabilmente la mortalità rispetto al totale dei soggetti  contagiati è di gran lunga inferiore). I casi più gravi spesso colpiscono anziani fragili e pazienti con più patologie croniche o immunodepressi. Proprio questa popolazione dovrebbe attenersi a rigide regole con una drastica riduzione dei contatti interpersonali,  ricevendo il massimo supporto al proprio domicilio da parte dei servizi territoriali.

Le raccomandazioni standard per prevenire la diffusione dell’infezione comprendono il lavaggio regolare delle mani, la copertura della bocca e del naso quando si tossisce e starnutisce, la cottura degli alimenti. Ovviamente bisogna evitare il contatto ravvicinato con chiunque mostri sintomi di malattie respiratorie come tosse e starnuti. I professionisti sanitari sono le persone più esposte al rischio di contrarre  COVID-19 e l’uso delle mascherine N95 o ffp3 (sono le uniche che proteggono dal corona virus) permette di abbattere il rischio di contrarre la malattia a condizione che la mascherina stia assolutamente aderente al viso ed al naso.

Ci sono alcuni elementi di cultura sanitaria che devono essere condivisi da tutti:

  • In una pandemia, quando il germe è ad elevata contagiosità e virulenza limitata come in questo caso, tutte le misure di contenimento possono solo ritardare il picco ma non lo possono arrestare;
  • Le mascherine debbono essere usate dai pazienti infetti e dagli operatori sanitari;
  • La malattia si trasmette tramite le goccioline che emettiamo mentre parliamo (il loro raggio di azione non supera il metro) e quindi è bene osservare una distanza di almeno un metro dalle persone che parlano;
  • Il numero dei casi è proporzionale al numero di test eseguiti (le regioni che non li praticano non rilevano nuovi casi);
  • La diagnosi precoce è fondamentale per evitare che la malattia si trasformi in una insufficienza respiratoria grave con un ritardo della terapia di supporto in ospedale;
  • Infine, più si diffonde il virus più la popolazione acquisisce una “immunità di gregge”, impedendo paradossalmente la sua ulteriore diffusione; ciò finirebbe per proteggere i pazienti più fragili.

 

SARS-CoV-2 responsabile di COVID-19

Mascherine ffp3

 

Situazione mondiale relativa ai contagi; aggiornata al 1 marzo

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