Covid, Snals e Cisl: “Policlinico di Palermo, la terra di nessuno e delle emergenze al contrario" :ilSicilia.it
Palermo

la nota dei sindacati

Covid, Snals e Cisl: “Policlinico di Palermo, la terra di nessuno e delle emergenze al contrario”

di
20 Aprile 2021

I sindacati Snals Cisl commentano così la situazione nell’Azienda Ospedaliera Universitaria Policlinico “Paolo Giaccone” di Palermo.

LA NOTA

“Mentre scriviamo i lavoratori del Policlinico di Palermo stanno lottando con tutte le loro forze per la vita di uno di noi, un cittadino comune, una persona vera, in carne e ossa, colpita dal Virus che sta distruggendo le nostre vite. Poco lontano, nelle stanze della direzione strategica, negli stessi momenti, si assiste ad un continuo pellegrinaggio di noti esponenti politici che vengono ricevuti dal Commissario Straordinario. Come si spiega questo incessante andirivieni di soggetti estranei alla realtà ospitalo-universitaria?

Qualcuno storcerà il naso, ma questa è la realtà. A distanza di più di un anno dall’inizio della pandemia che stiamo vivendo tutti, al Policlinico poco o nulla è cambiato e quel poco lo ha fatto al peggio. Assunzioni, sicuramente, ne sono state fatte, tante. Quali e attraverso quali procedure, legittime o meno, sarà uno dei nodi che verranno sciolti dalle autorità competenti, sebbene a danno compiuto.

D’altronde l’emergenza copre tutto. Come, ad esempio, la prossima potenziale immissione in ruolo di cinquanta (50!) unità di personale di varia estrazione, ma rigorosamente non sanitaria, al Policlinico, proveniente dai ranghi dell’ASP di Palermo. Cinquanta unità di personale – non sanitario, è necessario ribadirlo – che si vanno ad aggiungere ad altri 78 amministrativi non chiaramente individuati e dispersi nei labirinti della disorganizzazione aziendale.

Tutto ciò mentre le pochissime ostetriche in servizio, al prezzo di enormi sacrifici, garantiscono le partorienti e i neonati che vengono al Mondo in piena pandemia nella nostra città. Tutto ciò mentre una unità nevralgica come malattie infettive opera costantemente, pesantemente, sotto organico. Tutto ciò mentre servizi e reparti essenziali per la cittadinanza, come ad esempio psichiatria, rimangono sospesi a tempo indeterminato. Altri, come ortopedia, medicina, neurologia ecc., presentano ambienti destinati alle degenze precari dal punto di vista igienico e strutturali. Per non parlare dei pasti serviti ai pazienti che lasciano molto a desiderare.

Questo indecoroso scenario, unito alla carenza di organico infermieristico, tecnico e ausiliario, esaspera e demotiva da un lato le poche unità in servizio e dall’altro fa sì che il paziente o venga lasciato al suo destino o, se ne ha le possibilità, si rivolga agli ospedali del Nord Italia e/o a strutture private per avere la certezza di ricevere un trattamento sanitario di qualità.

L’emergenza pandemica in atto ha ridisegnato la nostra realtà quotidiana e, in misura ancora maggiore, ha costretto il sistema sanitario nazionale e siciliano ad una profonda e invasiva ridefinizione per approntare la propria capacità di risposta. Non è stato, ovviamente, esente da tale riassetto il Policlinico di Palermo che, lo ricordiamo, ha garantito al contempo la propria inscindibile funzione di istituzione di alta formazione sanitaria e di struttura sanitaria.

In un contesto così complicato il governo nazionale ha dato linee guida chiare. Il confronto è, infatti, uno strumento irrinunciabile per consentire la corretta analisi della situazione e per poter indirizzare i provvedimenti nella corretta direzione. Il confronto non è un esercizio di stile ma è un obbligo istituzionale, è una necessità metodologica, è un dettame legislativo, che norme, protocolli e contratti definiscono come strumento indispensabile alla produzione degli atti.

Il mancato coinvolgimento nelle scelte strategiche da parte del Commissario Straordinario della Giunta di Direzione (seppur monca), del Presidente della Scuola di Medicina, delle professionalità che artatamente sono state messe da parte (professioni Sanitarie) e delle parti sociali hanno portato a provvedimenti cervellotici e contraddittori. Certo, gli incontri del Commissario Straordinario (part-time) solo con alcuni privilegiati o con soggetti non istituzionali (leggasi politici) rubano tempo, non consentendo lo svolgimento delle attività Istituzionali.

Le risorse temporali, già dimezzate dal doppio incarico del Commissario, disperse ulteriormente come appena accennato, si traducono in provvedimenti contorti con grave danno alla funzionalità del Policlinico, ancor più grave in una condizione pandemica. Abbiamo già più volte messo l’accento sui provvedimenti adottati e non vogliamo qui ulteriormente elencarli, ma apparirà evidente che ogni provvedimento prodotto, sotto la giustificazione dell’emergenza, ha avuto effetti controproducenti nei confronti dei pazienti, degli studenti e della struttura stessa.

L’emergenza ha, però, agito come catalizzatore di energie. Se il Policlinico ha retto l’urto è stato grazie al suo vero patrimonio, i suoi lavoratori che, ogni giorno, nonostante evidenti voragini direzionali, organizzative, logistiche, di sicurezza propria e per gli utenti, continuano a garantire servizi e competenze a favore della cittadinanza, nonostante una direzione aziendale che, in aperta opposizione al significato del termine, volge la propria volatile, volubile e velleitaria attenzione ai diversi aliti di vento della partitocrazia localistica.

Per di più, nonostante le sacrosante richieste presentate dai lavoratori, anche per il tramite delle organizzazioni sindacali, con importanti ambiti contrattuali disattesi, in piena emergenza, abbiamo dovuto registrare la definizione di “urgenze” quali il nuovo logo aziendale, la nuova dotazione organica di giornalisti o l’implementazione di risorse umane destinate alla protezione dei dati, con tanto di tentato trasferimento, gravemente autorizzato dal Commissario, di una unità infermieristica a tale servizio amministrativo.

A noi del Sindacato rimane la forza dei nostri lavoratori, di tutti loro, per denunciare, ancora una volta, la gravissima situazione di decadenza nel quale versa l’Azienda Ospedaliera Universitaria Policlinico “Paolo Giaccone” di Palermo. Sebbene la nostra azione non si sia mai interrotta, senza timore di alcuna sospensione presente o futura, constatiamo l’immobilismo che ha come vittima noi e soltanto noi, i cittadini comuni.

Il nostro è un cammino da svolgere di pari passo con i cittadini-utenti, lavoratori e forze sane della società civile, che vogliono soluzioni alle tante, troppe problematiche da tempo sospese in un limbo di promesse fumose alle quali non sono seguite azioni concrete.

Le nostre organizzazioni sindacali rimangono a disposizione dei destinatari della presente per gli eventuali necessari approfondimenti sui singoli temi, trattati per necessità di sintesi con estrema brevità, nella speranza che tale appello raccolga le attenzioni di chi può imprimere una svolta che, prima ancora che necessaria, è ormai indispensabile per le sorti dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Policlinico “Paolo Giaccone” di Palermo, unico polo didattico-assistenziale della Sicilia occidentale”.

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