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Palermo

Come il non sapere cosa sta facendo l'altro può compromettere la propria vita

“Crash TIM For Dummies”; se non si può fare a meno della rete

8 Maggio 2017

Crash TIM For Dummies: parafrasando il gruppo musicale che si ispira ai manichini per i crash-test. Dummies come ‘manichini’, ma anche fantocci, gli stolti. Succede infatti che il più grande marchio del gruppo Telecom Italia – la Tim – decide di fare impazzire i suoi gestori di telefonia mobile, fissa e soprattutto di accesso ad internet. Così non si ragiona, un paese in ginocchio. Un paese, uno Stato che nel 2017 senza connessione è totalmente allo sbando, quindici anni fa lo sarebbe stato senza elettricità, forse tra cento anni lo sarebbe se non si riuscisse d’un tratto a spostare telecineticamente gli oggetti con la mente. I tempi cambiano, come cambiano le esigenze.

Informazioni bloccate, panico tra gli “smanettoni” da social network mentre rotative e obsolete macchine da scrivere ridono sotto i baffi d’inchiostro secco. Alle ore 9 della mattina si è rilevato il massimo numero di lamentele, centralini della Tim intasati da gente che chiedeva spiegazioni ai poveri centralinisti dei Call Centre. Perché il telefono, comunque, funzionava ancora; il medioevo è stato solamente sfiorato. La Regione più colpita sembrerebbe essere stata la Sicilia. Presto si è comunque ristabilita la situazione e, per fortuna, non sono state impedite le chiamate tra telefoni fissi e mobili per rincuorarsi a vicenda in seguito all’accaduto. E se la serie A (Tim, adesso) non si gioca più? E la serie B? E poi si è anche assistito a come non sapere cosa stia facendo l’altro possa compromettere la propria vita. E se mentre cammino non riesco ad aggiornare il mio status su facebook, o se mentre guido ho l’incredibile sfortuna di non potere cambiare l’immagine del profilo o rispondere ad un tweet? Sono proprio delle sfortune, viviamo in un’epoca dove tutto è dovuto. E – peraltro – subito, adesso.

Chi decidiamo di essere senza la connessione? Non di certo i dispensatori di verità o le dita “più veloci del webbe e dell’internette”. In un immaginario presente, che è poi stato il passato dalla prima forma unicellulare fino a circa 20 anni fa, bisognerebbe mettersi nei panni sia di chi con internet vive e lavora, ma anche di chi di internet vive.

Nei social, magari sfruttando una connessione di qualche altro operatore, impazza l’hashtag #TIMdown; proprio a causa della veemente reazione, si consigliava sui social network di chiedere informazioni alla Tim tramite proprio tramite i social stessi di twitter e facebook, oppure mail. Tutti ne siamo stati vittima, c’è chi ha potuto arrangiarsi, c’è chi non ha voluto.

Poco più di sei ore di panico, di scene apocalittiche che sembravano presagire drammi familiari irrimediabili o un guasto al tubo universale da cui fuoriesce l’atmosfera; per la mancanza di un’abitudine, per un normalissimo contrattempo. Un vizio oramai diventato dipendenza ma che più della metà della popolazione mondiale non sa neanche di cosa si tratti.

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