Da “luce dei suoi occhi” a ”ragazzino che pensa solo a sé stesso”, così Riina posò Messina Denaro :ilSicilia.it
Caltanissetta

Lo ha detto il pm Gabriele Paci nella requisitoria del processo

Da “luce dei suoi occhi” a ”ragazzino che pensa solo a sé stesso”, così Riina posò Messina Denaro

di
26 Giugno 2020

«Nel pieno del processo sulla Trattativa Totò Riina è inferocito. Si lamenta di Matteo Messina Denaro, che definisce un “ragazzino che si è messo a prendere soldi, si interessa di sé stesso e non delle questioni. “Se ci fosse suo padre, che era un bravo cristiano che mi dava a suo figlio per farne quello che dovevo fare…”». A ricostruire il rapporto tra il capo dei capi di Cosa nostra e il superlatitante è il pm Gabriele Paci nella requisitoria per il processo, a Caltanissetta, a Matteo Messina Denaro, accusato di essere uno dei mandanti degli attentati di Capaci e Via D’Amelio.

«Brusca fornisce una indicazione fondamentale – ha continuato il pm Paci – siamo alla fine del ’92. Riina gli fa una confidenza e gli dice “guarda che se mi succede qualcosa i picciotti, Giuseppe Graviano e Matteo, sanno tutto”».

Il pm Gabriele Paci durante la requisitoria ha più volte sottolineato come Riina parlasse di Messina Denaro come «la luce dei suoi occhi. Il padre lo aveva messo nelle sue mani – ha detto il pm Paci – “E io l’ho fatto buono”, diceva Riina, ricordando questo mafioso che gli era cresciuto sulle ginocchia».

“IL MAXI PROCESSO INFRANSE MURO DI OMERTÀ”

“Il maxi processo è l’emblema della reazione dello Stato alla mafia. Si infrange il muro dell’omertà e si condannano mafiosi importanti”. Lo ha detto il pm Gabriele Paci nella requisitoria nel processo a Matteo Messina Denaro, accusato di essere uno dei mandanti degli attentati di Capaci e Via D’Amelio, che si celebra davanti alla Corte d’Assise di Caltanissetta, nel ricostruire le vicende di Cosa Nostra negli anni che hanno preceduto le stragi.

“Totò Riina aveva sempre garantito il buon esito dei processi – ha aggiunto Paci – lui aveva i suoi canali per arrivare agli aggiustamenti di questi processi e reagisce in maniera feroce quando capisce che la situazione gli è sfuggita di mano, perché gli amici hanno girato le spalle e non ci sono margini, gli dicono che non possono fare nulla per intervenire.

C’è anche una partita interna che deve giocare Riina che avendoci messo la faccia non può accettare la sconfitta. La sua leadership – ha ricostruito il Pm – rischiava di essere messa in discussione dopo tanti anni. Si trova improvvisamente in brache di tela e ben prima della sentenza della Cassazione emessa nel gennaio del ’92 è consapevole che non c’è nulla da fare. Riina sta impazzendo e in Cosa Nostra si diffonde un sentimento assai incline al pessimismo. Siamo intorno all’ottobre del 91 e si è abbandonata la speranza di arrivare all’annullamento delle condanne. Il mancato aggiustamento del maxi processo – ha evidenziato il Pm Paci – diventa il momento in cui comincia la strategia per togliere di mezzo amici e nemici. Il fallimento dei tentativi di aggiustamento vengono imputati innanzitutto a Giovanni Falcone”.

 

 

© Riproduzione Riservata
Tag:
Come se fosse Antani
di Giovanna Di Marco

La ddraunàra: i racconti di Silvana Grasso

È disponibile dal 16 luglio La ddraunàra, la raccolta di racconti di Silvana Grasso, a cura di Gandolfo Cascio ed edita da Marsilio che ripubblica così due opere, Nebbie di ddraunàra (Le Tartarughe 1993) e Pazza è la luna (Einaudi 2007).
Epruno - Il meglio della vita
di Renzo Botindari

Zio Mariano era Stabile

Lui era di poche parole e ogni sua frase era una sentenza. Le persiane della sua finestra a balcone sono chiuse e sotto c’è soltanto un via vai di gente che si affanna per farsi notare.

I giannizzeri

A partire soprattutto dal 1850, il controllo del territorio in Sicilia diviene sempre più arduo per la gendarmeria borbonica. Gruppi armati dediti al malaffare, bande e banditi, nonostante l’inasprimento delle pene – il ricorso all’esecuzione diretta era prassi ordinaria - percorrevano senza molti contrasti le campagne siciliane e rendevano difficile garantire la sicurezza.
. Rosso & Nero .
di Elio Sanfilippo

Palermo fa acqua da tutte le parti, Orlando cambi tutto o si dimetta

I cittadini sono sommersi dall'immondizia, intere zone trasformate in discariche, lavori stradali che non finiscono mai, servizi pubblici che non funzionano, fino allo scandalo dei cimiteri dove non si capisce perché non si sono avviate le procedure per la costruzione del nuovo cimitero previsto dal piano regolatore.
Segreti e non misteri
di Alberto Di Pisa

Mafia e antimafia

Dovendo parlare di mafia ed antimafia non si può non andare con la mente al 10 gennaio 1987 allorquando Leonardo Sciascia rilasciò una intervista al Corriere della Sera parlando di professionisti dell’antimafia
Wanted
di Ludovico Gippetto

L’archeologia del “Do not cross” come tutela

Rubare nei siti archeologici è gravissimo. Un argomento molto caro all’archeologo Sebastiano Tusa, fermo sostenitore del principio del "Do not cross". Dove gli oggetti antichi vanno guardati ma non decontestualizzati rispetto all’ambiente di provenienza.
CapitaleMessina
di Gianfranco Salmeri

Dopo la pandemia non sarà mai come prima

Dopo una crisi così devastante come quella che stiamo superando, le cose non potranno tornare mai come prima, e non è neanche bene che ciò avvenga. Una riflessione sulla fase 2 dell'emergenza coronavirus di Gianfranco Salmeri.