Da Palermo a Londra, cosa c'è dietro il successo di un musicista all'estero: Bozard si racconta :ilSicilia.it
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Da Palermo a Londra, cosa c’è dietro il successo di un musicista all’estero: Bozard si racconta

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4 Marzo 2021

Da Palermo a Londra passando per Roma. No, non è una hit estate 2021. È la vita di Giorgio Cosentino (in arte Bozard), musicista palermitano che passando per Roma è atterrato a Londra trovando il successo.

A 8 anni ho trovato una chitarra di mio padre del ’52 e ho cominciato a suonarla appassionandomi a tal punto da chiedere ai miei genitori di prendermi un maestro di musica. Incredibilmente la prima cosa che ho fatto quando ho iniziato con la chitarra è stata scrivere. Non ho cercato di imparare un’altra canzone“, così Bozard comincia a confidarsi.

Dopo 4 o 5 anni di stop ho ritrovato quella stessa chitarra con cui iniziai e ho ricominciato tutto da capo. Nel frattempo suonavo ‘come un pazzo’ il flauto alle medie con le canzoni di Alex Britti, tanto da farmi odiare da tutti“, si prende in giro Giorgio.

In questo stesso periodo ho iniziato a suonare con le prime band, una con cui facevamo rock anni ’70 e un’altra, al liceo, molto hardcore che si chiamava ‘Porno Breackdown’. Ho capito che volevo essere un musicista quando all’università studiavo giurisprudenza e immaginavo il mio futuro. Vedermi dietro una scrivania mi terrorizzò a tal punto che il pensiero di mollare tutto mi spaventava di meno“, si racconta Bozard con sincerità.

Dopo aver studiato musica a Roma per 3 anni mi sono trasferito a Londra senza un’idea chiara, ma ad orecchio sembrava il posto più indicato per me. All’inizio è stato tremendo, adesso mi sento a casa in questa città“.

Fino a prima del Covid ero in un idillio – prosegue – Purtroppo adesso è impensabile tornare perché come città sta soffrendo molto la pandemia, più di PalermoInizialmente vivevo soltanto insegnando la chitarra e suonando per qualche artista. Negli ultimi anni ho sviluppato un’idea di chi sono. Io sono un cantautore e la chitarra mi interessa molto meno“, continua Bozard.

Marcel Proust sosteneva che il potere educativo della musica andasse oltre il linguaggio parlato e scritto, la riteneva un’alternativa. In effetti difficilmente troveremo ricordi rilevanti della nostra vita che non siano legati a canzoni.

Scrivere per me è come bere – affermaè un’esigenza primaria, e sai che quando lo fai ti senti meglio. Non lo faccio perché mi piace, lo faccio perché ne ho bisogno. Per me l’arte è questo: un’urgenza dell’artista, è il mondo interiore che deve uscire fuori perché dentro non c’entra più“.

La cosa che accomuna le mie canzoni è il tema della solitudine. Fatico ad immaginare la vita senza questo sentimento, che comunque mi ha accompagnato in tutto il mio percorso. Questo non è però di alienazione, ma è una condizione. C’è una differenza che in italiano non so rendere, ed è tra “lonely” e “alone”: se sei da solo di fatto o da solo per costrizione“, riflette Giorgio.

Col Covid è tutto più difficile, le cose prima stavano andando bene. Inizialmente nessuno sapeva quanto sarebbe durata. Oggi ho fatto partire una serie di lavori, compatibilmente con la pandemia, registrando brani (perché non puoi suonare dal vivo) e quindi usciranno quest’anno due piccoli dischi. Uno sarà particolare perché registrato dal vivo e per la modalità con cui uscirà. Più avanti darò spazio ad un disco registrato in studio quando tornerò a Londra. È in programma anche un video di una sessione live creato da un mio caro amico palermitano Enrico Collura“, conclude Bozard.

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