Dalle urne un Pd in frantumi, ma è ancora possibile ricostruire un centrosinistra credibile? :ilSicilia.it

Un'analisi sui Dem dopo il voto siciliano

Dalle urne un Pd in frantumi, ma è ancora possibile ricostruire un centrosinistra credibile?

12 Novembre 2017

Siamo alla resa dei conti. Ormai in Sicilia, come in Italia, per il PD ogni elezione è una sconfitta.

Per il centrosinistra, le elezioni regionali siciliane hanno rappresentato lo specchio della sua decadenza. Dalla vecchia politica e politicanti al puro dilettantismo, una serie di scelte e strategie che hanno visto maturare l’ennesimo flop.

La non felice scelta del candidato, dopo liti e contrapposizioni, la composizione delle alleanze che ha portato alla divisione nella sinistra, l’accordo con le forze moderate, “Alternativa Popolare” e “Sicilia Futura“, che ha fatto allontanare il popolo di sinistra e svuotare verso destra questi contenitori di candidati.

E adesso volano gli stracci.

Già, perché nel centrosinistra avranno perduto la forza di vincere le elezioni, ma mantengono alta la capacità di trovare colpe e colpevoli… Ovviamente negli altri!

Maurizio Scaglione

Leggiamo e sentiamo aspre critiche verso il segretario regionale PD Fausto Raciti. Tanti ne chiedono le dimissioni.

Totò Cardinale fondatore di “Sicilia Futura”, Giancarlo Garozzo sindaco di Siracusa, tanti deputati e dirigenti PD come Manlio Mele, Rosario Crocetta, Antonello Cracolici, Bruno Marziano e potrei continuare, chiedono una verifica nel partito, rimproverano alleanze e liste sbagliate, e poi alcuni dichiaratamente, altri velatamente, vogliono la testa del segretario regionale.

Ma le colpe sono tutte o in parte di Raciti? Non sarebbe il caso per molti generali e luogotenenti del PD di darsi una bella passata di mano sulla coscienza e valutare seriamente il proprio operato?

Vengo e mi spiego. Lo stesso giorno dello spoglio elettorale il sottosegretario Davide Faraone ha trovato alcuni responsabili della sconfitta, attribuendo al presidente del Senato Pietro Grasso la mancanza di coraggio nel non volersi candidare a presidente della Regione, indicando il governo uscente Crocetta come esperienza fallimentare e colpevole dell’insuccesso ed alla lista “Cento Passi” di Claudio Fava l’enorme colpa di essersi presentata solo per rompere ulteriormente il fronte a sinistra, continuando in chiave siciliana lo scontro con i Renziani.

Onorevole Faraone, premesso che tutti da destra a sinistra hanno ritenuto quantomeno inopportuna la sua critica verso il presidente Grasso, io penso che parlare di mancanza di coraggio ad un uomo che ha gestito l’antimafia nazionale, e fin dai tempi di Falcone si è scontrato con i capimafia e oggi cammina super scortato, insomma quest’uomo di coraggio ha dimostrato di averne, eccome!

Riguardo il governo Crocetta, vorrei ricordare all’onorevole Faraone, come da dichiarazione dello stesso presidente, che il PD ne ha fatto parte come azionista di maggioranza, e che la giunta nonché vari ruoli di gabinetto e sottogoverno erano occupati da persone di suo riferimento. Quindi se questo governo Crocetta era così drammaticamente devastante sarebbe bastato ritirare le proprie rappresentanze, ma così non è stato.

Un vecchio detto napoletano dice “chiagni e futti”.

Su Fava e la divisione a sinistra parlano i numeri. Separati si perde e lo condivido, ma insieme sommando i numeri nulla sarebbe cambiato, tranne l’immagine di un centrosinistra unito: Tuttavia, per fare un accordo bisogna essere entrambi disponibili e partecipi, e mi sembra che le posizioni regionali e nazionali, ad oggi, portino a una sempre più netta separazione.

Agli altri vari dirigenti del PD sopra elencati che rilasciano dichiarazioni contro la segreteria regionale, ricordo che questa segreteria è stata da voi votata ed eletta. Ora sembrerebbe che con la testa di Raciti tutto si possa sistemare.

A me sembra che la gente non abbia votato PD, non per Raciti del quale – mi scusi Fausto – agli elettori poco gliene importa, ma perché ormai di questo clima da Renziani contro tutti, la gente ha le scatole piene!

Può essere che le strategie politiche attuate dalla government Renziana siano un tantino… sbagliate!

In Italia come in Sicilia vediamo uscire dal PD tanti militanti ed entrare personaggi che con la storia della sinistra e del centrosinistra nulla hanno da spartire, e questo la gente lo capisce. E non mi sembra che questa volontà di agire l’abbia fatta d’autorità il povero Raciti. Abbiamo visto tutti chi ha voluto dentro costoro, noncuranti, anzi quasi sollevati, dalla fuoriuscita dei dissenzienti.

Il renzismo, che ha contagiato anche persone come Antonello Cracolici o Baldo Gucciardi, ha prodotto stupore o sconcerto e di conseguenza, allontanamento dei militanti.

Ecco, interrogarsi se i Renziani con in testa il luogotenente siciliano Davide Faraone, possano avere contribuito alla sconfitta del candidato da loro proposto e sostenuto Fabrizio Micari e dalla emorragia di partecipanti alla vita del PD, potrebbe essere un buon inizio.

Sostituire Raciti, e con chi? Con quale progetto?

Siamo la terra del Gattopardo, e dai nomi che si sentono per la nuova segreteria sembrerebbe che sull’autocritica si sia un bel po’ carenti, anzi emergerebbe la volontà di consolidare l’egemonia (solo all’interno del partito) Renziana.

Di un centrosinistra unito c’è ne bisogno. I cittadini, ma anche il governo di centrodestra ha bisogno, insieme ai Cinquestelle, di interlocutori validi e rappresentativi.

La ricostruzione di un’area progressista sarà un bene per tutti. Ma serve una classe dirigente disponibile alla critica e al cambiamento. Bisogna ritornare a far partecipare i cittadini, non bastano più le passerelle delle Leopolde nazionali e siciliane, sono superati i giri casa per casa. I teatri pieni e le urne vuote sono più di un segnale di rigetto, le sfide gentili non se le fila più nessuno.

La gente vuole capire le intenzioni e i programmi, quelli veri!

La classe dirigente non si forma con yesmen o con la spartizione di cariche e incarichi agli amichetti.

Al PD serve una classe dirigente che deve avere una cultura di tradizione progressista, una capacità di governo per preparazione, ed un’enorme voglia di confrontarsi con tutti, semplici militanti e autorità politiche, prima di tutto con quelle dissenzienti e spesso propositive. Ma soprattutto, servono dirigenti e luogotenenti che uniscano e non dividano, disponibili al confronto e non supponenti, che sempre abbiano presenti le esigenze di chi sta peggio, invece di agevolare chi ha già tanto.

Questo è ciò che raccolgo, parlando con tanti militanti di sinistra delusi, astenuti o addirittura emigrati verso altri partiti… E, credetemi, il popolo alla fine ha sempre ragione, specialmente quando si sente preso per i fondelli.

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