15 Giugno 2019 - Ultimo aggiornamento alle 09.58
Palermo

E attacca: "Famiglia Borsellino fu assente, solo Rita collaborò"

Depistaggio Borsellino, il pm indagato Petralia: “Sconvolto da macelleria mediatica”

15 Giugno 2019

Non ci sta a passare per depistatore o traditore di Borsellino. Il procuratore aggiunto di Catania, Carmelo Petralia (68 anni) – in un’intervista al quotidiano La Sicilia sull’avviso di garanzia emesso, per lui e il magistrato Anna Maria Palma, dalla Procura di Messina per concorso in calunnia aggravata dall’avere favorito Cosa nostra nell’ambito dell’inchiesta sul depistaggio sull’attentato di via D’Amelio al giudice Paolo Borsellino e alla sua scorta – si difende così: “Ogni Procura ha l’obbligo di attivare un’indagine quando le perviene una notizia di reato”, ma sono sconvolto e amaramente colpito sul piano umano e familiare sulla gestione mediatica della notizia”. Così

Petralia parla di ‘macelleria mediatica’ a buon mercato di cui, in concreto solo io e la collega Palma siamo rimasti vittime”. Eppure della “‘gestione’ della collaborazione di Scarantino si occupava un pool di magistrati molto più ampio” e “il dato conosciuto e amplificato dai media manca di molti nominativi e mi chiedo ancora perché”.

Poi l’attacco: Dalla famiglia Borsellino l’unico vero contributo, ampio, sincero e incondizionato di collaborazione, anche alla conoscenza dei fatti e alle indagini in senso stretto, è venuto dalla signora Rita, la sorella di Paolo, e dalla sua famiglia, i signori Fiore. Tutto il resto della famiglia Borsellino è stato assolutamente assente“.

“A Caltanissetta, nel 1992 – ricorda Petralia – si partiva da zero. È facile oggi denigrare, offendere e avanzare sospetti. Chi arriva per ultimo sa sempre molto di più di chi è arrivato prima e soprattutto di chi è arrivato per primo. Ma ciò non lo autorizza a gettare fango e ad avanzare accuse di collusioni“.

Il riferimento, probabilmente, alle accuse lanciate da Fiammetta Borsellino contro di lui e gli altri pm che gestirono Scarantino.

“Ad ogni verità – sottolinea Petralia – si arriva faticosamente e per gradi. Già nel 1996-98 la ricerca dei cosiddetti ‘mandanti esterni’ mi aveva portato all’iscrizione di Bruno Contrada e poi, ancora, a proporre l’iscrizione di Marcello Dell’ Utri e Silvio Berlusconi per concorso in strage. L’esito di queste indagini – chiosa Petralia – alle quali comunque non partecipai essendo rientrato alla Procura Nazionale, è noto. Ma se sono un depistatore“.

 

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