Depistaggio Borsellino, Ingroia: "Mutolo era pronto a parlare di uomini dello Stato" :ilSicilia.it

la dichiarazione

Depistaggio Borsellino, Ingroia: “Mutolo era pronto a parlare di uomini dello Stato”

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15 Dicembre 2021

Nei giorni immediatamente successivi alla strage di via d’Amelio nell’attivita’ immediatamente sviluppata dalla Procura di Caltanissetta ci venne comunicato che il procuratore capo Tinebra aveva chiesto e ottenuto dal procuratore generale di Palermo di poter avere un ufficio a sua disposizione dentro il palazzo di giustizia di Palermo, che gli venne concesso al primo piano. Tinebra mi contatto’ per incontrarmi. Ci andai“.

A raccontare le fasi subito dopo la strage di Via D’Amelio del 19 luglio del 1992, in cui persero la vita Paolo Borsellino e cinque agenti della sua scorta, e’ l’avvocato Antonio Ingroia, ex pm, chiamato oggi a deporre come teste nell’ambito del processo sul depistaggio delle indagini sulla strage, che si svolge a Caltanissetta “Tinebra – ha continuato Ingroia rispondendo alle domande del pm Maurizio Bonaccorso – si presento’ vestito in maniera informale e mi disse che voleva farsi un’idea e se c’erano cose particolari sul quale indirizzare le indagini. Mi parve importante e significativo metterlo a parte di cio’ che avevo saputo la sera stessa della strage, seduto su una delle panchine dei corridoi della Procura di Palermo. Eravamo io, la collega Teresa Principato e il collega Ignazio De Francisci; entrambi mi raccontarono di aver appreso da Paolo Borsellino, il sabato 18, quando io non ero in ufficio, che uno o due giorni prima aveva interrogato Gaspare Mutolo, il quale, fuori verbale, gli aveva anticipato delle rivelazioni che aveva da fare su uomini dello Stato e cioe’ Bruno Contrada e il magistrato Domenico Signorino“.

Borsellino si recò a Roma al ministero dell’Interno e riferì che con una scusa venne accompagnato in una stanza in cui incontrò Bruno Contrada. Quest’ultimo era a conoscenza dell’inizio della collaborazione di Gaspare Mutolo. Borsellino lo percepì come un segnale preoccupante. Pensò che qualcuno dal ministero dell’Interno voleva fargli sapere che Contrada non era solo e c’erano loro dietro di lui. Questo lo appresi da Carmelo Canale e poi da Agnese Borsellino“.Ha concluso l’avvocato Antonio Ingroia.

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