Differenziata in Sicilia: che fine fanno i nostri vecchi telefonini? :ilSicilia.it
Catania

Nel 2016 la raccolta di RAEE in Sicilia è cresciuta del 21,52%, ma la distanza con il resto d'Italia rimane ancora notevole

Differenziata in Sicilia: che fine fanno i nostri vecchi telefonini?

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31 Marzo 2017
Dove vanno a finire smartphone, tablet, personal computer che non usiamo più? Strumenti tecnologici diventati oggetti di consumo di massa. In Sicilia la maggior parte dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE) arriva purtroppo dritta dritta in discarica, senza passare dagli appositi centri di raccolta e recupero previsti dalla legge. Negli ultimi due anni nell’Isola sono stati fatti molti passi in avanti verso la raccolta differenziata, ma la distanza con il resto d’Italia rimane notevole. La Sicilia, infatti, paga un forte ritardo storico. E’ quanto emerge dal Rapporto 2016 del Centro di Coordinamento RAEE.

Nello scorso anno la raccolta di RAEE è cresciuta del 21,52% rispetto al 2015. In termini assoluti sono stati raccolti 13.705.437 kg di rifiuti elettrici ed elettronici. La strada intrapresa è quella giusta, ma ci vuole ancora molto per recuperare il gap accumulato. “I miglioramenti in atto – si legge nel Rapporto – che collocano la Sicilia al secondo posto tra le Regioni del Sud e Isole per raccolta assoluta, non sono tuttavia sufficienti a garantire una raccolta pro capite adeguata, che si attesta a soli 2,70 kg per abitante, registrando il secondo peggiore risultato a livello nazionale”.

Differenziata in Sicilia: che fine fanno i nostri vecchi telefonini?

 

All’incremento della raccolta hanno sicuramente contribuito l’aumento del numero dei Centri di Conferimento su tutto il territorio regionale passati, sempre nel 2016, da 106 a 121. Di questi 86 sono aperti dalla distribuzione, a cui si sommano 36 centri gestiti da altri soggetti. Nonostante la crescita, però, il rapporto tra i Centri e gli gli abitanti è ancora basso, solo 2 ogni 100.000. Si tratta del dato più basso a livello nazionale.

Su scala locale la provincia messa meglio è quella di Catania sia per raccolta assoluta, con 4.971.806 kg di RAEE, sia per raccolta pro capite, pari a 4,46 kg per abitante. Segue Palermo che recupera il calo del 2015 e si attesta a 2.285.481 kg. La maglia nera tocca ad Enna non solo per la scarsa quantità di rifiuti raccolta, appena 243.125 kg, ma perchè rispetto al 2015 è addirittura in calo 14,39%.

Differenziata in Sicilia: che fine fanno i nostri vecchi telefonini?

Se si guardano invece le tipologie di rifiuti ci si accorge che i più raccolti sono quelli che rientrano nelle categorie R1 (Freddo e Clima) e R2 (Grandi Bianchi) con il 37% del totale. A distanza segue R3 (Tv e Monitor) con circa il 18%, mentre risulta assai deludente la raccolta di R4 (Piccoli Elettrodomestici), sotto il 10%. Questi ultimi dati sono i più preoccupanti perchè nelle classi R3 ed R4 rientrano i prodotti di largo consumo, quelli che vengono utilizzati quotidianamente e che i consumatori cambiamo più frequentemente.

Passa proprio dalla raccolta, dal recupero o dal riciclo dei prodotti e dei materiali tecnologici di piccole e medie dimensioni il cambiamento culturale ed economico necessario per abbattere il fenomeno dell’inquinamento da RAEE e dello sperpero di risorse. Secondo la maggior parte delle statistiche il ciclo di vita di uno smartphone o di un tablet non supera, nella migliore delle ipotesi, l’anno. Incalzati dal ritmo frenetico con cui sono proposti modelli sempre più innovativi e potenti, i consumatori cedono periodicamente alle tentazioni del mercato. Così molte di queste apparecchiature vengono gettate nella spazzatura ancora funzionanti, alcune avrebbero bisogno solo di poche riparazioni, mentre la maggior parte dei materiali, se opportunamente differenziati, potrebbe rientrare nel ciclo della produzione.

Molti prodotti tecnologi sono realizzati con sostanze tossiche e nocive, in particolare con metalli come il piombo ed il mercurio. La loro diffusione esponenziale e il loro conferimento nelle discariche comuni rischia di inquinare la terra, l’acqua e l’aria con rischi altissimi per la salute delle persone.

Per ridurre gli sprechi e abbattere l’impatto ambientale già da 10 anni l’Unione europea ha preso dei provvedimenti. La normativa comunitaria recepita da quella nazionale ha dettato regole per creare un sistema di smaltimento adeguato sulla base del principio “chi inquina paga”. Ad oggi viene data la possibilità al consumatore di conferire i propri rifiuti tecnologici nelle isole ecologiche. Dal 2010 è stata data al possibilità di consegnare gratuitamente il rifiuto al rivenditore in caso di acquisto di una nuova apparecchiatura delle medesima tipologia, secondo il principio “dell’uno contro uno”. Dal 2016, invece, è stato imposto l’obbligo per i negozi superiori ai 400 metri quadri di dotarsi di un’area per il ritiro RAEE dove i consumatori possono conferire i rifiuti, anche se non intendono acquistare alcun prodotto, secondo il principio “uno contro zero”.

E’ questa la strada da seguire: vietare il conferimento in discarica di qualsiasi prodotto tecnologico, proprio come accade per i rifiuti speciali, incentivare il riciclo dei materiali e allo stesso tempo promuovere la cultura del riuso.

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