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L'EMERGENZA DIVENTA OPPORTUNITà?

Digitalizzazione ed impresa 4.0, la nuova sfida per le aziende siciliane ai tempi del coronavirus

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21 Novembre 2020

Digitalizzazione ed e-commerce nuova frontiera per le imprese siciliane?

E’ una domanda molto frequente in questi tempi di emergenza coronavirus, nella quale molte attività, dalla grande industria alle piccole e medie imprese, devono fare il conto con limitazioni ed un mercato in evoluzione. Ma la Sicilia ha già mosso degli step verso il mondo del trading on-line?

Alcuni settori, come il comparto Ho.Re.Ca. o il turismo, hanno iniziato da qualche anno a partecipare proattivamente ai cambiamenti del mercato. Basti pensare al proliferare delle app di delivering o ai siti di booking per potere organizzare le proprie vacanze. Ma altri campi economici, anche di spicco della nostra Isola, continuano a rimanere al palo, soprattutto se paragonati allo sviluppo tecnologico delle Regioni del Nord Italia.

LE PAROLE DI ANTONIO PERDICHIZZI (CONFINDUSTRIA CATANIA)

Abbiamo posto questa domanda al vice-presidente del comitato “Piccola Industria” di Confindustria Catania Antonio Perdichizzi, che ha sottolineato l’esigenza di fare di più per potenziare la presenza on-line delle aziende siciliane.

DIGITALIZZAZIONE ED EMERGENZA CORONAVIRUS
Antonio Perdichizzi

In generale, la percentuale di digitalizzazione è ancora bassa sotto il profilo di tanti indicatori. Anche le imprese non sono risparmiate da questo. Il Mise si è mosso con alcune misure interessanti, fra cui quella degli innovation manager. Una misura che dall’inizio del 2020 era stata finanziata con 25 milioni di euro, poi estesa a 75.000.000 €. Fra pochi giorni partirà anche un secondo intervento, ovvero la digital transformation. Un provvedimento che agevola con un 10% a fondo perduto e un 40% a tasso agevolato la transizione delle imprese verso il digitale. Nei prossimi mesi arriveranno ulteriori investimenti, come quelli sulla banda larga. Fornire le infrastrutture necessarie rientra in un progetto di digitalizzazione concreto“.

L’emergenza coronavirus è paradossalmente una grandissima opportunità, in quanto ha innescato dei processi collettivi che hanno accelerato la digitalizzazione. Oggi è un’opportunità, ma anche una necessità. E’ fondamentale per la sopravvivenza delle nostre imprese. E’ chiaro però che non basta investire in tecnologia, ma servono la consapevolezza e le competenze per potere utilizzare proficuamente l’on-line. Ci vogliono piani importanti di riqualificazione del personale. E’ una questione di progettualità. Cambia la logica dell’impresa. Diventa tutto una filiera. Il tema delle competenze è davvero delicato“.

L’EVOLUZIONE DEL MERCATO E LE SCELTE POLITICHE

E’ chiaro che non basta il gesto simbolico che si fa una volta soltanto per tenere vivo un settore. I cambiamenti non si arrestano e sono gli stessi consumatori ad apprezzarne la qualità. Il piccolo punto di vendita, come quelli del settore retail, è uno di quelli a più alta trasformazione. Trovo giusto per esempio dire consumiamo a chilometro zero, tenendo presente il tema della sostenibilità, ma ciò deve essere unito ad un processo di digitalizzazione. Bisogna cercare di rinnovare la propria offerta e cavalcare il digitale“.

Dopo una fase dedicata agli aiuti in questa emergenza coronavirus, serve un piano politico d’insieme. La cosa importante è scegliere, chiarire che tipo di Sicilia vogliamo e quali sono i settori dove possiamo giocare un ruolo importante. Questa opportunità della digitalizzazione ci dà una nuova chiave di lettura, come ad esempio quella legata al fenomeno del south working, ovvero la possibilità che delle persone lavorino in Sicilia ma per aziende di tutto il Mondo. Ciò comporta delle scelte e dei precisi provvedimenti, sia per trattenere le nostre eccellenze, sia per attrarre delle good practice e delle buone aziende sul nostro territorio. E’ importante inaugurare a breve una stagione di forti investimenti sul digitale“.

IL PENSIERO DI GIUSEPPE CINQUERRUI (PMS SICILIA)

Giuseppe Cinquerrui, delegato all’internazionalizzazione per Project Manager Sicilia, definisce un quadro delle PMI siciliane in evoluzione positiva.

Giuseppe Cinquerrui

Le start up, così definite nuove imprese giovani ad alto valore tecnologico, sono numerosissime nella nostra regione. Il loro numero è progressivamente aumentato dopo l’entrata in vigore della legge del decreto ministeriale sull’innovazione del 2016, che consente la creazione di start up innovative anche tramite procedura online e senza la presenza di un notaio“.

La direzione sembra quella giusta, agevolare giovani imprenditori che hanno idee innovative e vogliono metterle in pratica, attraverso la stipula di un Business plan che descriva le risorse necessarie nel tempo e nello spazio. I soldi in Sicilia ci sono, e sono a sufficienza per tutti. La sfida rimane sempre quella di saper progettare piani industriali concreti e saper spendere risorse con l’obiettivo di creare valore aggiunto“.

Un piccolo consiglio personale? Turismo, Agricoltura e Digital sono settori di grande spessore per la nostra isola, che promettono molto bene. Una realtà organizzativa che si muove bene in questa direzione è Hacking Sicily, community online di imprenditori dove tutti possono apprendere e osservare esempi di chi ce l’ha fatta. In barba a tutti i limiti quotidiani che possono scoraggiarci“.

Le opportunità sono davvero tante, a cominciare dal fondo di garanzia nazionale che in Sicilia abbiamo utilizzato ma che ancora tanta strada c’è da fare. La parola d’ordine è pianificare. Sono più di 500 le start up sull’isola censite alla fine del 2019. Possono generare un indotto importante per la nostra economia. Se riusciamo a fare squadra possiamo abbattere le barriere che ci hanno sempre bloccati.  Fatto questo, dobbiamo iniziare a pretendere che gli assessorati a Palermo si muovano seriamente verso una seria sburocratizzazione e rapidità di consegna“.

CONIUGARE TERRITORIO ED ON-LINE, LA VISIONE DI PATRIZIA DI DIO (CONFCOMMERCIO PALERMO)

Sull’argomento è intervenuta anche Patrizia Di Dio, presidente di Confcommercio Palermo, la quale guarda al futuro ma con un occhio alla tutela del presente.

Non è possibile arrestare un’evoluzione sia per i negozi di vicinato che per il digitale. Il futuro non è la resistenza, ma un’integrazione fra fisico ed on-line, del negozio sotto casa con i servizi e-commerce”.

Patrizia Di Dio
Patrizia Di Dio

Noi sappiamo che in Sicilia, da decenni, paghiamo un gap di digitalizzazione. Con l’evoluzione e la diffusione degli strumenti on-line, questo vuoto di conoscenza è stato parzialmente colmato. E’ chiaro però che le aziende non erano assolutamente pronte ad un evoluzione simile (dettata dal coronavirus n.d.r.). Ma questa situazione ci sta mettendo positivamente con le spalle al muro. Un piccolo negozio sotto casa non ha più frontiere, ma potenzialmente può farsi conoscere anche a livello globale“.

Noi non possiamo competere sul piano del prezzo, dobbiamo vendere significati. Dobbiamo passare dalla mentalità del “quanto costa” a “quanto vale”. Bisogna fare un salto nel digitale, ma di qualità e non di quantità. Dobbiamo sostenere chi vuole fare provare emozioni con il prodotto che vuole vendere, bisogna sapere dare certezze. Il negozio sotto casa, oltre ad essere un presidio per la città, è una garanzia sulla qualità del prodotto“.

I social stanno permettendo di imparare a “comunicare”, a creare una propria community. Non comunichiamo la maglia che vestiamo, ma il perchè abbiamo fatto quella maglia. Bisogna trasmettere l’emozionalità che ha generato quel prodotto, quel significato“.

E’ quella che io chiamo economia del nuovo umanesimo, ovvero un sistema che metta al centro la persona. Ed è questa la lega strategica che dovrà fare la differenza. Il futuro non potrà mai essere solo in digitale. Chi pensa questo non ha compreso nulla dell’essere umano“.

 

 

 

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