Dimenticati e travolti dalla crisi: il futuro degli avvocati secondo il Presidente Armetta :ilSicilia.it
Palermo

L'intervista

Dimenticati e travolti dalla crisi: il futuro degli avvocati secondo il Presidente Armetta

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28 Giugno 2021

Separazione delle carriere, riforma della Giustizia, precariato e carenze infrastrutturali. Il neo presidente dell’Ordine degli Avvocati di Palermo, Antonello Armetta, interviene a tutto tondo su problemi e prospettive di una professione storica e di rilevanza costituzionale che paradossalmente viene troppo spesso dimenticata dalla legge e dalla politica.

“Ragionare sul sistema giudiziario italiano – dice Armetta – è assolutamente doveroso e necessario. In particolare, il tema della riforma della Giustizia è enorme. Certo, le criticità come quelle che riguardano il nuovo Processo civile, non mancano. In questo caso, ad esempio, appare incomprensibile il fatto che l’Avvocatura non sia stata coinvolta pienamente dal Ministero il quale si è limitato a creare una Commissione senza predisporre un adeguato dibattito, senza un confronto costruttivo con gli avvocati”.

Insomma, secondo il Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Palermo, la riforma tanto attesa dagli italiani, dall’Europa e dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, si starebbe costruendo senza uno dei pilastri fondamentali del sistema: gli avvocati. “Si può certamente migliorare il Codice ma è ancora più urgente velocizzare la macchina della Giustizia. L’unico modo e investire, trovare risorse per assumere magistrati, cancellieri, per adeguare le infrastrutture e parlare di una nuova edilizia giudiziaria”, prosegue Armetta.

Fra le questioni più serie, aggravate dalle restrizioni delle pandemia, ci sono quelle legate alla logistica. Infatti, sono molti i palazzi e gli uffici che in Sicilia, a Palermo, hanno la necessità di interventi per la messa in sicurezza. Un caso? Quello di Palazzo Eas. Appena qualche giorno fa, il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Palermo ha proclamato lo stato di agitazione dell’Avvocatura palermitana, in relazione al paventato trasferimento degli uffici giudiziari che ad oggi si trovano a Palazzo EAS. Si tratta di un edificio all’interno della Cittadella Giudiziaria che, fino al 2024, sarà interessato da lavori di restauro e messa in sicurezza. A breve, una parte considerevole di questi uffici  potrebbe essere trasferita nei locali di via Orsini ( ex Riscossione Sicilia).

“Il futuro trasloco – puntualizza il Presidente del COA – riguarderà gli uffici maggiormente frequentati da Avvocati e cittadini, ossia la Sezione Lavoro, la Sezione Esecuzioni Civili del Tribunale nonché l’intero Ufficio U.N.E.P. Lo scenario che si prospetta è quello di centinaia di persone che quotidianamente saranno costrette a fare la spola tra punti opposti di Palermo in mezzo al caos e tra tanti disagi organizzativi. Confidiamo che il proficuo dialogo istituzionale intrapreso con il Presidente della Corte d’Appello e il Presidente del Tribunale, cui va dato atto di avere sempre affrontato ogni criticità di concerto con l’avvocatura, consenta di raggiungere una soluzione più adeguata rispettosa della attività lavorativa di tutti”.

Infine, un altro problema molto serio riguarda gli effetti della crisi economica e pandemica sulla professione. Secondo un recente rapporto Censis, per 7 professionisti su 10 la situazione è critica soprattutto per le professioniste donne e per gli avvocati residenti al Sud“Sempre più spesso i cittadini si rivolgono al patrocinio a spese dello Stato. Questo significa che molti studi sono vuoti, che molti clienti hanno difficoltà a pagare gli avvocati che per questo si trovano in condizioni drammatiche“.

Per questa ragione, il Consiglio dell’Ordine di Palermo sta mettendo in campo una serie di iniziative a sostegno degli avvocati più in difficoltà. “Nei prossimi mesi, nei limiti dei nostri bilanci, metteremo a disposizione risorse che siamo riusciti a risparmiare e che verranno erogate a quegli iscritti con maggiori disagi con un occhio attento anche alle mamme-avvocato.

La crisi, del resto, non guarda in faccia nessuno e ha coinvolto tutti, anche gli studi legali più grossi. Tuttavia, a farne maggiormente le spese, sono ancora una volta i professionisti più deboli. Fra questi, i praticanti. Fermi per mesi, senza la possibilità di formarsi pienamente tra gli studi e le aule di tribunale, si trovano davanti a un futuro ancora più incerto di quello già pieno di incognite pre pandemia. Anche in questo caso, spiega Armetta, si sta lavorando per assicurare loro prospettive più chiare e con maggiori tutele per vivere di giustizia, senza ingiustizie

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