Dipendente comunale milanese ai domiciliari: "Nessuna buona fede dei manager Lidl" :ilSicilia.it
Catania

Promesse ingenti somme di denaro e voti per le elezioni amministrative prossime all'indagato Di Lauro

Dipendente comunale milanese ai domiciliari: “Nessuna buona fede dei manager Lidl”

15 Maggio 2017
Fabio Roia

Non può essere invocata una posizione di buona fede” dei dirigenti delle quattro direzioni generali Lidl di Volpiano, Biandrate, Somaglia e Misterbianco, al centro dell’inchiesta della Dda milanese, in quanto “non solo percepiscono denaro per assegnare lavori in favore degli indagati (…) ma intrattengono, in via diretta o indiretta (questo allo stato non è noto) rapporti con soggetti appartenenti alla famiglia mafiosa dei Laudani in grado di orientare le scelte” della catena della grande distribuzione nell’assegnare gli appalti dei servizi. Queste sono le conclusioni del provvedimento con cui la sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Milano, presieduta da Fabio Roia, ha disposto l’amministrazione giudiziaria di Lidl Italia s.p.a. “in relazione alle direzioni in cui si è realizzata l’ infiltrazione mafiosa“, per un periodo di sei mesi.

L’operazione della Dda di Milano che ha fatto emergere un flusso di denaro dal capoluogo lombardo verso referenti della famiglia mafiosa dei Laudani di Catania ha coinvolto anche una dipendente della Comune di Milano. Lo hanno precisato gli inquirenti nel corso del conferenza stampa che si è tenuta in Questura. “Si tratta di una dipendente che è stata posta agli arresti domiciliari – ha detto il sostituto che ha coordinato le indagini, Paolo Storariindagata per aver dato un appalto di pulizia a una delle società coinvolte”. Un appalto su servizi di pulitura, secondo quanto emerso, di importo inferiore ai 50 mila euro.

Di Lauro, consigliere di Cinisello Balsamo

Tre degli arrestati nell’inchiesta della Dda di Milano sulle presunte infiltrazioni al nord del clan mafioso dei Laudani avrebbero promesso ingenti somme di denaro e voti per le elezioni amministrative prossime all’indagato Angelo Antonio Di Lauro. E ciò “affinché quest’ ultimo contribuisse a modificare i vincoli urbanistici esistenti su una villa di rilevanza storica” nel Comune del Milanese, perché poi potessero “costruire su quest’area campi da tennis” e un “parco giochi”.

Due degli esponenti della presunta associazione per delinquere, Orazio Elia e Domenico Palmieri, tra l’altro, “soggetti già facenti parte della pubblica amministrazione sanitaria e provinciale” e poi “entrati in quiescenza”, avrebbero sfruttato dietro compenso, come scrive il gip, “le proprie relazioni con esponenti del comune di Milano, di sindaci e assessori” locali al fine “di ottenere commesse e appalti da proporre ai propri clienti”, ossia ad altri degli arrestati a cui facevano capo una serie di imprese. E in questo passaggio il gip “in via esemplificativa e non esaustiva” elenca i nomi di alcune persone delle quali Elia e Palmieri avrebbero sfruttato le conoscenze: si tratta di “Piccolo Alba, dipendente del Comune di Milano, Settore Servizi Generali, Ufficio Direzione Centrale Facility Management (non risulta indagata, ndr); Afrone Giovanna Rosaria Maria, dipendente del Comune di Milano, responsabile del Servizio Gestione Contratti Trasversali con Convezioni Centrali Committenza (finita ai domiciliari, ndr); Musella Graziano, sindaco di Assago (non risulta indagato, ndr); Di Lauro Angelo Antonio, consigliere comunale a Cinisello Balsamo (indagato, ndr); D’Alfonso Franco Maria Antonio, Consigliere Comunale del Comune di Milano (non risulta indagato, ndr). In particolare, poi, due degli arrestati, Micelotta e Politi, avrebbero corrisposto “a Palmieri Domenico, già dipendente della Provincia di Milano e dal 2012 in quiescenza, la somma di 1.000 euro mensile quale prezzo della sua mediazione illecita” verso “agenti pubblici dei quali Palmieri sfrutta la conoscenza e il rapporto”, affinché “questi ultimi adottino atteggiamenti di favore nei confronti delle imprese di Micelotta e Politi”.

Spunta anche una vicenda di corruzione legata agli appalti di pulizia nelle scuole del Comune di Milano nell’inchiesta della Dda. Come si evince nella complessa ordinanza di custodia cautelare del gip Giulio Fanales, in cui si intrecciano più storie e livelli diversi di malaffare, gli imprenditori referenti del clan catanese avrebbero avuto a libro paga un ex dipendente della Provincia di Milano, Domenico Palmieri, definito per altro “facilitatore”.

L’ex dipendente pubblico, tra gli arrestati e che risponde anche del reato di traffico di influenze, per una ‘paghetta’ mensile di 1000/2000 euro, avrebbe messo a disposizione “le proprie relazioni con esponenti del comune di Milano, di sindaci e assessori” dell’hinterland al fine di ottenere commesse e appalti da proporre ai propri clienti e cioè i cinque imprenditori finiti in carcere stamane. Palmieri, che è anche sindacalista, sarebbe riuscito a far ottenere alle imprese degli indagati l’assegnazione dell’ appalto per le pulizie degli edifici scolastici comunali per 40 mila euro, grazie alla sua conoscenza con Giovanna Rosaria Maria Afrone, Responsabile del Servizio Gestione Contratti Trasversali ora ai domiciliari. La dirigente, si legge in un passaggio del provvedimento del giudice, si sarebbe impegnata ad aggiudicare agli imprenditori, tramite la procedura di affidamento diretto, la gara, per avere in cambio un posto di lavoro presso il settore bilancio della Provincia di Milano nonché il trasferimento della cugina al settore informatico sempre di Palazzo Marino.

Corrompere in Italia è facile” e “si pagano non solo i funzionari e i dipendenti ma anche i pensionati e chiunque possa avere influenza o segnalare i corruttibili”. Ma soprattutto la mafia “cerca la polverizzazione dei dati”. “Siamo di fronte a fatture false anche di mille o duemila euro – hanno spiegato gli inquirenti in una conferenza stampa – Volumi non elevati, per scelta”. Abbassare la soglia dei movimenti di liquidità (otto i viaggi documentati dalle indagini) rappresenta “l’evoluzione del sistema di corruzione in Italia”. E i Laudani (il clan destinatario dei soldi, ndR), ha detto ancora il Procuratore aggiunto Ilda Boccassini,sono una famiglia ritenuta il braccio armato di Nitto Santapaola”. 

 

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