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UNA RIFLESSIONE SU QUESTA EMERGENZA CORONAVIRUS

Dopo la pandemia non sarà mai come prima

16 Maggio 2020

Dopo una crisi così devastante come quella che stiamo superando, le cose non potranno tornare mai come prima, e non è neanche bene che ciò avvenga.

Abbiamo un’occasione unica, quella di ripartire dalla crisi per costruire un nuovo progetto sociale ed economico. Per questo adesso è il tempo di fermarsi a riflettere, per capire cosa è successo e per immaginare cosa può succedere.

Albert Camus ha scritto: «Ciò che è vero per tutti i mali del pianeta è vero anche per la peste. Aiuta gli uomini a elevarsi al di sopra di se stessi».

E gli italiani lo hanno fatto e sono stati una vera sorpresa: nel paese dell’individualismo e dell’indisciplina, la stragrande maggioranza dei cittadini ha dimostrato rispetto delle regole del lockdown e grande tolleranza dei disagi.

Si è, anche, percepito nel Paese un sentimento di coesione sociale e solidarietà del tutto nuovo, che la leadership ha il dovere di rafforzare indicando con chiarezza gli sforzi collettivi da sostenere e gli obiettivi da raggiungere, per uscire dalla crisi.

L’esperienza del distanziamento sociale può farci immaginare città con meno auto e più spazio per le persone, città policentriche a misura di passeggiata, che valorizzino i quartieri periferici dove poter svolgere la maggior parte delle funzioni senza dover  ricorrere all’uso dell’automobile.

Il modello dello smartworking  deve continuare ad essere utilizzato ed esteso, per ridurre i veicoli per le strade delle città, e per recuperare tempo libero da dedicare a sé  stessi.

La Pubblica Amministrazione che non sempre ha mostrato di essere all’altezza, dovrà imparare da questa esperienza ad affrontare la sfida digitale del futuro.

Si è compresa l’importanza di investire nella Sanità pubblica, perché continui a garantire a tutti il diritto di essere curati al meglio, sia al Nord che al Sud del paese, e che valorizzi i propri medici, fino a ieri protagonisti solo di episodi di “malasanità” ed oggi invece “eroi”.

E a proposito di altri “eroi”, i riders , lavoratori precari e senza garanzie, che in questi mesi hanno portato cibo e merci nelle nostre case, ricordiamo altri lavoratori precari e senza garanzie, che sono rimasti a casa senza alcun salario. Ad ogni lavoratore precario od autonomo dovrà essere garantita in futuro una protezione per i momenti di crisi, grazie a nuovi strumenti di tutela economica.

Infine, il  virus ha dimostrato non avere confini, barriere nazionali. È stato il più grande schiaffo alle ragioni del sovranismo. Ha messo in crisi gli egoismi delle nazioni europee che hanno compreso tardi che la crisi avrebbe colpito tutti. Come nella “livella” di Totò, ha colpito potenti e umili, ricchi e poveri, senza nessun riguardo o distinzione.

Ed è grazie a questo piccolo, invisibile nemico, che forse riusciremo a capire, sia i potenti della Terra che i comuni cittadini, che abitiamo tutti lo stesso spazio e viviamo tutti lo stesso tempo, e che le difficile sfide che ci aspettano si vincono solo comprendendolo.

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