19 Agosto 2019 - Ultimo aggiornamento alle 18.35
Palermo

il ministro non può rimuovere i sindaci dissidenti

Ecco cosa dice il “decreto sicurezza” e perché Orlando può disobbedire

7 Gennaio 2019

Il tema che appassiona politica e società civile fin dalle prime ore del nuovo anno è il cosiddetto “decreto sicurezza”. Da una parte, il governo nazionale con in testa il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, che ha fortemente voluto il provvedimento. Dall’altra, la cordata dei sindaci di sinistra con Leoluca Orlando, Primo cittadino di Palermo, che vuole sospenderne gli effetti. È lui il pasdaràn, giusto per rimanere in tema, dell’accoglienza panormita. Il sanculotto impavido, il Davide che si mette contro Golia in difesa della Carta e dei diritti umani a Palermo ma non solo.

Peccato che le cose non stiano propriamente così e Orlando che (come recita la sua biografia sul sito del Comune: https://www.comune.palermo.it/sindaco.php?id=1) è docente di diritto pubblico regionale, lo sa benissimo. Il ministro Salvini, infatti, non ha i poteri per rimuovere l’amministratore di una città ovvero ce li avrebbe pure ma in virtù del caso specifico non sono del tutto adeguati il che si traduce con una vigliaccata politica che ricorda tanto i ceffoni che i protagonisti di “Amici miei” assestavano ai passeggeri dei treni in partenza che non potevano quindi difendersi.

Cosa dice il “decreto sicurezza”, qual è la parte del provvedimento che a Orlando proprio non va giù?: si tratta dell’articolo 13 che in alcuni punti recita “Il permesso di soggiorno non costituisce titolo per l’iscrizione anagrafica”. Secondo i sindaci, la mancata iscrizione dei cittadini stranieri nei registri dell’anagrafe sbarrerebbe la strada a servizi essenziali come l’iscrizione dei figli a scuola o l’accesso alla sanità pubblica ma non è così. Infatti, la tutela dei destinatari del provvedimento sarebbe garantita dal domicilio.

OrlandoSi tratta di un decreto che per tre mesi è stato oggetto di lavori certosini, è stato limato, varato dal governo e firmato dal Presidente della Repubblica. Una legge dello Stato, quindi valida su tutto il territorio nazionale. Se i comuni cittadini infrangono la legge vengono puniti ma Orlando, che ne è al di sopra, sa bene, al di là dei ventilati profili di incostituzionalità, che il punto nevralgico della faccenda risiede nell’alveo del diritto amministrativo.

Salvini, e Orlando che è professore di diritto pubblico regionale lo sa bene, non può ricorrere ai vari Tar ma chiedere ai prefetti di intimare ai sindaci di applicare la legge. Al massimo può disporre di commissariare i Comuni. Al limite estremo può rimuovere un sindaco per grave malfunzionamento dell’Amministrazione ma la violazione di una singola norma, che riguarda quindi i singoli, potrebbe non bastare per invocarne la defenestrazione e comunque creerebbe un precedente molto pericoloso.

Un autorevole parere sulla questione è stato chiesto al professore Sabino Cassese, “padre” del diritto pubblico italiano. In un’intervista del 3 gennaio a “Il Mattino” ha detto che la situazione è abbastanza complessa a causa di “Un pasticcio tra norme vecchie e nuove”. Le legioni di studenti universitari che hanno usato, e amato, il suo manuale saranno trasaliti leggendo che la norma attuale non abroga “espressamente” quella del 1998 che dispone che “(…) le iscrizioni e  variazioni anagrafiche dello straniero regolarmente soggiornante  sono effettuate alle medesime condizioni dei cittadini italiani (…)”. L’ex ministro e giudice della Corte Costituzionale è entrato poi nel merito della questione e il risultato è che i sindaci potrebbero non avere tutti i torti, nel merito, ma hanno scelto una modalità di dissenso quantomeno improbabile.

La verità è che il Professore (Orlando, ndr), tutte queste cose le sa fin dall’inizio e con una guasconata ha deciso di dare una passata di cera ad una carriera politica, ultimamente, un po’ stazzonata e imbolsita. Dispiace ma non basta, i palermitani sono stati depredati della serenità di vivere la città senza il batticuore di rimanere impantanati nel traffico, sommersi dai rifiuti, o morire annegati nel sottopasso di via Imera dopo due gocce di pioggia. Il palermitano medio sarà quel che sarà ma non è fesso e non basta dormire con “Psicologia delle folle” sotto il cuscino per fargli dimenticare tutto questo.

Appare forse “strumentale” tutto questo interesse nei confronti dei rifugiati-migranti-richiedenti asilo e la domanda retorica finale (il nostro direttore responsabile, ogni tanto, permette di infrangere certe regole giornalistiche) è: siamo proprio sicuri che l’obiettivo di Orlando siano le elezioni Europee di maggio?

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