Efebo d'Oro: l'intervista a Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi [Video] :ilSicilia.it
Palermo

A loro il premio "Nuovi Linguaggi"

Efebo d’Oro: l’intervista a Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi [Video]

di
17 Novembre 2017

Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi sono i vincitori del premio Nuovi Linguaggi – Città di Palermo alla 39esima edizione dell’Efebo d’oro.

Celebrati in tutto il mondo con mostre retrospettive e premi, la loro produzione artistica è veramente consistente e comprende installazioni in Italia alla Biennale Internazionale d’Arte di Venezia, al Mart di Rovereto, all’Hangar Bicocca e al Museo del Cinema di Torino, all’estero in Francia, Spagna, Stati Uniti, Inghilterra, Svizzera, Olanda, Belgio.

Ha scritto Marco Belpoliti in occasione di una recente retrospettiva a loro dedicata a Milano: “Gianikian e Ricci Lucchi hanno fotografato e animato l’inconscio stesso della cultura occidentale; l’hanno trasformato in un elemento fisico, il film, visibile lì, davanti a noi. Non l’inconscio singolo, ma quello collettivo; il rimosso dell’intera cultura occidentale con i suoi fantasmi scorre su quegli schermi”.


Considerati tra gli artisti visivi più influenti del nostro tempo, lavorano da oltre quarant’anni come archeologi sulle tracce-immagini da cogliere nella loro ambivalenza e hanno creato un cinema personalissimo, poetico e analitico.

Esplorano gli archivi di tutto il mondo per rifilmare vecchie pellicole, film scomparsi o non più disponibili, i cui fotogrammi vengono ingranditi, reinquadrati, rallentati colorati e rimontati secondo logiche inedite.

Li abbiamo intervistati durante l’incontro che si è tenuto al teatro Garibaldi, sede temporanea di Manifesta 12.

– Più di quarant’anni di attività nel panorama artistico internazionale: come definireste il linguaggio con cui avete comunicato il vostro personalissimo modo id fare arte?

Ricci Lucchi: “Prima di tutto ci definiamo fortemente resistenti nel perseguire il nostro lavoro un pò sempre contro corrente e di sicuro libero. Ci hanno commissionato dei film negli anni ma ci hanno lasciati sempre liberi di creare”.

– La libertà che praticate trova riscontro in un lavoro artistico che, visto oggi, risulta sempre di estrema attualità. Avete mai pensato, allora, che le vostre opere fossero troppo in anticipo rispetto ai tempi per essere compreso fino in fondo?

R.L.: “Era fortemente in anticipo infatti anche gli americani era sbalorditi del nostro tipo di lavoro poi molto imitato anche ; Harrold Zemann che era un grande curatore aveva visto “Dal polo all’equatore” nel ’89 e aveva detto che non vedeva niente di più vicino all’arte che quel lavoro mai poi ci invitò solo nel 2001 alla Biennale di Venezia” (ride).

– Qual è la marcia in più nel lavoro di coppia?

R.L. “Non ci si scoraggia mai, ci sono dei momenti duri nella vita di un artista, essere in due aiuta dal punti di vista pratico e poi ognuno apporta la propria cultura, il proprio punto di vista, la sua formazione. Per noi è stato molto importanti condividere una prospettiva comune con una grande sintonia immediata”.

– L’introduzione di internet, della realtà virtuale come ha influenzato la vostra attività artistica?

Gianikian: “Io sono l’uomo della pellicola quindi per me è stato molto difficile accettare questo passaggio; ho continuato anche oggi a lavorare con la pellicola, tutti possono filmare ma noi possiamo farlo ancora con i nostri mezzi o con un pezzo di pellicola. Oggi i nuovi supporti permettono metodi più facili di proiezione dei lavori. I nostri film sulla guerra hanno avuto due milioni di visualizzazione; è la testimonianza concreta per noi che il lavoro che facciamo è apprezzato”.

R.L.: “Il mondo cambia e tu non ti puoi formare”.

– Durante l’incontro avete detto che “l’arte non si insegna”; come possiamo dire che si trasmetta l’arte secondo voi? 

G.: “L’arte si prende per irradiazione, poi uno sa fare con la mano o con la testa ma alla fine è il contatto fisico con l’arte che conta”. 

 

 

© Riproduzione Riservata
Tag:
Epruno - Il meglio della vita
di Renzo Botindari

Il Gatto Obeso e le ZTL

Il gatto obeso e sazio non avrà mai stimoli a sforzarsi per andare a cercare i topi. Quindi non ho aspettative da “nuovi soldati”, sono siciliano e vivo a Palermo e dietro a nuovi volti mi farò la domanda più importante: “a cu appartieni?”
Come se fosse Antani
di Giovanna Di Marco

La ddraunàra: i racconti di Silvana Grasso

È disponibile dal 16 luglio La ddraunàra, la raccolta di racconti di Silvana Grasso, a cura di Gandolfo Cascio ed edita da Marsilio che ripubblica così due opere, Nebbie di ddraunàra (Le Tartarughe 1993) e Pazza è la luna (Einaudi 2007).

I giannizzeri

A partire soprattutto dal 1850, il controllo del territorio in Sicilia diviene sempre più arduo per la gendarmeria borbonica. Gruppi armati dediti al malaffare, bande e banditi, nonostante l’inasprimento delle pene – il ricorso all’esecuzione diretta era prassi ordinaria - percorrevano senza molti contrasti le campagne siciliane e rendevano difficile garantire la sicurezza.
. Rosso & Nero .
di Elio Sanfilippo

Palermo fa acqua da tutte le parti, Orlando cambi tutto o si dimetta

I cittadini sono sommersi dall'immondizia, intere zone trasformate in discariche, lavori stradali che non finiscono mai, servizi pubblici che non funzionano, fino allo scandalo dei cimiteri dove non si capisce perché non si sono avviate le procedure per la costruzione del nuovo cimitero previsto dal piano regolatore.
Segreti e non misteri
di Alberto Di Pisa

Mafia e antimafia

Dovendo parlare di mafia ed antimafia non si può non andare con la mente al 10 gennaio 1987 allorquando Leonardo Sciascia rilasciò una intervista al Corriere della Sera parlando di professionisti dell’antimafia
Wanted
di Ludovico Gippetto

L’archeologia del “Do not cross” come tutela

Rubare nei siti archeologici è gravissimo. Un argomento molto caro all’archeologo Sebastiano Tusa, fermo sostenitore del principio del "Do not cross". Dove gli oggetti antichi vanno guardati ma non decontestualizzati rispetto all’ambiente di provenienza.
CapitaleMessina
di Gianfranco Salmeri

Dopo la pandemia non sarà mai come prima

Dopo una crisi così devastante come quella che stiamo superando, le cose non potranno tornare mai come prima, e non è neanche bene che ciò avvenga. Una riflessione sulla fase 2 dell'emergenza coronavirus di Gianfranco Salmeri.