Efesto, un mito controverso che rispecchia la realtà :ilSicilia.it

Elogio del diversamente bello

Efesto, un mito controverso che rispecchia la realtà

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25 Novembre 2019

Partiamo da una certezza e cioè che Efesto era figlio di Era, per poi approdare a un dubbio, se lo fosse anche di Zeus e, infine, a due constatazioni umane troppo umane, che i suoi fossero dei genitori degeneri e che il piccolo, ai nostri giorni, sarebbe stato affidato ai servizi sociali.

Pollon

A volte leggiamo i miti con estrema leggerezza, così come le favole, quando in realtà hanno una ferocia che somiglia troppo alla realtà. Il punto è che posizionandoli sull’Olimpo, che immaginiamo popolato da Pollon combina guai, dal dispettoso Eros, suo compagno di monellerie, e dal fricchettone Apollo, per citarne solo alcuni, (mi riferisco, per chi non lo conoscesse, a un manga giapponese, uno dei cartoni animati più divertenti), li svuotiamo dal contenuto crudele che contengono. Dopo questa digressione, tra mito, cartoon e realtà, torniamo al nostro racconto.

Il mito di Efesto e le sue controverse versioni
La sua storia non è delle più rosee e, infatti, secondo una versione, in una contesa celeste, avendo parteggiato per la madre Era, fu scaraventato dal padre Zeus giù dall’Olimpo fino all’isola di Lemno; secondo un’altra, invece, il terribile gesto fu compiuto dalla genitrice che, infuriata per l’inaccettabile deformità del figlio, lo gettò in mare dove fu accolto, nella loro grotta sottomarina, dalle ninfe Eurinome e Tetide, madre di Achille, che lo crebbero come un figlio. Efesto, rimasto con loro per nove anni, imparò il mestiere di fabbro, installando anche una piccola officina. Dopo aver ricucito, con grande dolore e difficoltà, il rapporto con la madre, venne invitato in uno dei tanti banchetti che si tenevano sul Monte Olimpo, ma litigò violentemente con il re degli dei, suo ipotetico padre, che lo scagliò nuovamente giù dal monte. A seguito di questa seconda caduta, leggenda vuole che, fratturatosi entrambe le gambe, fu costretto a camminare con l’aiuto di un bastone.

Efesto

Considerato orribile nell’aspetto e di pessimo carattere, sfiderei chiunque al suo posto a essere amabile, decise di vendicarsi di Era, causa della sua infelicità, e sfruttando le sue grandi capacità manuali le costruì un trono d’oro dove la dea, non appena si sedette, restò imprigionata non riuscendo più ad alzarsi. Le sue urla però infastidirono talmente tanto gli altri dèi da costringerli ad implorare Efesto di liberarla e lui acconsentì a patto che gli fosse concessa una sposa. La prescelta fu Afrodite, la più bella tra tutte, che furiosa iniziò una relazione extraconiugale con Ares, il dio della guerra.

Il povero cornificato, venuto a conoscenza del tradimento, non amato dai genitori nell’infanzia e neanche da colei che avrebbe dovuto essere sua fedele sposa nell’adultità, decise di cogliere in flagrante gli amanti e costruì così una rete che venne posta sul letto, in modo da imprigionarli. Il meccanismo funzionò alla perfezione e Afrodite e Ares furono costretti a rimanere nudi sul talamo per essere visti e umiliati dinanzi a tutte le altre divinità. Miss Olimpo, però, grazie al suo irresistibile fascino, riuscì a impietosire i “colleghi” maschi e a essere liberata, mentre Efesto, deluso negli affetti più cari, si dedicò ad altre unioni e passoni.

Come abbiamo accennato all’inizio, il dio del fuoco era sicuramente figlio di Era, con o senza la partecipazione di Zeus, cosa che possiamo tradurre con la locuzione latina: “mater certa est, pater numquam“. Cosa indiscutibile è che la divina ne esce malissimo e, infatti, secondo un’altra versione, gelosa di Zeus, che la tradiva in cielo, terra e ogni dove, pensò di ricambiare l’infedeltà non ricordando, però, che essendo la dea del matrimonio non poteva trascendere. Allora corse in suo aiuto Teti che le diede un’alga con cui avrebbe potuto generare un figlio da sola (contemporaneità del mito).

La Dea la mangiò e, nove mesi dopo, generò questa sfortunata creatura, suscitando le ire del divin sposo; ma qua iniziano i dibattiti perché, secondo alcuni mitologi, Era è una divinità precedente a Zeus, quindi il racconto non starebbe in  piedi, e in altre interpretazioni che fosse nata dopo che Efesto aprì il cranio di Zeus con una martellata, ergo il dio del fuoco l’avrebbe preceduta nella genealogia divina. Comunque sia, secondo i greci, il destino di madre e figlio erano strettamente legati. Nell’Attica, infatti, Efesto e Atena Ergane, ovvero Era, vista sotto l’aspetto di protettrice di artisti ed artigiani, erano celebrati assieme in una festa chiamata Calceia che si teneva il tredicesimo giorno del mese di Pianepsione, coincidente con la prima parte dell’autunno, tra metà ottobre e metà novembre.

Efesto

Un’altra versione del mito narra che fu Zeus a concedere Afrodite in sposa ad Efesto, e non Era, spinto dal fatto che essendo il prescelto dotato, tra tutti gli altri dèi, del carattere più fermo e costante avrebbe impedito l’ovvia disputa per la sua mano. In ogni caso quello tra i due fu un matrimonio combinato e altri particolari da commedia  aggiungono, a quanto prima raccontato, che mentre la dea della bellezza e quello della guerra stavano copulando, Efesto li bloccò con una catena e per punizione li trascinò sull’Olimpo . Gli dèi, alla vista dei due amanti nudi e legati, come reazione scoppiarono a ridere, ma Poseidone, con doti da grande psicologo, lo convinse a liberarli garantendo per Ares la punizione che spettava agli adulteri. La coppia male assortita, così come era nata, scoppiò ed è Omero a raccontare che il dio avrebbe riportato la sposa al padre, chiedendogli in cambio la restituzione della dote nuziale, quale che fosse non è dato sapere.

Ad Efesto sono attribuite altre mogli: nell’Iliade, Carite, la Grazia per eccellenza, ma tale tradizione non trova riscontro in altri miti; sull’isola di Lemno, la Nereide Cabiro, dalla quale ebbe due figli chiamati i Cabiri; in Sicilia, invece, la Ninfa Etna e i suoi due figli, che presero il nome di Palici, divinità dei geyser siciliani (lago di naftia presso Palagonia). Altri figli attribuitigli sono Palemone, uno degli Argonauti; Ardalo, un celebre scultore e Caco, un pastore a tre teste, nato dalla relazione con Medusa, la celeberrima gorgone uccisa da Perseo. Di sicuro la sua fama non è legata a quella di essere un tombeur de femmes ma, piuttosto, al suo essere industrioso.

Sin da giovane, infatti, aveva iniziato a costruire degli splendidi monili che aveva regalato a Teti ed Eurinome in segno di gratitudine e forgiato perfino una collana d’oro che donava fascino a chiunque la indossasse. Il geniale dio del fuoco costruì anche dei robot che venivano utilizzati nella sua officina come inservienti e, anche, dei tavolini automatici che venivano utilizzati durante i banchetti che si tenevano sull’Olimpo. La sua creazione più famosa, però, fu Talo, un automa che regalò a Minosse, re di Creta e padre di Arianna, che, messo a guardia dell’isola, venne utilizzato per spaventare e uccidere i pirati sardi, che compivano continue incursioni. Nell’Iliade, principale fonte di mitologia greca insieme all’Odissea, si narra che vivesse in un’officina sotto il vulcano Etna, dove lavorava tutto il giorno ai suoi progetti di ingegneria, aiutato dai mostruosi Ciclopi ed è per questo motivo che era considerato il protettore delle attività artigianali e venerato in tutta la Grecia; nella mitologia romana il suo corrispettivo è Vulcano.

L’arte antica lo ha raffigurato barbuto, vestito di una corta tunica da lavoro, con le tenaglie e il martello. A seconda dei gusti, verrebbe da aggiungere, per niente orribile, immaginiamolo, infatti, come un corpulento Russel Crowe o Francesco Pannofino, per restare in terra italica, e ditemi chi non ci farebbe un pensierino. Si sarà capito la simpatia provata per Efesto, un buono, un diverso, un emarginato per il solo fatto di non essere mister Olimpo. Probabilmente la madre Era, ai giorni nostri, lo avrebbe sottoposto a chirurgia estetica, non capendo di doversi sottoporre lei a una chirurgia interiore ben più importante, quella etica.

Etna Comics Efesto

Etna Comics
Etna Comics, dal 20 al 22 dicembre 2019, tiene a battesimo il Premio Efesto in onore del dio artigiano, autore di alcune delle più straordinarie armi e oggetti appartenuti agli dei Greci: lo scudo di Zeus, l’arco e le frecce di Eros, i sandali alati di Ermes. Efesto d’altronde a Catania, che è palcoscenico dell’evento, è di casa visto che la sua fucina si trovava proprio nelle viscere del Vulcano. Questo nuovo importante riconoscimento, dedicato ai giochi da tavolo, nasce per omaggiare un settore in continua espansione e, al tempo stesso, per aiutarne la diffusione in Italia e in particolar modo in Sicilia. Criterio fondamentale per il Premio Efesto, che nasce diviso in due categorie, una per giochi rapidi, facili e immediati, che si spiegano in un paio di minuti e si giocano in meno di mezz’ora e una per giochi un po’ più articolati, ma senza mai diventare eccessivamente lunghi o complessi, è l’originalità.

Etna Comix, insomma, rende giustizia a questo dio trasformandolo da emarginato dell’Olimpo a protagonista della realtà siciliana.

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