"Eleutheria", il teatro di Palumbo a Catania e Piazza Armerina :ilSicilia.it
Catania

fino al 28 giugno

“Eleutheria”, il teatro di Palumbo a Catania e Piazza Armerina

di
10 Giugno 2019

A Catania e a Piazza Armerina, uno spettacolo del Laboratorio di arte drammatica del Teatro del Molo 2 e diretto da Gioacchino Palumbo in collaborazione con Accademia di Belle Arti. Si svolgerà il 18, 20, 25 e 27 giugno 2019, alle 21, alla Sala Hernandez via San Lorenzo 4, Catania ( su prenotazione) e il 28 giugno alle 19 alla Masseria Bannata., in contrada Bannata, Piazza Armerina.

“Il filo rosso che abbiamo scelto per orientare la composizione drammaturgica di questo progetto scenicosi legge in una nota –  è ‘Le Libertà’. I testi proposti vogliono offrire domande, spunti di riflessione, punti di vista, prospettive diverse . Nella composizione drammaturgica dello spettacolo confluiscono opere di Albert Camus, Friedrich Dürrenmatt, Stanislaw Witkiewicz, Dacia Maraini, Irvin D. Yalom, Maria Moneti Codignola, William Ernest Henley, George Ivanovic Gurdijeff”.

“La figura di Ipazia, scienzata e filosofa vissuta in Egitto nel terzo secolo dopo Cristo, trucidata per i suoi studi e i suoi insegnamenti da fanatici integralisti cristiani, che mal tolleravano la sua libertà di pensiero, è tratta dal romanzo ‘Ipazia muore’ di Maria Moneti Codignola. Nel nostro testo drammaturgico, rielaborato da Rossella Lizzio, Ipazia, consapevole della morte imminente, ci svela la sua passione per la ricerca scientifica ereditata dall’amato padre ( Ipazia intuì e sostenne che è la Terra a girare intorno al Sole), per l’insegnamento della filosofia, e riflette sul decadimento della città di Alessandria, un tempo centro della cultura e del libero pensiero, e ora dominata dall’integralismo religioso”.

“Anche il filosofo Spinoza – si legge ancora nella nota – pagò con il cherem, una scomunica del Rabbino di Amsterdam, che comportava l’esclusione a vita dalla comunità ebraica, comprese le sue amate sorelle, la sua libertà di pensiero. ‘Bento’ Spinoza non esitò a scegliere l’esilio pur di poter continuare la sua ricerca filosofica senza i condizionamenti e i limiti che la comunità olandese voleva imporgli. Per la sua figura abbiamo tratto spunto, per il testo del nostro spettacolo, da alcune pagine del romanzo di Irvin D. Yalom ” Il problema Spinoza”, che raccontano il momento in cui Spinoza comunica alle sorelle la sua scelta di indipendenza, pur a costo di una scomunica a vita che gli impedirà di rivederle”.

“Con ‘I giusti’ di Albert Camus, forse il più significativo dei suoi testi teatrali, abbiamo esplorato il tema dei limiti che ogni lotta per la libertà comporta. Il testo, ambientato nella Russia dei primi anni del Novecento, racconta di un gruppo di rivoluzionari che preparano un attentato al “Granduca”, zio dello Zar, una delle più alte cariche dell’impero zarista. Il testo dell’autore esistenzialista francese ha come protagonisti Yanek e Dora, entrambi impegnati nei primi moti rivoluzionari del 1905, che sacrificano la propria vita sentimentale sull’altare dell’impegno estremo nella lotta politica rivoluzionaria. Fin dove è possibile spingersi per gli interessi di questa lotta? Quali sono i suoi limiti? Nell’azione che abbiamo scelto, ci confrontiamo con uno scontro tra le “colombe” ( Yanek e Dora) e i “falchi” ( Stephan) del gruppo di cospiratori”.

“Un altro frammento drammaturgico è tratto dal testo teatrale ‘Commedia ripugnante di una madre’ di Stanislaw Ignacy Witkiewicz. Witkiewicz, insieme a Schulz e Gombrowicz, è uno dei piastri della letteratura polacca del Novecento. La disperazione e il senso di disfacimento, nascosti dietro un velo di apparente leggerezza e di follia consapevole e mai negata, si declinano in quest’opera in uno stile che oscilla tra il grottesco e il metafisico, tipico della cultura polacca del periodo tra le due guerre. La relazione delirante tra una madre e un figlio, colti in uno scontro generazionale, ci offrono lo spunto per altre domande. Siamo in grado di assumerci le responsabilità che i nostri ideali di libertà comportano? Siamo disposti a pagarne il prezzo di persona?”.

Il tema della libertà e della follia, emerge anche nella commedia grottesca ” I fisici”, del drammaturgo svizzero Friedrich Dürrenmatt, ambientato in una casa di cura per malati mentali. Möbius , un fisico nucleare, si finge pazzo per proteggere le sue sconvolgenti scoperte scientifiche. Cercano di carpirgli i suoi segreti un agente segreto americano, che finge di credere di essere Newton, e una spia russa, che sostiene di credersi Einstein. Nella azione scenica prescelta una infermiera della casa di cura, che si è innamorata di Möbius , tenta di salvarlo e di “liberarlo” ma pagherà a caro prezzo il suo inutile tentativo”.

“Un’altra azione scenica della nostra composizione drammaturgica è tratta da “Dialogo di una prostituta col suo cliente” di Dacia Maraini, autrice sempre attenta all’impegno sociale, ed in particolare agli aspetti relativi alla condizione della donna. L’opera è ambientata nell’Italia degli anni 70′ , un decennio di battaglie civili, di cambiamenti culturali, di “rivoluzione sessuale”, in cui vengono approvate le leggi sul divorzio e sul diritto all’aborto. Il testo è costituito da un dialogo serrato e confidenziale tra Manila, una giovane donna che ha deciso di lavorare come prostituta per mantenere se stessa e il suo bambino di pochi mesi, e un suo cliente occasionale, uno studente di economia appartenente alla media borghesia italiana di quegli anni”.

“Un breve monologo, che tratta il tema della libertà interiore e del distacco dalla sete di possesso, è estrapolato dal libro “Incontri con uomini straordinari” di George I. Gurdijeff, da cui Peter Brook ha preso spunto per il suo omonimo film. Il frammento prescelto è dedicato alla figura del padre dell’autore, il primo dei suoi maestri, capace di mantenere, in ogni circostanza, una profonda libertà e onestà interiore”.

“Durante i suoi 37 anni passati in carcere Nelson Mandela ha letto e riletto una poesia di William Enrnest Henley per alleviare le sue sofferenze e trovare la forza di resistere. Questa poesia, ” Invictus” , costituisce l’epilogo della nostra composizione drammaturgica”.

 

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di Balzebù

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