Emanuela Trovato, attrice e insegnante di voce catanese | INTERVISTA | ilSicilia.it :ilSicilia.it

Emanuela Trovato, attrice e insegnante di voce catanese | INTERVISTA

1 Aprile 2020

«Per me la bellezza è un riconoscimento istintivo, può stare in ogni cosa, in ogni persona. C’è ovunque una qualche forma di bellezza, intesa come armonia, estetica sì, ma anche “energetica”, per così dire»

di Andrea Giostra

Ciao Emanuela, benvenuta e grazie per la tua disponibilità. Se volessi presentarti ai nostri lettori cosa racconteresti di te quale attrice di teatro e artista?

Grazie a te dell’invito. Mi viene in mente, alla parola artista, che all’età di cinque anni io avevo chiaro in me che sarei stata una pittrice… poi qualcosa dev’essere andato storto ed eccomi qui, attrice teatrale dall’età di vent’anni e ancora pittrice dentro. Talmente dentro che di tanto in tanto mi diverto a disegnare la mia voce. Ma questo non l’ho inventato io e del resto non mi spingo molto oltre con il disegno o la pittura.

Tu Emanuela, oltre ad essere un’attrice sei anche una insegnate di voce che utilizza un metodo particolare, il Metodo Linklater. Ci racconti di cosa si tratta e dove vengono tenuti i tuoi corsi?

Il Metodo Linklater nasce per liberare la voce naturale. Naturale è la voce che la natura ci ha dato e si contrappone alla voce che ci è divenuta familiare, a cui cioè siamo abituati, ma che potrebbe aver acquisito dei blocchi nel corso della vita di ogni giorno. Liberare la voce da questi blocchi significa riprendersi la possibilità di esprimere tutta la infinita gamma di pensieri ed emozioni con un range vocale molto esteso. Questa libertà parte del corpo attraverso esercizi strutturati in una progressione sperimentata ormai in tutto il mondo da oltre sessant’anni dalla stessa Kristin Linklater, colei che ha creato il Metodo.

Chi sono i potenziali fruitori/allievi dei tuoi corsi? Sono dei corsi aperti a tutti o solo a chi vuole intraprendere o perfezionarsi nella professione di attore?

Non c’è bisogno di essere attori per partecipare a un mio corso ma, sì, ci sono dei prerequisiti fondamentali e sono: nutrire un grande desiderio di scoprire la propria voce naturale, cioè quella vera non falsata da vizi e abitudini, essere disponibili a disturbare quelle abitudini e, quindi, mettersi in gioco. Nient’altro. Nessuna esperienza nel settore teatrale è richiesta.

C’è qualche corso prossimo ad essere avviato? Se sì, ci dici quali sono le sedi, le date e come si fa ad accedere per chi fosse interessato?

Emanuela TrovatoIl progetto che avevo nel cuore da diversi anni per il mio esser insegnante Linklater, e che sono riuscita a realizzare quest’anno, almeno fino alla Pandemia-Covid-19 che ci ha messi in stand-by in questo momento, è duplice. Il progetto romano era di istituire un corso di durata annuale, 60 ore, come una palestra per il training dell’attore attraverso il Linklater. Sono, attualmente, l’unica insegnante a proporlo in questa modalità estensiva, e solo a Roma per ora perché vivo lì vicino (mentre chi non fosse disponibile a investire questo tempo può sicuramente trovare corsi più brevi, generalmente in due weekend, con gli altri miei bravissimi colleghi). Il progetto siciliano era di portare questa tecnica giù nella mia adorata isola, in modo più continuativo rispetto ai rari corsi che c’erano già stati in passato, potendo io contare sull’appoggio sia dei miei genitori nel catanese, sia dei miei suoceri a Palermo, che indubbiamente mi agevola, anche nella gestione del mio bambino che viaggia con me. Questo mio progetto siciliano ha visto la luce grazie al Teatro Stabile di Catania e sarebbe proseguito con il Centro di Ricerca per le Arti Performative Viagrande Studios, se il Coronavirus non lo avesse temporaneamente fermato. Le Direttrici di queste due realtà così importanti si sono mostrate entusiaste di promuovere i miei corsi e ho apprezzato la loro lungimiranza nel tentativo di abituare le persone a investire in qualità e scelte di valore. Mi riferisco soprattutto ai giovani che non hanno ancora strumenti per discernere sul valore tecnico-artistico di momenti formativi essenziali per un professionista o aspirante tale. Chi fosse interessato alla mia attività, può seguire la mia Pagina Facebook e mettersi in contatto direttamente con me, magari via e-mail: scrivi@emanuelatrovato.com

Qual è il percorso artistico/professionale che ti hai seguito e che ti ha condotta dove sei ora?

Formazione classica, alla Scuola del Teatro Stabile di Catania, di nascosto dai miei per tutto il triennio, poi il trasferimento a Roma e altri corsi, la gavetta (ma quando finisce?). Pietra miliare nel mio percorso di attrice è stato l’incontro – e lo studio! Tale da farne la mia tesi di laurea – con Peter Stein nel 2004 a Siracusa per lo spettacolo Medea, con Maddalena Crippa, riallestito l’anno successivo per il Festival di Epidauro in Grecia. Un sogno. Ho imparato più nei due mesi di prova di quello spettacolo che in tutta la formazione precedente e successiva sulla recitazione, sono sincera. Nel 2008 l’incontro per me fondamentale, con Kristin Linklater, la mia mentore, che mi ha guidata a diventare quella che sono, a realizzare il sogno di diventare una dei tredici insegnanti italiani, con i tutor a cui va la mia massima stima, Alessandro Fabrizi e Margarete Assmuth, pionieri del Metodo Linklater in Italia, che mi hanno accompagnata passo passo per tutto il lungo e impegnativo Teacher Training della mia formazione. A loro devo molto, come insegnante di voce e come persona, direi, dato che ormai è per me una sorta di scelta di vita,  con una formazione continua e scambi all’interno di tutta la comunità internazionale di insegnanti, oltre che con la stessa Kristin, la quale è ancora in piena attività lavorativa nonostante sia over ottanta.

Come definiresti il tuo stile recitativo? C’è qualche attore o attrice ai quali ti ispiri?

Lo stile si definisce in base al tipo di spettacolo, al taglio che vuole la regia. Credo che un attore che abbia uno stile troppo definito possa diventare ripetitivo, uguale a sé stesso, cioè, senza la flessibilità di cambiare il proprio respiro insieme a quello dei personaggi che interpreta.

Chi sono secondo te i più bravi attori teatrali nel panorama nazionale? E con chi di loro vorresti lavorare e perché?

Parliamo ovviamente dei viventi. Ce ne sono tanti di bravi, ma io vorrei proprio lavorare con un gruppo di donne, tutte brave, in cui non ci sia la primattrice (per carità, “ho già dato” trovandomi in qualcosa di molto sgradevole e vicino al mobbing, ovvero bullismo tra adulti). Mi riferisco per esempio a Miti Pretese, composto da quattro attrici straordinarie. Oppure all’esperienza di Moms e Tacchi a spillo, due spettacoli a quadri, esilaranti, in cui, anche qui, quattro attrici erano protagoniste. Poi mi piacerebbe lavorare di nuovo con Lello Arena, un maestro e, sono fiera di poter dire, un mio carissimo amico, con cui ho condiviso una tournée una decina di anni fa, con la regia del compianto Nanni Fabbri in un testo del padre Diego.

E i registi teatrali? Chi sono i più importati secondo te e con chi vorresti lavorare?

I più importanti in quanto famosi sono, appunto, noti ma ciò non vuol dire che incontrino sempre i miei gusti. Come dice un mio amico attore, il bravissimo Sebastiano Tringali, in questo campo si tratta di gusto e opinione. E con questa “scusa” però… può andar bene tutto? Lascio aperta la domanda. La drammaturgia contemporanea mi interessa, specie con commistioni linguistiche legate al mio dialetto, cosa che ho già avuto il piacere di sperimentare più volte con il bravissimo Francesco Randazzo. Ora toccherebbe a Luana Rondinelli, lei già lo sa e sa anche in quale ruolo. Ma non è ancora venuto il tempo. Registi siciliani, insomma, e non solo per il teatro, ma anche per il bellissimo cinema indipendente. A loro mi rivolgo, quindi spero che leggano questo articolo!

Charles Bukowski, grandissimo poeta e scrittore del Novecento, artista tanto geniale quanto dissacratore, in una bella intervista del 1967 disse… «A cosa serve l’Arte se non ad aiutare gli uomini a vivere?» (Intervista a Michael Perkins, Charles Bukowski: the Angry Poet, “In New York”, New York, vol 1, n. 17, 1967, pp. 15-18). Tu cosa ne pensi in proposito. Secondo te a cosa serve l’Arte della recitazione e del teatro?

A vivere, appunto. Vivere meglio nei propri panni dopo aver visto la vita degli altri attraverso il teatro.

Nel gigantesco frontale del Teatro Massimo di Palermo c’è una grande scritta, voluta dall’allora potente Ministro di Grazia e Giustizia Camillo Finocchiaro Aprile del Regno di Vittorio Emanuele II di Savoia, che recita così: «L’arte rinnova i popoli e ne rivela la vita. Vano delle scene il diletto ove non miri a preparar l’avvenire». Tu cosa ne pensi di questa frase? Davvero l’arte e la bellezza servono a qualcosa in questa nostra società contemporanea tecnologica e social? E se sì, a cosa serve oggi l’arte secondo te?

Abbiamo bisogno di Bellezza, di emozioni pure e riflessioni autentiche, non strumentalizzate. L’Arte serve proprio a prepararci e per questa sua valenza è stata a più riprese e sfacciatamente (quasi) soffocata in Italia. Ma vive, è inevitabile. Si possono annientare generazioni di artisti ma l’arte sopravvive e saprà resistere anche a questa terribile calamità che sta distruggendo moltissime vite e, purtroppo, anche mettendo a dura prova gli animi di chi resta.

Quando parliamo di bellezza, siamo così sicuri che quello che noi intendiamo per bellezza sia lo stesso, per esempio, per i Millennial, per gli adolescenti nati nel Ventunesimo secolo? E se questi canoni non sono uguali tra loro, quando parliamo di bellezza che salverà il mondo, a quale bellezza ci riferiamo?

Noi chi? Chi siamo noi per dettare le leggi del bello? Per me la bellezza è un riconoscimento istintivo, può stare in ogni cosa, in ogni persona. C’è ovunque una qualche forma di bellezza, intesa come armonia, estetica sì, ma anche “energetica”, per così dire. In musica, il rumore corrisponde al caos, al disordine, e lo stesso concetto si potrebbe accostare a ogni tipo di bellezza. Nel momento in cui qualcosa viene percepita come caos totale non c’è direzione, non ha senso e non è piacevole. La salvezza per me può essere nell’allenarsi e allenare i giovani a ricercare e sapere trovare questa armonia, o bellezza, a partire dalle piccole cose di ogni giorno, che diamo per scontate.

Esiste oggi secondo te una disciplina che educa alla bellezza? La cosiddetta estetica della cultura dell’antica Grecia e della filosofia speculativa di fine Ottocento inizi Novecento?

Forse sì se si va a cercarla, come uno studio vero e proprio, ritengo. A parte pochi eletti che frequentano i luoghi dell’Arte, per scelta personale o perché vengono da un ambiente familiare che è in qualche modo vicino o sensibile al mondo dell’Arte, ho l’impressione che la gran parte del tempo e delle risorse nella media delle persone sia generalmente destinata ad altro.

Se dovessi consigliare ai nostri lettori tre film da vedere e tre libri da leggere assolutamente, quali consiglieresti e perché?

I grandi capolavori sono tali e la lista sarebbe lunga, nonostante il fatto che, ti sembrerà strano, io non sia poi una grande cinefila. Tendo a dimenticare i film che ho visto, ho questo grande problema, mio marito e invece si ricorda tutto dei film anche a distanza di anni e mi prende molto in giro per questo. Te ne dico uno che per me è “il mio film”, Moulin Rouge di Baz Luhrman. Lo adoro. Sui libri… Le voci del mondo, di Robert Schneider. Lo avevo letto in tournée molti anni fa, prestatomi da una collega, avevo deciso di comprarlo per rileggerlo e, sorpresa! Lo ritrovai a casa, nella libreria da chissà quanto: essendomi sposata da poco all’epoca non conoscevo tutti i libri di mio marito. Tuttora mi capita di comprare qualche libro che già abbiamo, sempre per la mia pessima memoria su queste cose. Antologia di Spoon River, a cui sono legata dai tempi della mia prima formazione teatrale, quando ci facevano esercitare su questo testo che mi ha sempre molto affascinato. I tragici greci, sempre attuali.

Perché secondo te oggi il teatro e l’arte della recitazione sono importanti e vanno seguiti?

Per coltivare lo stupore, la capacità di entrare in un’altra dimensione con il semplice fatto di scegliere uno spettacolo dal vivo, in cui il pubblico e gli attori respirano la stessa aria, vivono le stesse emozioni e… traggono conclusioni. Ecco, se c’è un teatro a cui non saprei rinunciare è il teatro di parola, in cui il testo ha una parte rilevante e lascia qualche tipo di ragionamento incagliato nei pensieri dello spettatore alla fine. Naturalmente, questo Teatro, per funzionare, ha bisogno di bravi attori e regia intelligente, perché il testo da solo si può tranquillamente e più comodamente leggere a casa.

I tuoi prossimi progetti? Cosa ti aspetta nel tuo futuro professionale che vuoi raccontarci?

Al momento vivo alla giornata entrando e uscendo da uno stato di paura mista al desiderio di speranza, sono sincera. È presto per rimboccarmi le maniche pensando al post pandemia, raccogliere i pezzi – che spero non siano solo cocci – e rifare progetti alla luce dello choc collettivo che stiamo vivendo tutti, e noi del mondo dello spettacolo con effetti disastrosi più che mai. Se dovessi ripartire dal “dove eravamo rimasti”, rilancerei il mio progetto in collaborazione con Viagrande Studios, sullo studio della voce con il Metodo Linklater.

Dove potranno seguirti i nostri lettori e come vuoi chiudere questa chiacchierata?

Come dicevo, Pagina Facebook e-mail sono il modo migliore, rispondo personalmente a tutte le e-mail. Concludo con un grande abbraccio virtuale, sentito, sincero per te, Andrea, visto che ancora non ci possiamo toccare, e per tutti i lettori che ci hanno seguito. Voglio anche inviare un pensiero di affetto a tutte le persone che stanno soffrendo gravi lutti, dolorosissimi, o che stanno male e dare un messaggio di incoraggiamento, ricordando che ci sapremo rialzare dal disastro che ci ha colpiti in modo subdolo e repentino. Coraggio, pazienza e perseveranza a tutta l’umanità ❤️

Emanuela Trovato

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Andrea Giostra

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