Enna, allevatore ucciso e poi dato alle fiamme: arrestati in 4 :ilSicilia.it
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IL FATTO

Enna, allevatore ucciso e poi dato alle fiamme: arrestati in 4

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3 Dicembre 2021

I Carabinieri del comando provinciale di Enna e del Ros hanno arrestato quattro persone accusate di avere ucciso un allevatore di Pietraperzia, Andrea Paternò, 40 anni, e poi dato alle fiamme al corpo. L’uomo carbonizzato fu trovato nelle campagne di Enna nel luglio del 2020.

A fare luce sul delitto le indagini dei militari dell’Arma coordinate dalla Dda di Caltanissetta. Il cadavere era stato scoperto il 13 luglio 2020 in contrada Arcera, in territorio di Enna. Il corpo era all’interno di un fuoristrada, dato alle fiamme, di proprietà del padre della vittima, ma solitamente utilizzato da Andrea Paternò, che era scomparso da due giorni. A dare l’allarme un uomo che si stava recando in una sua proprietà, allertato dal rogo. Secondo quanto emerso, alla base del delitto potrebbe esserci la richiesta di restituzione di un prestito da circa 20 mila euro, avanzata da Paternò. Sembra che l’uomo sia stato attirato in trappola, ucciso a colpi di arma da fuoco e coltello.

Il suv con il corpo sarebbe stato poi spostato e dato alle fiamme. A due degli arrestati è contestato anche l’incendio doloso di alcuni campi di grano dati alle fiamme la scorsa estate. I particolari dell’operazione saranno resi noti nel corso della conferenza stampa che si terrà alle 10 a Enna.

Secondo la ricostruzione dei carabinieri, Andrea Paternò sarebbe stato ucciso la sera della sua scomparsa, l’11 luglio del 2020. La vittima sarebbe andato dagli allevatori a cui aveva prestato 20 mila euro chiedendo la restituzione del prestito. Nelle prove citate dall’accusa nei confronti dei 4 arrestati – allevatori di età compresa tra i 24 e i 63 anni – le immagini di un distributore di carburante dove si sarebbero recati per acquistare il liquido infiammabile per dare fuoco alla macchina con il corpo senza vita della vittima. Era stato poi un allevatore della zona ad avvisare del ritrovamento dell’auto bruciata due giorni dopo la scomparsa di Paternò, il 13 luglio 2020.

A due degli arrestati è contestata anche l’accusa di essere autori di alcuni incendi avvenuti lo scorso luglio nelle campagne tra Enna e di Pietraperzia: avrebbero appiccato il fuoco a campi coltivati a grano per utilizzare le aree per il pascolo dei loro capi di bestiame. I 4 arrestati, secondo quanto emerso dalle indagini dei carabinieri, avevano contatti con esponenti delle famiglia mafiose di Pietraperzia e Barrafranca e con mafiosi della provincia di Enna. A loro la Dda della Procura ha contestato l’aggravante del metodo mafioso che il Gip di Caltanissetta non ha comunque confermato nell’ordinanza di custodia cautelare. Nell’ambito dell’inchiesta è emerso che “gli arrestati avevano atteggiamenti pesantemente intimidatori. Inoltre la Procura di Caltanissetta sta vagliando la posizione di cinque operatori del Corpo forestale intervenuti per spegnere l’incendio del fuoristrada senza denunciare la presenza del mezzo e del cadavere.

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