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caronte manchette
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La testimonianza della figlia del giudice assassinato dalla mafia

Esclusiva ilSicilia.it, Fiammetta Borsellino: “Mio padre subì tradimenti a tutti i livelli” | Video intervista

10 luglio 2018

Guarda in alto la video intervista integrale

Non ci sta Fiammetta Borsellino a far calare un velo di silenzio su quanto i giudici della Corte d’assise di Caltanissetta hanno scritto nelle motivazioni del processo “Borsellino quater” , che ha scoperchiato l’esistenza di uno dei più gravi depistaggi della storia giudiziaria italiana, messo in atto anche mediante la gestione di alcuni finti collaboratori di giustizia, fra cui Vincenzo Scarantino.

A 26 anni dalla strage di via D’Amelio in cui vennero assassinati il giudice Paolo Borsellino e gli agenti della sua scorta, la verità su tutto quanto si mosse attorno a quell’eccidio è ancora lontana.

“Tradimenti a tutti i livelli”

Ai nostri microfoni, Fiammetta Borsellino afferma di essersi fatta l’idea che vi siano stati “tradimenti a tutti i livelli”: “Non ho un’idea su chi tradì mio padre […] ma mio padre disse che sarebbe morto quando altri lo avrebbero permesso, altri uomini sicuramente delle istituzioni. Una cosa che posso rilevare è che qui i tradimenti veramente sono stati a tutti i livelli”.

Sul perché di depistaggi e tradimenti, spiega che a suo parere “vi fu un intreccio molto forte fra mafia e istituzioni, un intreccio che passa anche per quelli che erano i forti poteri economici di allora: uno dei pallini di mio padre era il dossier mafia e appalti, che fu prontamente chiuso pochi mesi dopo l’eccidio di via D’Amelio. Per far luce davvero su tutto, ci vorrebbe un grande contributo di onestà da quegli uomini delle istituzioni che sanno“.

La figlia del giudice assassinato dalla mafia il 19 luglio del ’92 ci tiene a leggere un passaggio delle motivazioni del verdetto in cui non si parla di semplici “distrazioni” nella gestione dei collaboratori di giustizia e nella conduzione delle indagini, ma di qualcosa di ben diverso: della “mancanza di cautela e rigore” nel trovare riscontri alle dichiarazioni del finto pentito Scarantino, a seguito delle quali in un primo momento furono condannati all’ergastolo sette innocenti, prima che questa impalcatura fosse successivamente sconfessata.

Finti pentiti “costruiti a tavolino”

“Con queste motivazioni – osserva – sono state rilevate e riportate in maniera puntuale alcune delle pagine più buie del nostro Paese: un falso processo che ha allontanato dalla verità per tutti questi anni, ne sono passati ben 26, e che è stato imbastito su finti pentiti, costruiti a tavolino fra lusinghe e torture“.

Fiammetta Borsellino torna a Parlare anche del ruolo del procuratore capo Tinebra, di Carmelo Petralia e del pm Nino Di Matteo, quest’ultimo a suo tempo incaricato, fra l’altro, di controllare e rileggere le dichiarazioni di Scarantino: “Nonostante tutto, si è arrivati lo stesso a quel processo che si basava su un depistaggio. Vorrei anche capire perché non venne depositato il verbale del confronto tra Scarantino e il pentito Cancemi, in cui quest’ultimo lo sconfessava platealmente, implorando i giudici di non credere ad una sola sua parola. Confronto che, invece, venne depositato solamente diversi anni dopo”.  

La telefonata del Capo dello Stato

Fiammetta rivela a ilSicilia.it di aver ricevuto, a seguito del suo appello, una telefonata dal Capo dello Stato Sergio Mattarella: “Da lui ho avuto parole di conforto ma anche di rassicurazione, rivolte non soltanto a noi familiari, ma a tutti gli Italiani circa la volontà di fare piena luce su tutto: temo comunque che dopo tutti questi anni la possibilità di arrivare a una verità concreta sia compromessa per sempre, ma questo non vuol dire abbandonare il dovere morale di chiederla”.

Scena del crimine inquinata

In merito alle fasi concitate che seguirono la strage, osserva che via D’Amelio fu trattata come una piazza qualsiasi, in cui non fu preservata la cosiddetta “scena del crimine” e che perciò andarono perdute prove importantissime: “Quel giorno il luogo dell’eccidio non è stato preservato e sono state sconfessate le minime regole di tutela dei reperti della strage, tanto che la stessa borsa di mio padre è passata in modo sconsiderato da una mano all’altra”.

Una foto in bianco e nero che parla di futuro

A microfoni spenti, prima di salutarci, Fiammetta ci dice che lei comunque non si fermerà e continuerà con tenacia a chiedere la verità. E mentre lasciamo casa sua, lo sguardo non può non posarsi su una foto in bianco e nero incorniciata e posta sul pianoforte, che ritrae insieme Paolo Borsellino e Giovanni Falcone: sguardi e sorrisi di quella Sicilia vera che ieri come oggi chiede che lo Stato non abdichi mai al dovere, morale ancor prima che giuridico, di sconfiggere il cancro mafioso ed estirparlo per sempre dalla nostra terra.

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