15 Giugno 2019 - Ultimo aggiornamento alle 18.22

Verso il voto di primavera

Europee dal 40% di 5 anni fa alla lotta per sopravvivere, il passo del gambero del Pd

28 Settembre 2018

Cinque anni fa, più o meno di questi tempi, nel Pd, tra i boatos sulle candidature per le Europee, usciva quello di Antonello Cracolici, che aveva fatto sapere di volere procedere all’ultima legislatura, quella in corso con Crocetta presidente della Regione, confidando in un seggio a Strasburgo. Più o meno a ruota, i tempi furono e rimasero quelli delle indiscrezioni, mai confermate o smentite, Beppe Lumia dava segnali nella stessa direzione.

Il Pd che arrivò nel 2014 al 40%, unico risultato non negativo della gestione Renzi, non traghettò nessuno dei due rivali “storici” in quell’occasione. Oggi Cracolici, che poi fu assessore, è nuovamente all’Ars e Lumia attende nuove occasioni, dopo un ventennio pieno trascorso al Senato. La storia delle indiscrezioni in materia dunque è ricca di boutade e di mancate conferme, di mezze verità e di “fuochi fatui” che si accendono per spegnersi  quando non hanno la forza per essere alimentati.

Eppure il Pd, per cui qualcuno tende a chiedere a gran voce una super lista federata, fatta del massimo impegno di rappresentanza del centrosinistra per impattare contro il primato grillo-leghista che si annuncia con i botti, continuando di questo passo dovrà andare a “stanare” i propri candidati, rischiando di trovare poche disponibilità per la corsa di maggio.

Questo è dovuto non soltanto alla difficile contingenza del momento, dopo due K.O. consecutivi, regionali e politiche, ma anche al fatto che il termometro nell’Isola, come nel resto del Paese, tiene alte le temperature dei problemi e dello scontro, ma dimostra di volere dare ancora carta bianca a chi governa.

E se, per esempio, Forza Italia, non ricandiderà Pogliese e Micciché, oggi ampiamente ricollocati sullo scacchiere, non c’è molta fila tra i dem per tentare l’impresa.

Tra gli uscenti Michela Giuffrida è l’esponente che ha fatto di più per argomentare un’esperienza parlamentare fitta comunque di esiti a medio e lungo termine. Lo stesso Lumia oggi difficilmente tenterebbe una battaglia di campo come questa, in cui occorrono radicamenti territoriali su quasi tutte le province, ma al tempo stesso un passo fresco e una riconoscibilità d’insieme più da elezioni politiche che da regionali.

Inoltre la vigilia delle candidature, per cui passeranno comunque almeno ancora un paio di mesi per entrare nel vivo, incrocia la partita congressuale anche nell’Isola.

Senza una linea precisa, una identità riaffermata e un percorso quantomeno delineato, il terzo appuntamento elettorale degli ultimi due anni rischia di presentarsi, eufemisticamente, in salita.

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