Eyes Wide Shut, la metafora degli occhi chiusi-aperti in coppia di Kubrick :ilSicilia.it

DAL BLOG "LIBERI NOBILI"

Eyes Wide Shut, la metafora degli occhi chiusi-aperti in coppia di Kubrick

di
6 Marzo 2020

Ben ritrovati, Liberi Nobili, miei cari lettori. Oggi, proverò ad affrontare, con una certa delicatezza ed epochè, anche perché fra marito e moglie è meglio non mettere dito, il tema dell’amore possibile nella società odierna.

Dalla nascita di questo mondo l’uomo e la donna sono stati creati per completarsi, unirsi, procreare, evolvere insieme e, quindi, per fini evolutivi importanti che non riguardano solo la coppia o il singolo ma l’intero universo. L’amore ha, però, cambiato forma col tempo. Si è passati dall’eros promiscuo all’amore empatico. Prima non esistevano regolamenti ma più che altro doveri, soprattutto, per la donna, che era considerata come un complemento importante dell’uomo, basta pensare al significato della parola “matrimonio” che significa “mater e munus” ovvero “il compito della madre”. Tuttavia, non aveva diritti ed era schiavizzata, a meno che non appartenesse a ceti sociali alti ed aveva anche delle onorificenze e dei lussi. Le decisioni per lei venivano sempre prese dal padre o dal marito, spesso, molto più grande di lei, quindi, immaginate la tristezza nel non potere conoscere mai l’amore senza interesse. Nel 31 a. C. circa, le donne cominciarono a godere di qualche forma di libertà come truccarsi, agghindarsi ed esaltare le proprie virtù fisiche. L’amore, a quel tempo, non era ancora stato conosciuto e valorizzato se non come un gioco. Un proverbio in uso in quel periodo diceva: “è giocando che, spesso, nasce l’amore”. L’amore ha accompagnato il cammino evolutivo dell’essere umano dal primo battito. Anche se c’erano queste regole bieche dei matrimoni combinati, infatti, settantanni prima Ovidio ne “L’arte di amare” parlò di come sia importante, per essere attraenti, curare regolarmente e migliorare il proprio aspetto fisico, cosa che dico sempre pure io e che vi farà sorridere, e scriveva del fatto che le donne devono essere pregate a lungo, di come sia importante far loro regali ed essere gentili e premurosi (Bruno Silvestrini).

Gli errori di quell’epoca ce li trasciniamo ancora oggi e li continuiamo a tramandare transgenerazionalmente: i tradimenti, le perversioni, l’amore per interesse e i mal costumi, soprattutto, degli uomini che si ostinano a non volere trovare una donna che li soddisfi pienamente ma a cercarsi più partner occasionali, all’ “insaputa” della compagna ufficiale. Ecco perché, in questo articolo, parlo di “Eyes Wide Shut” e del movimento involontario delle palpebre che ha la straordinaria capacità e funzione di regolare la vista. Ho preso spunto dall’omonimo film di Kubrick del 1999, con T. Cruise e N. Kidman, in cui il regista mette al centro della scena la coppia in un gioco di contrasti tra fantasie e realtà, tra desideri e razionalità, fra illusioni e preconcetti. Sotto l’effetto di marijuana, la moglie discute col marito dei cliché esternati da lui e gli confida che anni addietro ebbe per un uomo un’attrazione molto forte non consumata solo per principio. Questo desiderio svelato sconvolge il marito, lo destabilizza e lo spinge a vivere una particolare odissea notturna per le vie di New York.

Capita, purtroppo, spesso, che, pur di mettere su famiglia, mossi, quindi, da bisogni culturali e familiari, si commetta l’errore di scegliere un partner, senza valutare realmente gli elementi di affinità e la probabilità, ahimè realistica, che la relazione possa rivelarsi “tombale”, dopo un primo periodo di scintille. L’individuo medio, in questi casi, si crocifigge, cancerizza –sia se stesso che l’altro- e decide di serbare il salvabile, anche se frustrato, infelice, inappagato. I furbi ritengono giusto crearsi degli spazi ricreativi, con amanti discrete e addomesticate, pure loro grame ed emotivamente fragili. La mia riflessione oggi, quindi, si basa su di un principio fondamentale: l’amore è ciclico, può rinascere o finire e occorre avere la forza e il coraggio di accompagnare l’altro, come dico scherzosamente, al porto, non solo per se stessi ma per ragioni evolutive e divine. Pensiamo di avere rispetto per noi stessi, per Dio e il suo progetto divino, quando commettiamo delle simili violenze? Con la giustificazione che abbiamo paura di non poterci mantenere da soli o di non poter avere rapporti con i figli? Mi dispiace essere fredda ma per Dio noi siamo fatti per crearci anche più famiglie, se ciò ci fa crescere e serve a procreare progenie ancor più raffinata geneticamente.

Rivedendo con le lenti cliniche la metafora di Kubrick, è, in parte, vero che ci sono cose che dovremmo lasciare “oscure”, mantenendo la distanza dei porcospini per lasciare respirare la coppia e fare in modo che si sia tenuti insieme dalle calamite e non dalle catene. D’altronde, le magagne emergono col tempo, non è detto che siano completamente chiare ma, comunque, vengono portate alla luce, anche senza volontà consapevole da parte dell’altro. Non pensate, però, sia corretto stare insieme a tutti i costi. Ci sono dei piani divini per ciascuno di noi e chiudendo una relazione, ormai, satura si consentirà il migliore divilupparsi del volere di Dio. Salutate e ringraziate il partner e correte incontro al vostro destino, senza fare degenerare il rapporto e senza ulteriori violenze!

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