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Agrigento

Novanta giorni per smontare le opere d'arte

Farm Cultural Park, la strana ordinanza del comune di Favara che considera l’arte un abuso

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29 Luglio 2017

Stiamo provando a costruire un pezzo di mondo migliore, una piccola comunità impegnata ad inventare nuovi modi di pensare, abitare e vivere. Qui arte e cultura sono degli strumenti nobili per dare alla Città di Favara una nuova identità e una dimensione di futuro

Farm Cultural Park, un Centro Culturale Indipendente, sin dall’inizio, a partire dal 2010 con la ristrutturazione di un piccolo borgo ormai fatiscente nel cuore di Favara, ha avuto questo intento.

Negli anni, tra eventi, laboratori, partecipazioni ai più importanti appuntamenti culturali, tra cui la Biennale di Venezia, la realtà dei Sette Cortili nel cuore di Favara, fortemente voluta dai fondatori Florinda Saieva ed Andrea Bartoli, una giovane coppia di professionisti che ha deciso di restare in Sicilia, di non lamentarsi di quello che non accade, di diventare protagonisti di un piccolo ma significativo cambiamento, è diventata un punto di riferimento non solo per artisti e appassionati del settore.

E’ per questo che arriva come un fulmine a ciel sereno l’ordinanza del Comune di Favara di smontare, entro novanta giorni, le ultime due installazioni Butterly Home ed Equilatera, bollate come abusive.

La prima è costituita da una pedana in legno avente forma trapezoidale di tredici metri e mezzo per cinque con “sovrastante struttura in ferro e legno costituita da panche e tavoli con una superficie totale di cinquantatre metri quadrati”;  “Equilatera”, invece, è  una struttura a capanna in legno.
Sembrerebbe che i tecnici del Comune, dopo alcuni controlli effettuati nei giorni scorsi, abbiano riscontrato “occupazione abusiva di suolo pubblico”.
La coppia, ovviamente, è rimasta basita nel riceve il provvedimento e con dei lunghi post su facebook ha contestato, mostrando anche foto relative ai bollettini pagati per l’occupazione del suolo, tutte le anomalie riscontrate dal Comune.

Si legge sul post: “In data 28 giugno 2017 abbiamo presentato denuncia di occupazione generale di spazi ed aree pubbliche e dopo aver quantificato, con l’ufficio competente, la liquidazione della somma da corrispondere a titolo di occupazione abbiamo provveduto, in pari data, al pagamento di un bollettino di conto corrente postale di 1.437,18 euro per il primo semestre anticipato di occupazione. Successivamente, il Comando dei vigili urbani che avrebbe dovuto emettere lo stesso giorno un provvedimento definitivo, al fine di regolamentare nel migliore dei modi ogni dettaglio, propone di svolgere una conferenza di servizi non solo per deliberare e consentire l’occupazione degli spazi ma al tempo stesso chiarire e mettere per iscritto ogni prescrizione di buon senso che potesse consentire l’adeguata fruizione dei Sette Cortili da turisti e visitatori, oltre che ovviamente da residenti, proprietari immobiliari ed esercenti di attività commerciali“.

Anche il tecnico di fiducia della coppia, che ha curato le pratiche burocratiche relative alle precedenti attività realizzate nei Sette Cortili, è rimasto sgomento alla ricezione del procedimento, che prevede una sanzione amministrativa pecuniaria da duemila a ventimila euro.

Qualora l’ordinanza non venisse rimossa in autotutela, – hanno concluso sul social network  Bartoli e Sajeva – ricorreremo contro il Tar, gli organi competenti di grado superiore, la Corte di giustizia europea. Raccoglieremo le firme, scriveremo alle università, al presidente della Repubblica, al capo del Governo e persino al Papa”.

“In serata, ieri – spiega ancora Bartoli – ho incontrato il Sindaco e alcuni assessori, molto dispiaciuti di tutto quanto accaduto. Il Sindaco ha scoperto dell’ordinanza ieri mattina dopo la pubblicazione, a giochi fatti. Pare che l’Ing. Avenia (il funzionario dell’ufficio tecnico del Comune che avrebbe redatto l’ordinanza) abbia risposto: atto dovuto”. 

“Sono certo della buona fede del Sindaco e degli Assessori e della loro volontà di cambiare le cose. Oggi occorre ulteriormente dimostrarlo con i fatti e con urgenza, senza farsi rimbalzare e ingabbiare dalla burocrazia, ma viceversa facendo in modo che funzioni in modo efficiente nell’interesse della città e della collettività. Siamo molto oltre il novantesimo minuto”.

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