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Da Bagheria alla Lombardia

“Fermo Storie”: viaggio metropolitano tra racconti milanesi [L’intervista]

6 Maggio 2017

Guardarsi attorno, ascoltare, conversare: è un modo per conoscere storie, passate e quotidiane, della gente che ci sta attorno. Questo può avvenire ovunque, anche nella caoticità di una città, come Milano, dove il relazionarsi avviene spesso nei più frequentati e affollati mezzi pubblici.

Il tempo non è molto, ma basta per “fermare” i racconti più belli, di chi, accennando un sorriso, non esita a far sentire la sua voce di fronte un interlocutore attento e socievole.  Così è nato “Fermo Storie”, il primo libro della bagherese Francesca La Mantia, edito Herbita: un’antologia scolastica per le scuole superiori di primo e secondo grado, con temi variegati, quali storia, mafia, terrorismo, emigrazione, amori, speranza e cambiamento.  Racconti che, fermata dopo fermata, emergono dall’intersecarsi delle strade milanesi attraverso un filo conduttore comune: il viaggio metropolitano.

Francesca La Mantia, docente di latino, sceneggiatrice, regista cinematografica e teatrale, dopo  il lungometraggio “La memoria che resta” – docufilm storico sulla Resistenza con testimonianze dei partigiani milanesi – pubblica il libro “Fermo Storie”. Si accosta all’esperienza della scrittura, inserendo elementi stilistici e tecnici tipici di un film d’azione, cercando di coinvolgere gli studenti, a cui il volume è rivolto, attraverso sequenze, veloci ed affascinanti, nell’evoluzione delle storie.

“Fermo Storie”, un titolo scelto che già racchiude l’origine e l’idea stessa del libro

“Sì, certamente il titolo è indicativo. Quando sono arrivata a Milano quattro anni fa, per muovermi ho cominciato ad utilizzare i mezzi pubblici e durante i tragitti mi sono ritrovata ad ascoltare le storie delle persone che mi passavano accanto. Era per me naturale incuriosirmi, conversare e chiacchierare con loro. Immersa in quel via vai di gente ho cominciato a scrivere e, ad ogni fermata, in pratica “fermavo” ogni racconto. Le fermate, dunque, hanno una doppia valenza: da una parte indicano i punti concreti di scambio ed incontri, dall’altra sono il luogo in cui si sviluppano i racconti”. 

Quali sono le tematiche che affronti?

“I temi sono variegati: vanno ad esempio dall’immigrazione alla mafia o dal capitalismo all’amore. Tutte queste tematiche, che si intersecano tra le strade della città sono poi unite da un unico filo conduttore: il viaggio metropolitano, sia comunque quello mio personale da Bagheria a Milano, sia quello che fanno tutti quotidianamente”. 

Avevi già progettato di pubblicare un libro? 

“No, non ho mai pensato di scrivere un libro, io mi occupo infatti di sceneggiature di documentari sociali e storici. Tuttavia, il mettere per iscritto ciò che sentivo e percepivo mi ha da subito affascinato: queste storie, dopo averle raccolte, sono state precedentemente anche pubblicate nel periodico La Vampa, tracce di Sicilia. Da un punto di vista stilistico, ho cercato di attenermi a criteri di chiarezza e linearità, in modo da rendere più scorrevole la lettura degli studenti. Mi piace definirlo un libro semplice ed intenso. Per quanto riguarda, invece, la pratica della scrittura mi ha davvero sorpreso il riuscire  a materializzare nella carta ciò che volevo raccontare: penso che il libro stampato abbia veramente un valore in più rispetto a quello in formato digitale. Tu, infatti, affidi alla carta tutti quei sentimenti, che vuoi rievocare ogniqualvolta, aprendo un libro, lo rileggi sfogliando le pagine e facendo scorrere su queste le dita”. 

Sulla base dei destinatari a cui il libro è rivolto, gli studenti infatti, possiamo definire il volume un’antologia scolastica ?

“Di fatto è un’antologia scolastica, destinata  alle scuole superiori di primo e secondo grado. Non è un caso, infatti, che  sia stato scritto un racconto al mese partendo da settembre fino a giugno, seguendo appunto il percorso scolastico. Inoltre, ho  voluto affiancare alla scrittura anche delle illustrazioni, fatte da Federica Laino, che conducono alle situazioni descritte fermata dopo fermata”.

C’è anche il tema della memoria, che invece è al centro del tuo docufilm “La memoria che resta” del 2015?

“Sì, ma è una memoria diversa. Nel caso del docufilm c’è chiaramente una prospettiva storica, in questo caso invece è nello specifico la memoria di una città come Milano, che da un parte riesce – nonostante la sua contemporaneità – ad essere piena di storia, dall’altra si qualifica per la quotidianità della vita, tipica poi di tutte le città. Il tema è sicuramente presente, ma in questo caso ho voluto mettere in luce principalmente il concetto di umanità”. 

Da quando sei Milano cosa ti manca di più della Sicilia?

“La luce, i colori e anche la tavola calda”.

A chi dedichi questo tuo libro?

“Alla mia famiglia, il mio vero viaggio: è con loro che sono cresciuta, con loro ho vissuto e sono anche cambiata. Se sono così, è perché lo sono all’interno della mia famiglia”. 

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Cultura
di Renzo Botindari

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Oggi questa città ha più teatri “aperti”, ma nessuno di questi è dotato di una agibilità definitiva per il pubblico spettacolo, nell’attesa di lavori che comportano serie risorse dedicate e destinate alla loro messa in sicurezza. La musica, gli spettacoli meritano e necessitano di spazi propri sia per apprezzarne in pieno la qualità, sia per garantire quella trascurata dalle nostre parti “qualità di vita”, diritto di tutti.